Nel 2015 26mila stranieri regolari in provincia di Foggia: "La tassa sui permessi di soggiorno è un'ingiustizia"

La Cgil Foggia auspica una eliminazione definitiva, dopo la sospensione decisa dal Tar del Lazio lo scorso maggio. Calamita: "Paradossale che il Governo abbia presentato ricorso al Consiglio di Stato"

“Una forma di speculazione che graverebbe sugli stranieri regolari”. La Cgil punta il dito contro il governo, e la decisione di non revocare la tassa sui permessi di soggiorno.

I migranti censiti e residenti in Puglia al 1 gennaio 2015 ammontano a 117.732, con un incremento del 6,7% rispetto all'anno precedente e con un'incidenza del 2,9% sulla popolazione complessiva residente in Regione. Incidono, inoltre, per il 2,2% sulla totalità degli stranieri residenti in Italia. 

Il primo gennaio del 2003 gli stranieri sul suolo pugliese erano 35.092, meno di un terzo rispetto a oggi. Sono concentrati, prevalentemente nelle province di Bari (33,9%), con 39.873 presenze con una incidenza del 3,1% sulla popolazione provinciale, e Foggia (22,1%), 25.965 stranieri e incidenza del 4,1% sui residenti della provincia; seguono  Lecce (17,7%), 20.809 stranieri e incidenza del 17,7%, Taranto (9,8%) con 11.452 stranieri e incidenza del 9,7, Barletta-Andria-Trani (8,6%) con 10.193 unità e incidenza del 2,6 e infine, Brindisi (8,2%) con 9.440 stranieri e incidenza del 2,6 sulla popolazione provinciale.

I migranti regolarmente registrati avevano l’obbligo di versare una cifra tra gli 80 e i 200 euro per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno. Dopo il ricorso presentato da Inca e Cgil, che faceva seguito alla sentenza della Corte di Giustizia Europea che definiva il contributo richiesto “sproporzionato rispetto alla finalità perseguita dalla direttiva ed è atto a creare un ostacolo all’esercizio dei diritti conferiti da quest’ultima”, il Tar del Lazio, con sentenza del 24 maggio ha disposto la cancellazione della tassa. “È paradossale che la Presidenza del Consiglio, il Ministero dell’Interno, il Ministero dell’Economia e delle Finanze abbiano presentato ricorso al Consiglio di Stato avverso la sentenza del TAR del Lazio”, dichiara Daniele Calamita, segretario provinciale della Cgil.

Secondo Calamita, il Governo avrebbe dovuto intervenire e modificare le norme che hanno istituito la tassa, stabilendo i criteri di adeguamento in base alle capacità economiche dei richiedenti, oppure eliminare definitivamente “l’ingiustizia che grava sugli immigrati regolari e sulle loro famiglie”. Ma per il Governo il contributo è legittimo “non solo nella misura e nella forma, ma anche nella destinazione delle risorse così raccolte”.

Si resta dunque in una situazione di stallo, senza che siano state peraltro date indicazioni rispetto ai tributi riscossi dal Gennaio 2012, che, in base alla sentenza del Tar, dovrebbero essere rimborsati. “Il Governo ha preferito scegliere la strada del contenzioso ostinato portando le stesse argomentazioni già sostenute in passato, anche davanti al TAR del Lazio che il 24 maggio scorso, con una sentenza limpida e inequivocabile, ha “disapplicato” gli articoli di legge istitutivi della norma imponendo alle Amministrazioni di adeguarsi. Questo necessario adeguamento nel rispetto della decisione dei giudici ha messo in evidenza in questi mesi, l’assenza di direttive utili alle Amministrazioni periferiche per provvedere rapidamente a quanto disposto dal TAR. Solo dopo pressioni, il Ministero dell’Interno ha messo in essere le procedure amministrative e informatiche per il rilascio dei permessi di soggiorno senza il versamento dell’ulteriore contributo”.

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Intanto gli stranieri oggi non sono tenuti a pagare l’ulteriore contributo per richiedere e rinnovare il proprio titolo di soggiorno. Nel formulare ricorso al Consiglio di Stato, il Governo ha addotto ragioni di eccezionale gravità per gli oneri che si genererebbero a carico dello Stato. Tra queste ci sarebbe la riduzione delle risorse economiche utilizzate per garantire l’ordine pubblico, nella lotta alla criminalità e al terrorismo: “Una novità per tutti, visto che queste risorse sono attinte alla fiscalità generale. La vera urgenza è la restituzione delle somme versate in questi anni dagli stranieri che risponderebbe alla riparazione di un torto subito dagli immigrati tartassati ingiustamente in questi anni”, precisa Calamita, che promette battaglia nei confronti del ricorso presentato dal Governo: “I legali di Cgil e Inca faranno valere le nostre argomentazioni”.

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