Sabato, 19 Giugno 2021
Economia

Il raddoppio della Termoli-Lesina cancella la stazione di Chieuti: "Siamo ancora in tempo per salvarla"

Otto comuni provano a scongiurare la dismissione dello scalo e con l'aiuto del parlamentare Nunzio Angiola chiedono di essere ricevuti dal ministero delle Infrastrutture. Già due anni fa, invano, tentarono di opporsi alla soppressione prevista nel progetto

Il raddoppio della tratta Termoli-Lesina cancella la stazione di Chieuti. La Porta di Puglia e i comuni del circondario, in extremis, provano a salvarla affidandosi anche a un parlamentare. È la prima stazione della regione, dopo il confine con il Molise.  

Già nel progetto preliminare della nuova linea si parlava della dismissione della stazione di Chieuti-Serracapriola posizionata in prossimità del vecchio tracciato. Nel 2011, l'ipotesi si è concretizzata quando la soluzione concordata prevedeva una variante al tracciato.

Nel progetto definitivo si leggeva che l’attivazione della nuova linea a doppio binario avrebbe comportato, "a partire dal km 2+700 circa di progetto, la dismissione della linea storica, con la soppressione delle attuali stazioni di Campomarino e di Chieuti. Sulla nuova linea, il progetto prevede la realizzazione della nuova fermata di Campomarino, al km 7+550 circa, localizzata a sud del centro abitato".

Nella riunione del 16 aprile scorso, il Consiglio comunale di Chieuti ha impegnato sindaco e amministrazione "a manifestare, in modo fermo e in tutte le sedi opportune, mediante i poteri istituzionali, l’assoluta contrarietà alla chiusura della stazione ferroviaria di Chieuti", rafforzando l'azione del Comune di Chieuti e dei Comuni limitrofi. La deliberazione è stata trasmessa anche al ministero delle Infrastrutture, al presidente della Regione Puglia e a Italferr, società del Gruppo Ferrovie dello Stato, "per rivedere in fase di progetto esecutivo la variante della stazione di Chieuti".

A quella seduta, sollecitata dall'opposizione e successiva ad una nota di sensibilizzazione sul tema inviata dalla proloco, ha partecipato anche il sindaco di Serracapriola Giuseppe d’Onofrio.

Non sono mancati i veleni: nella sua dichiarazione di voto, il sindaco Diego Iacono, ha rimarcato come la precedente amministrazione, con delibera di giunta comunale n. 71 del 4 novembre 2013, avesse di fatto dato il consenso alla localizzazione degli interventi nel territorio di propria competenza. Tre anni dopo, Italferr aveva inviato al Comune gli atti della progettazione definitiva e aveva chiesto di ricevere eventuali osservazioni o comunicazioni, "mai inviate", e sollecitate a maggio del 2017, cinque mesi dopo.

"Dal dicembre 2012 al 24 maggio 2017 nulla è stato fatto per porre argine alla dismissione della stazione ferroviaria di Chieuti-Serracapriola - ha detto il sindaco - Volendo essere precisi, con la delibera di giunta comunale n. 71 del 4 novembre 2013 si è avallato, condiviso, sostenuto quel procedimento di declassamento della rete ferroviaria di Marina di Chieuti".

A far scaldare il sindaco, la memoria dell'opposizione, che aveva richiesto la convocazione urgente del Consiglio comunale, firmata dai consiglieri Nino Cataldo, Filomena Adele Fiadino e Lucia Dardes, quest'ultima sindaco di Chieuti dal 2007 al 2017.

In premessa, i tre consiglieri davano atto che, il 24 ottobre 2019, i Comuni di Chieuti e Serracapriola e la Regione Puglia, nella riunione indetta dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici per l'esame del progetto, avevano ribadito la necessità di potenziare anziché sopprimere la stazione. Il 3 novembre 2019 era stato trasmesso al ministero e all'assessorato regionale ai Trasporti il protocollo d'intesa sottoscritto il 7 ottobre 2019 insieme ai Comuni di Serracapriola, San Paolo di Civitate, Torremaggiore, San Severo, Apricena, Poggio Imperiale e Lesina, che si opponevano alla dismissione della stazione.

"Non si conoscono gli esiti di questa nota né risulta che i due sindaci, Diego Iacono e Giuseppe D'Onofrio, si siano in seguito attivati presso gli enti preposti per scongiurare la soppressione della stazione", scrivevano nella memoria Cataldo, Fiadino e Dardes.

I tre consiglieri invitavano la massima assise, tra le altre cose, a chiedere "la realizzazione di una nuova stazione ferroviaria (e non una semplice fermata)" e a esprimere l'intenzione di revocare la delibera di Giunta comunale n. 71 del 4 novembre 2013 "con cui approvava la realizzazione del nuovo tracciato ferroviario, nel caso in cui le proprie istanze formulate nella presente seduta non venissero accolte presso gli organi competenti".

Quella delibera era stata approvata proprio durante il mandato di Lucia Dardes e per l'attuale sindaco il punto rappresentava un'ammissione di colpa.

"Oggi questa amministrazione - ha detto Iacono - viene tacciata di inefficacia ed immobilismo da chi non si è accorto che stava compiendo un atto amministrativo contro il proprio territorio, tanto da chiederne a distanza di 8 anni la revoca".

Polemiche a parte, i Comuni limitrofi hanno preso atto della deliberazione e, a cominciare da Torremaggiore, si sono rimessi in moto.

Hanno trovato un alleato nel deputato di Azione Nunzio Angiola, docente di Economia Aziendale all'Università di Foggia: ha scritto al ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini e alla vice ministra Teresa Bellanova per chiedere la revoca, o quantomeno il rinvio, di ogni provvedimento che attenga alla soppressione della stazione di Chieuti e, contestualmente, un incontro urgente.

È pronto a presentarsi al ministero con i rappresentanti dei comuni di Chieuti, Serracapriola, San Paolo di Civitate, Torremaggiore, San Severo, Apricena, Poggio Imperiale e Lesina, coalizzati per salvare la stazione.

Il parlamentare, nella sua missiva, evidenzia come la decisione di sopprimere la stazione appaia "totalmente disarticolata rispetto agli indirizzi generali del Governo e alle prospettive di ripartenza, a seguito della crisi pandemica. Questa decisione giunge inoltre al momento sbagliato, proprio quando i territori marginali del Paese hanno bisogno di una forte iniezione di fiducia nel futuro".

Se il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza - è la sua constatazione - spinge nella direzione del contrasto allo spopolamento dei territori periferici del Paese e del rilancio dello sviluppo turistico-culturale, eliminando lo scalo della Porta della Puglia, in una zona balneare, al contrario si penalizza il turismo nel comprensorio garganico.

Più che cambiare il tracciato, l'obiettivo è impedire che Chieuti perda la vecchia linea e impiegarla per il traffico locale e regionale.

Non è troppo tardi per il deputato di Azione: "Si può assolutamente salvare. Per questo motivo ho chiesto un incontro al ministro oppure alla vice ministra, perché siamo ancora in tempo. Il raddoppio della Termoli-Lesina - conclude l'onorevole Nunzio Angiola - non è incompatibile con il mantenimento della stazione ferroviaria di Chieuti che è una stazione storica e antica".

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