L'Asi Foggia nelle mani di un poliziotto antimafia: arriva il prefetto Santi Giuffré

La decisione nel pomeriggio da parte della giunta regionale dopo la destituzione con sentenza anche del Tar Lacio dell'ex sindaco di Manfredonia Angelo Riccardi. Sanzioni per chi lo aveva nominato

Santi Giuffré

La Giunta regionale ha nominato oggi il prefetto Santi Giuffrè commissario del consorzio ASI (Area sviluppo industriale) di Foggia, dopo che il 24 aprile scorso il responsabile dell'Anticorruzione dell'Ente Michelangelo Marseglia aveva provveduto "alla revoca e all'annullamento in autotutela della determinazione n.1 del 29 giugno 2018, emessa dal sottoscritto RPCT del Consorzio Asi di Foggia, al fine di dare necessaria attuazione e seguito a quanto accertato e deliberato dall’Anac con atto n. 453 del 9 maggio 2018, dichiarata legittima dalla sentenza del Tar Lazio dell’11 aprile 2019, così ottemperando e conformandosi anche per quanto inoltre espresso e sostenuto dalla Regione Puglia”.

Ecco chi è Santi Giuffré

La vicenda era quella dell’inconferibilità dell’incarico di presidente del Consorzio in capo ad Angelo Riccardi, stabilita dall’Anac lo scorso anno e, più di recente, dalla sentenza del Tar Lazio a cui l’ex sindaco di Manfredonia aveva fatto ricorso. 

Gli ex consiglieri M5S: scattano le sanzioni per chi lo aveva nominato

Scrivono gli ex consiglieri Fiore e Ritucci: "Le sei pagine della determina n.2 dell’8 maggio 2019 del “responsabile della prevenzione della corruzione” dell’ASI di Foggia, Michelarcangelo Marseglia, bruciano come fiamma tra le mani dei componenti dell’assemblea generale che il 27 settembre del 2017 elesse all’unanimità l’allora sindaco di Manfredonia Angelo Riccardi a presidente del suddetto Consorzio per le Aree di Sviluppo Industriale. Bruciano perché si procederà nei loro confronti con le sanzioni soggettive previste dalla legge, perché saranno tutti chiamati a rispondere delle conseguenze economiche degli atti adottati e perché non potranno per tre mesi conferire incarichi di loro competenza. Quell'assemblea era composta da Francesco Miglio, Franco Landella, Salvatore Zingariello, Luigi Montorio, Generoso Rignanese, Vincenzo Nunno, Fabio Porreca, Gianni Rotice, Francesco Caccavo, Alfonso Ferrara.
E' doveroso anche ricordare che l’estensore di questa determina, che chiude il sipario sul farsesco teatrino messo in scena dai protagonisti di questa vicenda di basso profilo, è proprio lui, il responsabile della prevenzione della corruzione all'interno dell'ASI, la figura chiamata a vigilare sulla trasparenza, correttezza e legalità in ogni attività dell’ente così come nelle procedure di assegnazione delle cariche e composizione degli organigrammi, l’uomo che, in ossequio alla deliberazione dell’ANAC del 9 maggio 2018, avviò sì il procedimento di contestazione dell’inconferibilità a Riccardi, ma fu solo fumo negli occhi poiché dopo un mese, sulla base delle proprie risultanze istruttorie e considerazioni in fatto e merito, optò per l’archiviazione...
Badate bene, nonostante l’ANAC avesse verificato e confermato la violazione (art.7 del D. Lgs n.39/2013 – disciplinare ipotesi inconferibilità) commessa nell'affidare la carica di presidente, il responsabile della prevenzione della corruzione dell’ASI decideva di archiviare il procedimento.
Nessun ripensamento ai primi di luglio, quando gli veniva notificato dall’Autorità Nazionale Anti-Corruzione “formale invito a conformare le proprie determinazioni a quanto rilevato ed evidenziato nella deliberazione n.453 del 9 maggio 2018” facendo presente che, in difetto, l’ANAC avrebbe interessato la magistratura contabile per quanto di sua competenza.
Niente da fare anche il 3 agosto 2018, quando la Regione Puglia – sezione competitività, gli trasmetteva “formale invito a uniformarsi alla deliberazione ANAC...sottolineando positivamente le determinazioni assunte dall’Autorità” specificando, inoltre, che la lettera di invito (della Regione, ndr) conteneva motivazioni autonome e aveva agito con autonomo potere di controllo in virtù del quale avrebbe potuto procedere al commissariamento dell’ente.
Ci provava anche Riccardi presentando ricorso al Tar del Lazio che, con sentenza n. 04608 del 3 aprile 2019 depositata l’11, respingeva tutte le motivazioni ritenendo legittima la deliberazione ANAC. E mentre il recalcitrante il sindaco di Manfredonia, ora ex, annunciava l'ennesimo ricorso al Consiglio di Stato, Marseglia ha finalmente messo nero su bianco l'accertata e documentata nullità dell'incarico e le conseguenze che ricadranno sui componenti dell'assemblea che lo avevano eletto.
“L'epilogo di questa vicenda sia un monito anche per i nostri funzionari e amministratori pubblici, consiglieri comunali, segretario generale e organi di controllo, a non sottovalutare, come sempre da noi richiamato, le conseguenze penali e civili per falso ideologico in atto pubblico, il reato che viene contestato a chi adotta atti amministrativi non rispondenti alla reale situazione economica e finanziaria dell'ente”.

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