Manfredonia pensa alla tassa di soggiorno. Il “no” di Federalberghi

L’introduzione della tassa verrà discussa questo pomeriggio in Consiglio comunale. L’associazione di categoria della Confcommercio si oppone all’eventuale decisione

Il Castello di Manfredonia

Nel giorno in cui il Consiglio comunale di Manfredonia è chiamato ad esprimersi sull’approvazione regolamento per l’istituzione e l’applicazione della tassa di soggiorno - quarto punto all’ordine del giorno dell’assise che si terrà a Palazzo San Domenico a partire dalle 17 - irrompe Gino Notarangelo, presidente della Federalberghi provinciale: “Sostenere il turismo vuol dire compiere atti concreti per favorirne lo sviluppo economico; limitarsi a dichiarazioni di principio nei convegni o moltiplicare gli organismi di confronto tra pubblico e privato, senza dar loro alcun reale potere decisionale, è una politica di corto respiro che non porta alcun risultato. Se poi a questo si aggiunge un incremento di tassazione, con l’introduzione dell’imposta di soggiorno, è chiaro che non si crede nel settore come possibile veicolo di rinascita economica. Una decisione che se assunta da un Comune che ha fatto dell’innovazione nel turismo la sua bandiera, lascia ancora più perplessi.”

Per Federalberghi – da sempre contraria a questo balzello – la decisione che il Comune sipontino potrebbe assumere è l’esatto contrario di quanto si dovrebbe fare per favorire politiche di sostegno alla destagionalizzazione. L’organizzazione di categoria degli albergatori evidenzia che l’amministrazione di Manfredonia, assumendo tale decisione, sarebbe di fatto l’unico comune della provincia di Foggia ad introdurre la tassa sull’intero periodo dell’anno. L’imposta, infatti, è presente in alcuni comuni costieri del Gargano (Rodi Garganico, Peschici, Vieste, Vico del Gargano e Mattinata) ma incide, peraltro con tariffe diversificate in relazione alla tipologia di struttura ricettiva, solo sui mesi della stagione turistica tradizionale.

Fanno notare dall’organizzazione di categoria della Confcommercio: “Con l’eventuale imposizione  di tale tassa il centro sipontino verrebbe equiparato alle grandi città d’arte italiane: Roma, Venezia, Firenze. Peccato, però, che i numeri siano differenti, con Manfredonia che faticosamente raggiunge le 150mila presenze annue.  Presenze che, con l’impegno degli operatori e gli innegabili vantaggi della infrastrutturazione stradale, si sono registrate su un arco temporale meno stagionalizzato che in altre zone del promontorio. Una dimostrazione della possibilità, ancora tutta da costruire, di ipotizzare per il promontorio un’offerta turistica differente (gruppi organizzati e business) meno condizionata dalla stagionalità legata al turismo balneare. Una offerta turistica che produce  benefici economici per tutti: dai ristoratori, ai commercianti ai fornitori di servizi e - ovviamente – non limitati alla sola città coinvolta”.

Per questo Federalberghi stigmatizza anche la scarsa sensibilità politica dell’Amministrazione che vuole assumere tale decisione senza alcun serio confronto di merito con l’organizzazione di categoria degli albergatori. “In materia di turismo oggi i comuni non possono più pensare di procedere in ordine sparso; cosa che hanno compreso le amministrazioni costiere del promontorio che, se non altro, hanno cercato di omologare la loro tassazione. Se si vuole davvero fare del Gargano una destinazione turistica, è fondamentale stabilire una strategia comune che veda coinvolte, accanto alla Regione, le amministrazioni comunali, gli enti intermedi e le organizzazioni di categoria degli operatori del settore.  Non farlo significa non aver capito nulla delle strategie di marketing territoriale fin qui sostenute; per di più con il rischio di generare una inutile e pericolosa guerra tra poveri tutta interna al territorio provinciale” insiste il presidente Notarangelo.

Conclude polemicamente la Federalberghi provinciale: “L’associazione di categoria evidenzia, inoltre, che l’entrata in vigore dell’imposta nel 2016, con le tariffe già pubblicate, potrebbe generare polemiche e contenziosi di difficile soluzione con clienti che si vedrebbero costretti a pagare una somma maggiore di quanto già pattuito. Forse però tutto questo non interessa. Perché i benefici economici del turismo sono diffusi su ampie porzioni di territorio, l’imposta di soggiorno serve, invece, solo a far quadrare i conti di qualcuno”.

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