Economia

Sosta tariffata, servizio all'Ataf o privatizzato? Quale futuro per 92 parcheggiatori?

Il Consiglio comunale ha posticipato l’annosa questione al 27 dicembre per assenza del numero legale. Pesante giudizio sfavorevole alla soluzione in house da parte del dirigente Angelo Masciello

Sarà un’altra settimana di passione per i 92 parcheggiatori ausiliari che a Foggia si occupano del servizio di sosta tariffata. Un Natale decisamente amaro, come ha sancito il rinvio oggi della seduta di consiglio comunale loro dedicata, posticipato al 27 dicembre per assenza, ad un certo punto, del numero legale. Non che la cosa sorprenda: il rinvio era nell’aria dalle prime ore del mattino.

Una maggioranza confusa, politicamente e sulle sorti del provvedimento che andava a discutere, ha preferito prender tempo, nonostante di tempo non ve ne sia più: entro il 31 dicembre il consiglio comunale deve decidere cosa farne del servizio di sosta tariffata.

Se confermarne l’affidamento in house ad Ataf, (la società di trasporto pubblico locale che lo ha preso in carico, in via sperimentale, tre anni or sono) come le forze politiche, sindaco in primis, vorrebbero, per ulteriori 9 anni (è la proposta di deliberazione); o piuttosto percorrere la strada della privatizzazione del servizio, come imporrebbe invece la legge ricordata, attraverso un pesante giudizio sfavorevole alla soluzione in house, il dirigente Angelo Masciello.

Il nodo non è di poco conto: alla sorte del servizio di sosta tariffata (le strisce blu per intenderci) è legato il futuro lavorativo dei 92 addetti (ex dipendenti di cooperative) che se ne occupano per conto di Ataf attraverso un contratto interinale di somministrazione lavoro.

Un contratto temporaneo, provvisorio, con scadenza ottobre 2014 (36 mesi), che non ammetterebbe proroghe (sarebbero nulli dal giorno dopo) salvo trasformarsi  automaticamente in contratti a tutti gli effetti alle dipendenze di Ataf con “sicura responsabilità erariale del Comune di Foggia”, scrive Masciello.

Una annotazione che basta da sola a far tremare i polsi ai consiglieri, che decidono di “approfondire” e “cercare margini per una soluzione diversa”. “La mutevolezza delle normative in materia di servizi pubblici ci consente di essere fiduciosi rispetto ad una soluzione che contemperi tutte le esigenze” rassicura il capogruppo Pd, Peppino D’Urso.

Perfettamente consapevole, peraltro, che alle sorti della gestione tariffata è legato probabilmente il destino stesso di Ataf, impegnata in un draconiano piano di ristrutturazione del debito al quale i proventi della sosta contribuiscono per 1 milione di euro circa (somma della quale dovrebbe poi farsi carico il Comune, proibitiva in questo momento per le casse comunali).

Un grattacapo dal quale è difficile uscire; soprattutto a pochi giorni dalla scadenza dei termini, ai quali in corso Garibaldi ci si è ridotti per l’ennesima volta. Una maggioranza sfilacciata e confusa ed una opposizione assente rinviano tutto.

Peraltro in mattinata Mongelli ha dovuto scontare l’abbandono dell’aula da parte dei due consiglieri SEL, protagonisti di un duro scontro col consigliere Pd Paolo D’Agnone che, al quarto rinvio in 3 mesi dell’ordine del giorno sul testamento biologico, ha sostenuto come la materia fosse di ordine “teologico e pastorale”. Troppo anche per due tolleranti come Sisbarra e De Santis, che hanno gettato la spugna ed abbandonato il consiglio.

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