200mila nonni in Capitanata: e se scioperassero? "Noi non siamo la banda bassotti"

Il 2 ottobre è la festa loro dedicata, ma ogni giorno bisogna accorgersi di quanto siano preziosi: "il valore prodotto dal loro contributo fa in modo che il “sistema Paese” riesca ancora a reggere"

Il manifesto

Cosa succederebbe se gli oltre 200mila nonni di Capitanata si mettessero in sciopero sospendendo le loro occupazioni quotidiane? E’ questa la domanda che, in modo un provocatorio, lo Spi Cgil Foggia ha posto attraverso un manifesto affisso in più punti del capoluogo.

Un quesito, quello lanciato dal Sindacato dei Pensionati Italiani, che rilancia la campagna di ottobre per sensibilizzare cittadini, opinione pubblica e istituzioni sulla vita, le difficoltà e l’imprescindibile contributo alla tenuta del “sistema Paese” dei pensionati e più in generale degli anziani. Cosa succederebbe, dunque, se davvero i nonni si mettessero in sciopero? Facile immaginarlo, basti pensare alle ripercussioni nelle famiglie, alla gestione dei bambini, alla cura di tante persone non autosufficienti e, ancora, al prezioso operato di chi è più avanti con l’età nell’ambito di tante associazioni di volontariato, centri sociali, patronati.

In Italia, fonte Istat, vivono 11.500.000 di nonne e nonni. Lo scorso 2 ottobre si è celebrata la giornata a loro dedicata. Nel 2010, una ricerca specifica sul valore del lavoro svolto dai nonni ha registrato un risultato sorprendente. Il lavoro dei nostri nonni vale 18,3 miliardi di euro all’anno, circa 1,2 punti del Pil, il Prodotto Interno Lordo. La stessa ricerca ha appurato che il lavoro di cura svolto dagli anziani verso i loro nipoti consente a 800.000 donne di andare a lavorare e di produrre una ricchezza pari al 2,4% del Pil, vale a dire 36,6 miliardi di euro.

Considerando le difficoltà economiche, sociali e occupazionali vissute in provincia di Foggia, in proporzione il valore delle mansioni svolte quotidianamente da nonne e nonni di Capitanata è certamente superiore alla media del dato italiano. Basti pensare al numero degli asili nido comunali, certamente insufficiente a sostenere il fabbisogno delle famiglie, soprattutto quelle più giovani, con mamma e papà costretti a barcamenarsi tra lavori e lavoretti precari che assorbono tempo ed energie. Senza l’impegno dei nonni, soprattutto per le giovani madri, spesso diventa proibitivo se non impossibile cercare un lavoro e tenerselo stretto.

Ecco il perché dello slogan lanciato dallo Spi Cgil Foggia nella sua campagna in favore delle pensioni e dei pensionati. “Non siamo noi la Banda Bassotti”, non sono gli anziani a rubare il futuro alle giovani generazioni, tutto il contrario: “Chi ha lavorato per una vita intera, chi si è battuto e ancora lotta per diritti e dignità, lo fa soprattutto per i propri figli, per i propri nipoti, affinché le conquiste ottenute con sacrifici e sudore non siano vanificate”, spiega Franco Persiano, segretario provinciale Spi Cgil Foggia.

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Il sindacato 'Pensionati' della Cgil sta rafforzando un’azione e una presenza già capillari, con più servizi e più iniziative per sostenere lavoratori, disoccupati e pensionati. Lo Spi Cgil, nel Foggiano, è attivo e presente grazie al lavoro quotidiano di 11 leghe comunali e intercomunali, 20 sub-leghe e 4 recapiti che funzionano da punto di riferimento anche nei piccoli centri come Roseto Valfortore, Stornarella e Rignano Garganico.

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