Bassa redditività e costi di produzione aumentati per l'emergenza Covid: la stagione del grano duro è un'incognita

Preoccupazioni in provincia di Foggia, nel Barese e nella BAT, incognita redditività. L’analisi della CIA, l’incidenza negativa della siccità, la questione TPA e importazioni

Per il grano duro, si prospetta una stagione di grandi incognite: il prezzo accordato non è ancora remunerativo, inoltre a causa dei problemi causati dall’emergenza Covid-19 anche i costi di produzione sono destinati ad aumentare. Gli interrogativi che pendono come una spada di Damocle sulla stagione, dunque, sono molteplici: quanto inciderà la siccità sulle quantità prodotte, per non parlare delle ultime gelate? Preoccupano, inoltre, sia le incognite legate ai contratti di filiera, soprattutto alla luce dei mancati pagamenti relativi alle annate 2017-2018 e 2019, sia il Tpa, vale a dire il “traffico di perfezionamento attivo” che, di fatto, agevola l’importazione massiccia di grano estero a danno di quello italiano. “Sono diversi i problemi di cui abbiamo discusso in videoconferenza nell’ambito del Durum Days 2020, l’evento che ogni anno chiama a confronto tutti gli attori della filiera”, ha spiegato Michele Ferrandino, presidente provinciale di Cia Agricoltori Italiani della Capitanata. “In provincia di Foggia, a causa della ultime calamità, si prospetta un calo della produzione di grano duro nell’ordine del 20-30%”, ha dichiarato Ferrandino. Situazione molto simile anche nel Barese e nella Bat, che insieme rappresentano un terzo della produzione di tutta la Puglia: “L’emergenza Covid-19 renderà più difficili trasporti e logistica ed ha già aumentato gli obblighi di sicurezza relativi al lavoro”, ha spiegato Felice Ardito, presidente provinciale di Cia Levante, “questo significa che, nonostante i prezzi accordati agli agricoltori, l’effettiva redditività della produzione di grano duro è ancora un’incognita”. “Il Tpa vale a dire il ‘traffico di perfezionamento attivo’, consente di importare grandi quantità di grano duro dall’estero senza pagare alcun dazio o prelievo agricolo e senza subire l’effetto di eventuali misure di politica commerciale: è un meccanismo che favorisce manovre speculative per fare in modo che massicce importazioni possano abbassare il prezzo da corrispondere agli agricoltori italiani”, ha dichiarato Michele Ferrandino. Per Cia Capitanata e Cia Levante, dunque, è necessario approvare subito, a livello nazionale, delle misure che incentivino la produzione e il consumo di grano duro italiano, anche incidendo sulle scorte e, soprattutto, impedendo meccanismi che favoriscano l’importazione di carichi provenienti dall’estero. L’organizzazione ritiene si debba operare una stretta sul rispetto e i pagamenti dei contratti di filiera, sciogliendo positivamente le incertezze che riguardano anche gli impegni per il 2020-2021. Cia Capitanata e Cia Levante, inoltre, ritengono che il Governo nazionale debba scongiurare qualsiasi ipotesi di tagli alle risorse della Pac, la Politica Agricola Comunitaria. “Garantire la redditività è prioritario, anche attraverso incentivi alla ricerca sull’esempio di ciò che avviene in Francia, dove risorse specifiche sono state destinate a realizzare semi di qualità. Anche sull’istituzione della Cun, la Commissione Unica Nazionale sul grano, è necessario che il Governo di decida una volta per tutte e lo faccia presto e bene, designando Foggia come sede della stessa”, ha concluso Ferrandino.

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