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L'ex Safab e il comunale di San Severo in videoconferenza

L'ex Safab e il comunale di San Severo in videoconferenza

San Severo favorevole al compostaggio purché sia pubblico. Il Comune ribussa alla Provincia per bloccare l'impianto (privato) Saitef

Salta la proposta formulata dall'opposizione di invocare il principio di precauzione. Pronto il ricorso al Consiglio di Stato per provare a ribaltare la sentenza del Tar che ha sbloccato i lavori. Intanto Nicola Gatta se ne lava le mani

Il Comune di San Severo non invocherà il principio di precauzione per tentare di bloccare in extremis l'impianto di compostaggio che la società Saitef, dopo il via libera del Tar Puglia, è pronta a realizzare in contrada Ratino, nell'area ex Safab. Cardine della proposta presentata dai consiglieri di minoranza Rosa Caposiena, Marianna Bocola, Gianfranco Di Sabato, Rosario Di Scioscio, Giuseppe Manzaro e Matteo Priore che hanno sollecitato l'indizione del Consiglio comunale monotematico riunitosi ieri in videoconferenza, l'adozione del principio di cautela è saltata insieme al documento bocciato sonoramente.

Dopo più di cinque ore di dibattito, praticamente di notte, il Consiglio comunale ha approvato con 18 voti favorevoli la delibera presentata dalla maggioranza. In cinque non l'hanno votata e hanno abbandonato la riunione. Si è sfilato il consigliere Cinquestelle Gianfranco Di Sabato che, dopo aver sottoscritto il documento del centrodestra, non l'ha votato e ha presentato assieme a Gigi Marino e Francesco Sderlenga un emendamento alla delibera della maggioranza che ha votato, questa sì, a favore. La delibera licenziata ricalca quella del 2018 e l'attualizza inserendo, tra l'altro, il ricorso al Consiglio di Stato per provare a ribaltare la sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale che ha dato ragione alla Saitef. Il Consiglio comunale ha dato mandato, inoltre, di trasmettere il deliberato alla Provincia di Foggia, autorità competente, quale formale richiesta di riesame del provvedimento autorizzativo rilasciato. Sarà accompagnata da un dossier che motivi l'istanza con validi argomenti tecnici, giuridici e ambientali. È prevista anche la costituzione di un comitato di controllo ambientale.

Prima disponibile ad integrare i deliberati, dopo 4 ore di dibattito il sindaco Francesco Miglio ha chiarito che il principio di precauzione era richiamato a sproposito, "assolutamente non pertinente", perché si applica a metodologie scientificamente controverse, come nel caso del 5G. La proposta di delibera era dunque irricevibile perché fondata su "presupposti sbagliati". "Siate seri - ha ammonito il sindaco - non si può votare quella delibera perché è scritta male".

La consigliera Rosa Caposiena (Forza Italia) è passata allora al contrattacco smontando la proposta di delibera sottoscritta dal sindaco e da altri 13 consiglieri: "Questa è proprio la resa, la prova provata che questa amministrazione ha sbagliato la programmazione del ciclo rifiuti". L'opposizione non ha mancato di rivangare il passato, a partire dall'ormai famigerata delibera del 2015. Il Consiglio comunale, all'epoca, si era espresso favorevolmente al compostaggio, "perché si ritiene ad oggi - ha ribattuto Miglio - che sia la metodologia più compatibile da un punto di vista ambientale per lo smaltimento dei rifiuti. Non è una metodologia cancerogena, non genera patologie".

In buona sostanza, il Comune spinge per la realizzazione di un impianto a gestione pubblica, inserito nel Piano regionale della gestione dei rifiuti, ridimensionato rispetto all'iniziativa del privato, motivo per cui intende interloquire con la Regione Puglia, su mandato del Consiglio. "Noi il ciclo dei rifiuti lo dobbiamo chiudere", ha ribadito il sindaco Miglio confermando il proposito di addivenire ad una gestione pubblica dei rifiuti e del compostaggio in agro di San Severo.

Hanno partecipato ai lavori anche tre associazioni. La Provincia ha dato forfait. Il presidente Nicola Gatta, scusandosi per non aver potuto accettare l'invito, ha spiegato in una missiva che la sua partecipazione al Consiglio "avrebbe sicuramente generato l’equivoco, anzi avrebbe consolidato l’equivoco in cui già alcuni esponenti politici sono caduti, che un atto di natura tecnica possa essere trasformato, se solo lo si volesse, in atto politico, assegnando al Presidente obiettivi e compiti di cui è fatto divieto occuparsi in quanto fuori dalla sua competenza". Non intende discutere di procedimenti di "competenza esclusivamente dirigenziale", peraltro, conclusi prima del suo insediamento. "Non ritengo che il Presidente debba esperire difese d’ufficio dei propri dirigenti, anche perché, ribadisco, nel periodo di svolgimento di tutta l’attività istruttoria e in quello del rilascio del provvedimento amministrativo non avevo ruoli nell’Ente, ma posso dire con sicurezza che quel provvedimento non sarebbe stato rilasciato se il Comune avesse espresso dei rilievi o avanzato dubbi di legittimità". E poi arriva il passaggio "incriminato" per la maggioranza di Palazzo Celestini, che ha dimostrato di non gradire la lettera: "Sono certo, comunque, che il Consiglio comunale, quale massimo organo di indirizzo e di controllo politico-amministrativo della Città, opportunamente supportato dalla struttura tecnica del medesimo comune, possa ulteriormente esaminare la questione ridefinendo obiettivi e strategie per il futuro della Città di  San Severo, su una tematica tanto delicata quale è la tutela e la salvaguardia dei valori ambientali, affidando agli organi tecnici rinnovati obiettivi finalizzati a trovare soluzioni adeguate, in sintonia con la nuova sensibilità che le nuove generazioni giustamente rivendicano".
A criticare le affermazioni di Gatta è stato per primo il consigliere Michele Santarelli: "Che ente è la Provincia? È un ente locale al pari del Comune. La Provincia non può tenersi fuori. Può sicuramente revocare l'autorizzazione integrata che ha rilasciato". Gli ha fatto eco il sindaco Miglio che avrebbe pure voluto sorvolare ma proprio non si trattiene: "Le cose che dice Santarelli sono sacrosante. L'aplomb istituzionale uno se non ce l'ha non se lo può far venire". È convinto, però, che la Provincia possa riaprire la procedura, anche in virtù dell'avvicendamento del dirigente del Settore Ambiente.

All'indomani del Consiglio comunale monotematico arriva una nota del delegato di zona della società Saitef, Michele Calvano, che risponde alle recenti dichiarazioni dei Cinquestelle. “In Puglia gli esponenti dei 5 Stelle strumentalizzano la questione per fini propagandistici dimenticando che proprio la chiusura del ciclo dei rifiuti e della cosiddetta strategia 'Rifiuti Zero' passa attraverso la realizzazione di impianti di compostaggio”.

A proposito di gestione pubblica, rimarca come finora non ci siano state operazioni di questo genere: “Oggi si vuole demonizzare una ditta privata che è arrivata lì dove il pubblico da decenni non riesce ad investire, a volte solo programmando, a scapito dei cittadini che pagano a caro prezzo questi ritardi con le imposte sui rifiuti nonostante le buone percentuali di raccolta differenziata. Inoltre si adducono motivazioni che sono campate in aria come una presunta presenza di amianto”. Rinverdendo i fasti dell'ex Safaab, sostiene che i sanseveresi che hanno lavorato nello stabilimento potrebbero testimoniare che lì amianto non c'è mai stato poiché si realizzavano tubi in cemento armato con calcestruzzo e ferro. “In questi anni ai dirigenti competenti delle varie aree comunali e provinciali abbiamo consegnato qualsiasi tipo di integrazione e documentazione richiesta, pagando anche gli oneri urbanistici che ci sono stati richiesti per costruire. Il procedimento autorizzativo è durato anni - conclude Calvano - e i 5 Stelle avrebbero potuto nelle sedi opportune chiarirsi tutti i dubbi sulla questione”.

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