Si svuotano le scuole: con 'Quota 100' 1544 domande di pensionamento su 2629 in Puglia. Nel Foggiano 432 richieste

L'avvio del prossimo anno scolastico, secondo la Flc Cgil, potrebbe essere caratterizzato da un mix esplosivo di cattedre scoperte, posti vacanti e supplenti da nominare. E le procedure di reclutamento vanno a rilento

Sono 2.629 le domande presentate in tutta la Puglia dal personale scolastico per andare in pensione il 1° settembre 2021. Scorporando il dato, sono 2.129 i docenti in uscita, 452 le unità di personale Ata, 45 i docenti di religione e 3 unità di personale educativo. A mettere in fila i numeri, sulla base delle risultanze pubblicate dal ministero dell'Istruzione l'11 dicembre, è la Flc Cgil Puglia che lancia l'allarme: causa nuovi pensionamenti e concorsi bloccati "il prossimo anno scolastico si svolgerà sotto il segno della precarietà dilagante".

Il sindacato presenta in un prospetto sintetico anche i dati disaggregati per province. In Capitanata sono 328 i docenti, 93 le unità di personale Ata, dieci i docenti di religione più una unità del personale educativo, per un totale di 432 unità pronte ad andare via. Le istanze online per le domande di dimissioni dal servizio del personale della scuola potevano essere presentate fino al 7 dicembre.

Cresce in percentuale il dato delle domande con requisiti di quota 100: se lo scorso anno erano state poco meno del 50%, quest’anno superano abbondantemente la metà, evidenzia la Flc Cgil. Complessivamente le domande quota 100 sono 1.544 su 2.629 domande presentate pari al 59% del totale. Tra gli insegnanti la percentuale sale al 61.5%. I dati si riferiscono solo alle domande presentate e non a quelle che hanno ottenuto la certificazione del possesso dei requisiti - fa notare il sindacato - per cui sono numeri destinati ancora a crescere perché non comprendono i collocamenti a riposo con Opzione Donna e con Ape sociale, e di quanti matureranno il requisito anagrafico dei 65 o 67 anni di età entro il 31 agosto 2021. È ragionevole, quindi, pensare che questa cifra raggiungerà un totale stimabile in tremila unità.

"Alla luce dei dati e delle osservazioni fatte è prevedibile che, sul fronte degli insegnanti, questo turnover metterà nuovamente a dura prova la scuola per l’avvio del prossimo anno scolastico a causa dell’esplosivo mix di cattedre scoperte, posti vacanti e supplenti da nominare - afferma Claudio Menga della Flc Cgil Puglia - Questi posti, infatti, saranno vacanti e disponibili a partire già dal prossimo anno scolastico e si andranno ad aggiungere ai posti non assegnati con le immissioni in ruolo del corrente anno scolastico (tra graduatorie esaurite e posti accantonati per i nuovi concorsi, ben 1666 cattedre, pari al 45% di quelle messe a disposizione, non sono state assegnate). Il contesto emergenziale, infatti, ha rallentato notevolmente le procedure di reclutamento: dei quattro concorsi già banditi, che prevedono per la Puglia 901 posti e le cui procedure di iscrizione si sono concluse questa estate, solo quello straordinario per l’immissione in ruolo nella scuola secondaria è stato avviato per poi essere sospeso fino al 15 gennaio. In queste condizioni appare molto difficile che tutte le procedure siano concluse in tempo per riuscire a mettere in cattedra i docenti il prossimo 1° settembre. Come abbiamo ribadito in più occasioni, l’unico modo per assicurare la copertura di tutti i posti sin dall’inizio dell’anno scolastico e per combattere con forza la piaga del precariato è snellire le procedure concorsuali attraverso una procedura che non bypassa la selezione, ma la colloca al termine di un percorso formativo abilitante o di specializzazione nel sostegno strutturato con esami, attività di laboratorio, tirocinio e prova finale per la conferma nel ruolo. Il prossimo anno scolastico - conclude Menga - sarà differente da tutti gli altri, sarà l’anno zero dopo la pandemia, quello in cui ci sarà bisogno di un enorme sforzo per poter ricostruire un percorso formativo fortemente destabilizzato dalla didattica a distanza e sarebbe gravissimo avviarlo sotto il segno della precarietà e della discontinuità didattica".

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