Tagli treni: da Foggia a Roma il "No" dei sindaci campani e pugliesi

Emiliano e Mongelli non ci stanno. Il sindaco di Bari accusa l'amministratore delegato di Fs di "aver mancato di rispetto". Dal 12 dicembre sono a rischio 30 corse tra Eurostar, Intercity ed Espressi

Foto riunione sindaci

La Puglia dichiara guerra ad Rfi e “chiama alle armi“ l‘intero Mezzogiorno che, oggi più che mai, rischia di esser tagliato fuori dal resto d’Italia. E questa volta non si tratta di una metafora. Perché riorganizzare i treni a lunga percorrenza sulla dorsale adriatica ed appenninica sopprimendo ben 30 corse tra Eurostar, Intercity ed Espressi, diurni e notturni, che dalla Puglia, dalla Sicilia, dalla Calabria, portano al centro nord, significa spezzare in due la penisola.

Che i tecnici ed i dirigenti di Ferrovie dello Stato non se ne siano accorti è difficile da credere. Che il “blitz“, poi, sia stato consumato unilateralmente, senza uno straccio di interlocuzione con i soggetti istituzionali interessati (come sistematicamente avviene per le questioni “meridionali), è ancor più difficile da mandar giù.

Il prossimo 12 dicembre (data in cui entra in vigore il nuovo orario invernale di Trenitalia) potrebbe significare l’inizio della paralisi per Puglia, Basilicata, Campania, Calabria. Anche perché a rischio è tutto il trasporto pubblico locale. I numeri parlano chiaro: la manovra d’agosto taglia il 75% delle risorse destinate al settore, una seconda mazzata che andrà a colpire soprattutto lavoratori e studenti pendolari. E monta la protesta.

Ci prova Foggia a farsi capofila di una grande mobilitazione interregionale, rispolverando così quel ruolo storico di crocevia strategico a livello nazionale per i collegamenti Nord-Sud ed Est-Ovest che nel 1943 le costarono i bombardamenti alleati. Ed è proprio quella tragica data che ricorda il sindaco di Bari Michele Emiliano nei ringraziamenti a Gianni Mongelli per il vertice istituzionale di oggi nel capoluogo dauno.

Il sindaco foggiano ha chiamato a raccolta gli amministratori pugliesi e campani. Ci vogliono iniziative congiunte. Subito. Rispondono all’appello, oltre ad Emiliano, il sindaco di Taranto Ippazio Stefano, Ostuni e Barletta inviano un assessore. Manca Lecce. Dalla Campania arriva con un suo rappresentante Ariano Irpino. Caserta, assente giustificato, invia un messaggio di adesione. Un’ora di vertice a porte chiuse e la decisione è presa: il 7 dicembre si parte per Roma per un incontro al Ministero dello Sviluppo Economico, dove - ci si augura - siederà anche Mauro Moretti.

E’ lui, l’amministratore delegato di Fs, il primo imputato. “Ci ha mancato di rispetto” tuona Emiliano, “non si capisce perché al Nord le decisioni sono frutto di complicate e lunghe trattative mentre al Sud gli amministratori non sono stati né coinvolti né tantomeno informati”. “E’ evidente - continua il sindaco levantino - che si tratta di un problema di classe dirigente. Ma la misura è colma”. “E‘ venuta meno la correttezza istituzionale“ gli fa eco Mongelli, “tuttavia siamo disponibili ad incontrarlo per ricucire la lacerazione che queste politiche scellerate hanno provocato” ma Moretti dovrà modificare quel piano e, nelle more, sospendere il nuovo orario invernale.

Forse non si è abbastanza compreso - incalza Stefano - che il trasporto pubblico è diritto servente a quelli costituzionalmente garantiti. Da Taranto con quei treni partono 40mila ammalati che hanno bisogno di curarsi altrove. Questi tagli vanno ad aggiungersi ai già drammatici viaggi della speranza. Come faranno da domani?”. La battaglia per i treni diviene così battaglia che abbraccia tutte le vertenze meridionali, assurge a simbolo della riscossa del Mezzogiorno, di una “questione meridionale” che sembra essere tornata drammaticamente alla ribalta e che “nessun partito, né il Pdl né il Pd - bacchetta Emiliano - sembra aver compreso”.

Ci penseranno i sindaci, che dissotterrano l’ascia di guerra ed invitano alla mobilitazione. Ci saranno anche Basilicata e Calabria. Pieno sostegno da Anci ed Upi. “Andremo a Roma, non ciascuno per proprio conto, ma come soggetto collettivo" concludono gli amministratori, “andiamo a dire che il Sud non accetta più atti unilaterali. Da nessuno. Da oggi dovranno coinvolgerci. O da qui non si passa più”.

 

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