Cresce l’export del settore lapideo di Capitanata, ma per la Fillea Cgil non basta

“Manca filiera della trasformazione, così la ricchezza finisce in altri territori”

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di FoggiaToday

Non possiamo accontentarci dell’export cinese, perché pur tamponando una crisi per il settore estrattivo non è connesso ad alcun processo di valorizzazione della pietra”.

E’ quanto afferma il segretario generale della Fillea Cgil di Capitanata, Giovanni Tarantella, commentando i dati diffusi dall’Osservatorio Marmomacc relativi alle esportazioni del marmo. Il comparto in Puglia cresce nei primi sei mesi del 2012 del 41,8% e tra le province con un trend molto positivo c’è quella di Foggia, “ma si tratta prevalentemente il prodotto grezzo, quindi fuori dal territorio va anche il valore aggiunto legato alla lavorazione e alla commercializzazione”.

Occorrerebbe, sostiene la Fillea, “attuare quelle politiche di sistema per le quali è nato il Distretto produttivo lapideo predisposto dalla Regione Puglia. Ma lo stesso – afferma Tarantella – viene ancora visto solo come strumento di rivendicazione e non di sintesi, puntando sulla filiera attraverso la ricerca, la formazione e la qualificazione professionale, oltre che su una adeguata programmazione della trasformazione e promozione del prodotto lavorato, anche grazie al marchio Pietra di Puglia”.

Nella zona di Apricena, cuore del distretto lapideo di Capitanata, sono circa 1.500 gli addetti. “A sostegno del comparto ci sarebbe anche un altro strumento, il consorzio per lo sviluppo industriale Consiat, nato su iniziativa pubblica e provata ma rimasto in questi anni un contenitore vuoto”. Per la Fillea di Capitanata “potrebbe ad esempio spingere gli enti locali – attraverso le possibilità del Piano nazionale per città predisposto dal Ministero delle infrastrutture, dedicato alla riqualificazione di aree urbane con particolare riferimento a quelle degradate – a puntare sulla pietra, materia prima idonea anche per i sempre più diffusi progetti di bioedilizia”.

Innovazione, sviluppo tecnologico, crescita dimensionale, qualificazione professionale “sembrano però argomenti ancora estranei al sistema imprenditoriale lapideo in Capitanata. Lavoriamo per ripensare tutte le fasi lavorative in chiave sostenibile – dall’estrazione alla lavorazione – a difesa di un settore strategico per l’Alto Tavoliere. Strategie e redistribuzione della produttività che vorremmo discutere al tavolo per il rinnovo del contratto integrativo, scaduto da circa un anno.

Speriamo che le imprese capiscano che per essere competitivi su un mercato globale servono politiche virtuose e innovative – conclude il segretario generale della Fillea, Tarantella - e non provare ad ammortizzare i costi della crisi speculando su salari e lavoro irregolare, ricerca, formazione, sicurezza”.

 

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