Una 'scuola di antichi mestieri' per combattere la disoccupazione: ecco 'L'Alternativa' a San Severo

La proposta è di Leo Irmici, coordinatore del movimento civico. "Recuperare quei mestieri artigianali come il falegname, l'orafo, l'operaio edile, il panettiere, che sono parte dell'economia locale"

“Occorre promuovere in città la nascita di una scuola di mestieri artigianali per incentivare l'apertura di nuove e piccole attività e permettere ai giovani di acquisire competenze che permettano loro di uscire dall'empasse della disoccupazione”. È la proposta del coordinatore dell'Alternativa, Leo Irmici, per rivitalizzare il settore produttivo in città. “In collaborazione con la Regione e attingendo al fondo delle Politiche Giovanili del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, così come altre realtà urbane hanno già fatto – spiega Leo Irmici –, si potrebbe avviare in città una scuola di mestieri artigianali per i giovani dai 18 ai 35 anni. Si tratta di recuperare quei mestieri artigianali come il falegname, l'orafo, l'operaio edile, il panettiere, il pasticcere, il pastaio, il fotografo e tante altre attività che rappresentano parte dell'economia locale. Tali iniziative si svolgerebbero in stretta collaborazione con le aziende del territorio che potrebbero candidarsi ad ospitare tirocini formativi senza alcun costo per loro, ma con un rimborso mensile per il tirocinante.

Un vero e proprio percorso di formazione lavorativa che creerebbe opportunità vere per tanti ragazzi del territorio mettendoli da subito in relazione con il mondo del lavoro e offrendo loro le competenze necessarie per avviare una propria attività anche usufruendo degli incentivi nazionali per la creazione di piccole e medie imprese soprattutto al Sud”.

Secondo i rappresentanti de L'Alternativa infatti per combattere la disoccupazione crescente sul territorio occorre avviare diversi percorsi attingendo a tutti i finanziamenti possibili e puntando soprattutto sui giovani per rompere quel ciclo vizioso che vede ogni anno, terminato il ciclo di studi, la nascita di nuovi inoccupati. “La politica non deve promettere posti di lavoro – conclude Leo Irmici -, ma impegnarsi per attivare processi virtuosi che contribuiscano a creare occupazione. Questa è la differenza tra un buon politico e le chiacchiere elettorali”.

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