Domenica, 24 Ottobre 2021
Economia

Treni Roma-Foggia: c'era una volta l'andata e ritorno in giornata

Universitari e lavoratori pendolari i più danneggiati dalla scelta di sopprimere le corse. "In molti rischiano di perdere l'ultimo treno utile e dover pernottare sul posto, sostenendo una spesa ulteriore"

Volendo prenotare on-line, sul sito di Trenitalia, il biglietto ferroviario Foggia-Roma in partenza dal capoluogo dauno alle 11.23 saremmo presto delusi e costretti a cambiare i nostri programmi. “Siamo spiacenti, ma la soluzione scelta non è acquistabile”. Questa la risposta automatica che veniva generata fino a ieri mattina dal portale, con tanto di alert sonoro. Questo perché il Frecciargento 9352 in questione è stato soppresso - a partire dal 4 ottobre - in coppia con il “consimile” 9359 in partenza da Roma alle 18.45 ed in arrivo alla stazione di piazza Vittorio Veneto alle 21.28.

Da poco più di un mese, quindi, i treni veloci che collegano la Puglia alla Capitale sono passati da 8 a 6, ovvero tre in andata e tre in ritorno. Una scelta, come spiega Trenitalia per il tramite del suo ufficio stampa, derivante da motivazioni esclusivamente economiche. “Si tratta di due linee che, nel tempo, hanno registrato l’indice di frequentazione più basso d’Italia e pertanto sono state cancellate. Il rapporto economico costi/ricavi in riferimento alle due percorrenze soppresse, infatti, risultava negativo. Stiamo parlando – puntualizzano - di due linee che rientrano tra i cosiddetti servizi “a mercato” per i quali Trenitalia non percepisce contributi né dallo Stato, né dalla Regione. La sospensione delle percorrenze è, comunque, temporanea. I due treni verranno sottoposti a interventi di ‘upgrading tecnologico’, cioè aggiornamento e/o sostituzione dei materiale sul convoglio”. Una sorta di manutenzione straordinaria, insomma, in vista di destinazioni future.

Il mondo politico - già infervorato sulla questione trasporti in Capitanata per le annose vicende relative al “Gino Lisa” - è insorto: la senatrice Pd Colomba Mongiello ha deciso di interrogare il Ministro dei Trasporti, Altero Matteoli, lo stesso che secondo il consigliere regionale Dino Marinopuò intervenire sul contratto nazionale ricordando a Trenitalia la sua funzione di azienda pubblica nazionale”. Il presidente della Provincia, Antonio Pepe, ha inviato una lettera all’amministratore delegato di Trenitalia, Mauro Moretti, per sollecitare i vertici dell’azienda “ad un immediato ripristino” dei collegamenti ferroviari soppressi. SEL, da parte sua, teme per il territorio di Capitanata che “rischia di rimanere logisticamente isolato”, mentre Peppino Longo, consigliere regionale dell'Udc e componente della commissione trasporti tuona: “La misura è colma e non vogliamo essere più calpestati e bastonati da Trenitalia". Per il consigliere regionale Udc, Giannicola De Leonardis, siamo di fronte “all’ennesimo schiaffo al Sud, in evidente contraddizione con i milioni di euro da investire e cantierizzare per l’Alta Capacità nell’immediato futuro”. Lo stop delle due corse Eurostar Bari-Roma non va giù nemmeno a Guglielmo Minervini, assessore regionale ai Trasporti. "Mesi fa avevamo previsto il rischio che la secessione prendesse forma a partire dai binari. La politica di FS sta trasformando questo rischio in realtà", ha dichiarato Minervini chiedendosi se la bassa affluenza al servizio Frecciargento è attribuibile alla debole domanda oppure, più verosimilmente, alla pessima qualità del servizio.

Ad essere maggiormente penalizzati dalla decisione di Trenitalia sembrano essere gli studenti ed i lavoratori pendolari, ovvero chi ha bisogno di andare e tornare dalla Capitale in giornata. Laura A., 30enne foggiana, è laureanda all’Università “La Sapienza” di Roma. “Ammetto che sono in difficoltà, il disagio è reale e pesante da sopportare e non sempre è possibile prendere in considerazione altre alternative per raggiungere o tornare da Roma. Con questa soppressione molta gente rischia ogni volta di perdere l’ultimo treno utile e dover pernottare sul posto, sostenendo una spesa ulteriore”.

Dopo il treno (soppresso) delle 18.45, infatti, in partenza per Foggia, c’è solo un Intercity Notte alle 23.58 che di certo non è la soluzione più idonea per una studentessa, per chi - per lavoro o altro - deve rientrare necessariamente a Foggia in giornata o per chi deve incastrare gli orari con quelli di altre coincidenze. Sulla stessa linea è anche Pierluigi B., 35anni. Viaggia alla volta di Roma una volta alla settimana, per lavoro. “E' un danno soprattutto per chi ha necessità di tornare da Roma in serata. Eppure, viaggiando, ho conosciuto molta gente di Foggia che, quasi quotidianamente, usa quella tratta”, spiega. “Credo che la soppressione di due linee, in quegli orari, non sia utile né per chi la usa per lavoro, nè per vacanza. Con orari consoni, in tre ore, si può raggiungere la Capitale: ciò significa che si può farlo per semplice piacere, sapendo di poter tornare in giornata”.

“Dico solo che se si viaggia in compagnia conviene viaggiare in auto e dividere la benzina, così non hai problemi di orario. Al massimo di parcheggio”, spiega sbrigativamente Antonio, 50 anni al massimo, mentre trascina il suo trolley (piuttosto voluminoso) lontano dai binari. Perplessità espresse anche sul costo del biglietto (per il Frecciargento Foggia-Roma, 61 euro in prima e 45 euro in seconda classe) rispetto al servizio reso. “Se penso che negli ultimi due mesi ho preso il treno due volte e tutte e due le volte sono arrivata a Roma accumulando ritardo, fa rabbia. Per un treno l’essere “in orario” è il primo servizio da garantire”, spiega Laura. “A prezzo pieno sicuramente no – conclude invece Pierluigi - La possibilità di avere biglietti con tariffa “mini” o “cartafreccia”, però, riduce lo scarto tra prezzo e qualità”.

Intanto, per il prossimo 19 novembre, Cgil, Cisl e Uil hanno organizzato una manifestazione congiunta per fermare la deriva del sistema trasporti in Capitanata. Una manifestazione che intende esprimere la volontà di coesione contro una “crisi” – economica o politica - generalizzata che non riguarda solo la “questione Gino Lisa”, ma che – evidentemente – viaggia anche su ferro.

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