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Grana Avvocatura, dipendente e dirigente in pensione battono cassa al Comune di Foggia: chiedono 400mila euro a testa

Sono due i giudizi pendenti. Altrettanti avvocati dell'ente, non più in servizio, hanno attivato i contenziosi per reclamare il pagamento delle indennità relative alle cause vinte mai liquidate

L'ex dirigente del Servizio Avvocatura Domenico Dragonetti, a riposo dall'1 luglio 2019, chiede al Comune di Foggia 410mila euro, a titolo di "pagamento degli emolumenti afferenti l'attività svolta". L'avvocato ha presentato ricorso alla Sezione Lavoro del Tribunale Civile di Foggia, notificato a Palazzo di Città a novembre. L'udienza di discussione è fissata per il prossimo 25 gennaio.

Lo si apprende dalla determina dirigenziale a firma del segretario generale e attuale dirigente del Servizio Avvocatura Gianluigi Caso per il conferimento dell'incarico all'avvocato Cristiano Curatolo del Foro di Foggia in difesa del Comune che ha deciso di resistere in giudizio. Non può far altro che affidarsi a un legale esterno perché altrimenti si configurerebbe un conflitto di interessi, essendo gli avvocati interni parte del giudizio. A balzare subito agli occhi è la cifra del contenzioso, per la precisione la bellezza di 410.355,68 euro oltre Iva e Cassa Previdenza Avvocati.

Il precedente

Ironia della sorte, proprio da un'altra determina dirigenziale a firma dell'allora dirigente del Servizio Avvocatura Domenico Dragonetti datata 29 marzo 2017 si evince il precedente di una analoga causa, iscritta al ruolo nel 2016, intentata da Michele Barbato, dipendente in quiescenza del Comune di Foggia, che si è appellato al Tribunale di Foggia Sezione Lavoro per chiedere la liquidazione dei compensi afferenti l’attività svolta presso il Servizio Avvocatura quantificati in 368.316,13 euro oltre oneri accessori come per legge. La controversia giudiziaria, si osservava già allora nell'atto in questione, rivestiva "un altissimo grado di delicatezza". All'epoca, l'assessore Sergio Cangelli, su invito del sindaco Franco Landella, scelse proprio l'avvocato Cristiano Curatolo. Il giudizio è ancora pendente.

Motivando l'affidamento dell'incarico nel 2021, si evidenzia che c'è "un rapporto di stretta correlazione" tra i due giudizi.

Ricapitolando, due componenti del Servizio Avvocatura del Comune di Foggia vanno in pensione e intentano una causa di lavoro da centinaia di migliaia di euro, chiedendo la condanna al pagamento di una cifra molto simile.

La grana dell'Avvocatura Civica

Per capire cosa stia succedendo, occorre premettere che l'Avvocatura Civica del Comune di Foggia è stata istituita e regolamentata a settembre del 2005, con apposita delibera di giunta poi integrata e modificata quasi un anno dopo. Allora era sindaco Orazio Ciliberti. Con quello stesso atto, come da oggetto, si provvedeva al riconoscimento agli avvocati dell’Avvocatura Civica, a norma dell’articolo 27 del Contratto Collettivo Nazonale, del diritto a percepire i compensi professionali, a decorrere dall’1  gennaio 2006, dovuti a seguito di sentenza favorevole all’Ente.

In pratica, si riconosceva un ulteriore compenso da aggiungere alla retribuzione salariale. I componenti dell'ufficio legale non solo percepivano lo stipendio in quanto dipendenti comunali, ma anche un indennità per le cause vinte.

A settembre del 2008 l’amministrazione comunale ha provveduto a disciplinare l’organizzazione interna dell’Avvocatura ed ha approvato il relativo Regolamento, sempre con un atto di giunta modificato tre mesi dopo, mai pubblicato e reso disponibile per la consultazione online nell'apposita sezione ma rintracciabile in allegato ad una delibera di giunta del 2017, quando venne sostanzialmente sostituito per renderlo conforme alle intervenute modifiche legislative.

Lo 'sconto' del 40%

Fino al 2008, l'amministrazione comunale ha regolarmente corrisposto gli importi dovuti, poi, per il periodo compreso tra l'11 dicembre 2008 e il 19 maggio 2011, il dirigente dell'Avvocatura, nel 2013, ha determinato gli importi da liquidare sia agli avvocati che al personale amministrativo e ha trasmesso la determina al Servizio Finanziario ma quelle somme non sono state mai liquidate anche perché sussisteva un dubbio: se agli avvocati spettassero i compensi nel caso in cui il giudice avesse disposto la compensazione delle spese lasciando intatto il provvedimento favorevole all’amministrazione comunale.

Una legge del 2014, però, ha sgomberato il campo da ogni equivoco e "nel riformare la materia e gli onorari degli avvocati degli Enti pubblici ne ha fatto salvi gli effetti sia nell’ipotesi di cause vittoriose con obbligo del pagamento delle spese legali a carico della parte soccombente e sia nell’ipotesi di compensazione delle spese sempre all’esito di un giudizio conclusosi vittoriosamente per l’Ente". È quanto si legge in una delibera di giunta del 2017 che costituiva un atto di indirizzo per i compensi dovuti agli avvocati e al personale amministrativo del Servizio Avvocatura dell'Ente in esecuzione del regolamento vigente. Si precisava, in quella stessa delibera che i compensi calcolati sui minimi tabellari sarebbero stati ridotti nella misura del 40% con "la corresponsione degli stessi a titolo di acconto nell’esercizio finanziario 2015 nella misura pari alla metà del dovuto mentre il saldo sarà corrisposto nell’anno 2016, condividendo ed aderendo alle indicate esigue disponibilità finanziarie".

Se fosse stata liquidata all'epoca dal Servizio Finanziario, il Comune avrebbe sborsato, in parole povere, il 60% e avrebbe archiviato la faccenda che adesso si complica con ben due contenziosi all'attivo da 400mila euro l'uno.

La somma, mai erogata, all'epoca era quantificata in circa 360mila euro, da ripartire secondo precisi criteri e in proporzione tra i componenti dell'avvocatura. Nell'ufficio c'erano cinque avvocati, e il dirigente era proprio Dragonetti.  

Una volta andato in pensione, Barbato ha ritenuto che l'intera somma spettasse a lui e ha intentato la causa contro il Comune, piantando la prima grana. Fino ad allora tutti concordavano che la cifra dovesse essere distribuita tra i membri dell'Avvocatura Civica. Ora è Dragonetti a sostenere che l'intero ammontare degli emolumenti spetti a lui.

Di questo passo, in pratica, tutti i componenti del Servizio, ipoteticamente, potrebbero adire le vie legali e la cifra di 400mila euro potrebbe continuare a moltiplicarsi.

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