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Lunedì, 4 Luglio 2022
Economia

Ryanair o EasyJet al Gino Lisa. I dubbi di Bono sull'aeroporto: "Il Foggia-Milano serve solo d'estate"

Il presidente del comitato Daunia Vola propende per l'ipotesi di compagnie già presenti in Puglia, che "conoscono il mercato e non hanno bisogno di troppo tempo per presentare una proposta"

Se fino a qualche giorno fa era scettico, oggi il presidente del comitato Daunia Vola, Stefano Bono, è possibilista sull’operazione incentivi per l’attivazione dei voli di linea all’aeroporto di Foggia. “Abbiamo analizzato bene il bando, perché non ci spiegavamo questi otto giorni”. Una scadenza che per qualcuno è diventata un grattacapo.

Il comitato è nato a luglio dell’anno scorso e il raggio di interesse, per la verità, non è circoscritto al Gino Lisa: è proiettato a stimolare una nuova mentalità imprenditoriale e a ripensare lo sviluppo economico dell’intera provincia. L’attenzione anche al rilancio del porto industriale di Manfredonia ne è una prova.

Da sempre critico nei confronti di Aeroporti di Puglia, questa volta, leggendo meglio le carte, si è posto delle domande e ha cercato di farsi un’idea: “Credo che adesso, dopo tante pressioni e figuracce, abbiano deciso di fare qualcosa di buono. Questo bando che hanno presentato è stato redatto da una persona in gamba, è ineccepibile, fatto molto bene, l’unica cosa che balza agli occhi sono quegli otto giorni”.

Appartiene alla corrente di pensiero della compagnia già pronta. “Sono un imprenditore e un ex top manager di multinazionali, e quando una compagnia aerea deve decidere di aprire un nuovo business, il direttore marketing e il direttore operativo hanno bisogno di una serie di informazioni: lo studio del mercato, i passeggeri, la domanda, lo storico. In questo caso – osserva Stefano Bono -, si pretende che una compagnia aerea interessata faccia tutto questo lavoro senza avere un dato, anche perché quest’aeroporto non è operativo a livello di voli commerciali dal 2011, cioè quando ha smesso l’ultima compagnia che è stata la Darwin”.

È preoccupato soprattutto della sostenibilità economica dell’aeroporto Gino Lisa. “Sono andato a scartabellare le carte della Darwin, e i passeggeri da e per Foggia sono circa 110mila l’anno. Se ci sono meno di un milione di passeggeri, un aeroporto minore è fallimentare. Tant’è che c’è una serie di fallimenti, uno dietro l’altro, sull’Adriatico – afferma il presidente del comitato Daunia Vola - A quei voli mancava il turismo del Gargano, perché le compagnie di charter viaggiano con aerei 737, A319, A320, e con la pista che c’era prima non potevano atterrare, con quella di oggi sicuramente sì. Ma da un calcolo molto rapido, se ci aggiungiamo anche i charter per circa tre mesi, secondo me, al netto dei campeggiatori che arrivano in macchina, il turismo del Gargano non va oltre i 200-250mila passeggeri l’anno che, sommato ai passeggeri che sono fondamentalmente in uscita da Foggia, potrebbe fare 300-350mila passeggeri l’anno, ben lontani dal milione di passeggeri. Ora, è vero anche che l’aeroporto di Foggia non ha un suo bilancio ed è inserito all’interno di un network, un sistema aeroportuale. C’è da chiedersi, però, se Aeroporti di Puglia sarebbe disposta a perdere denaro”.

Stando ai suoi calcoli, il rischio di non farcela solo con le proprie ali esiste. “La storia di Comiso è quella di Foggia. Noi abbiamo Bari 'matrigna', loro Catania. A un certo punto ha accettato, come sembrerebbe stia facendo adesso Aeroporti di Puglia, che Ryanair volasse su Comiso, solo che il presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, ci rimetteva 4 milioni e mezzo all’anno. Alla fine, Ryanair è andata via e adesso con il Covid hanno deciso di fare un Roma-Comiso soltanto ad agosto. Il pericolo è sempre in agguato: se le compagnie non guadagnano o se la società di gestione ci rimettono soldi, si chiude”.

Tre anni fa, il presidente Michele Emiliano dichiarò che la Regione Puglia e AdP avevano chiesto a Ryanair di “esaminare seriamente la possibilità di utilizzare almeno uno degli altri due aeroporti pugliesi, quello di Foggia o quello di Taranto”. E il presidente di Daunia Vola azzarda l’ipotesi che proprio la low cost irlandese o la easyJet siano le compagnie papabili che potrebbero permettersi di arrivare a Foggia in breve tempo. “È un mio pensiero, considerati anche i rapporti con il gestore. Vado per deduzione. Credo che le uniche compagnie che potrebbero in questo momento aderire a quel bando sono compagnie già presenti in Puglia, che conoscono già il mercato e non hanno bisogno di tantissimo tempo per presentare una proposta”.  

È stato pilota di linea e quindi ha una certa dimestichezza con le dinamiche del settore. “Una compagnia aerea per creare un nuovo operativo, un nuovo scalo, ha bisogno di programmare macchine ed equipaggi, ed è una programmazione non indifferente, che ha bisogno di tempo. Come presidente di Daunia Vola ho contattato io stesso delle compagnie e le ho anche incontrate”, riferisce Stefano Bono. Le prospettive, a quanto pare, erano due: “Un aereo che parta la mattina presto, come si dice in gergo, deve ‘dormire’ a Foggia. Deve arrivare la sera e gli equipaggi devono dormire a Foggia. Per fare questo, servono una serie di autorizzazioni che non si possono fare in breve tempo. Non solo, devono creare un magazzino ricambi sul posto e devono assumere delle persone da mandare qui, che sono i tecnici delle manutenzioni”.

L’alternativa è che il vettore non ‘dorma’ a Foggia ma, in questo caso, deve incastrarsi nelle altre tratte. “È complicato, non si decide dalla sera alla mattina”. A proposito della scadenza ravvicinata, per inciso, il presidente di Aeroporti di Puglia, Antonio Vasile, ha dichiarato a FoggiaToday che otto giorni “sono più che sufficienti”, ed è apparso particolarmente ottimista.

Il presidente del comitato Daunia Vola sposta poi il focus sulle tratte: “L’aeroporto non è il fine, è il mezzo. Se non c’è un motivo per venire qui a parte l’estate, che dura tre mesi, gli altri nove mesi che facciamo? – è la domanda provocatoria di Stefano Bono - Se ci concentriamo sull’aeroporto perdiamo di vista il problema, ci stiamo concentrando sulla malattia, ma noi dobbiamo capire le cause”. E il problema, secondo lui, è l’economia e un’imprenditoria troppo piegata su quello che definisce ‘capitalismo di rendita’ che distingue dal ‘capitalismo di profitto’.

È critico sul volo Foggia-Milano: “Al di là di accontentare il territorio, a livello più politico che pratico, non serve. Può servire d’estate, perché dalla Lombardia ogni estate arrivano sul Gargano 230mila persone e sicuramente ha un senso, poi bisogna preoccuparsi, magari, di come farli arrivare sul Gargano”. Sono sbagliati i presupposti, a sentire lui: “Mi pare che l’attitudine generale, anche dei politici e degli addetti ai lavori, sia quella di chiedere sempre il Foggia-Milano. Vuol dire che non si è compreso quale sia lo scopo: noi ci dobbiamo interessare a far venire la gente qui, perché il Foggia-Milano non può servire solo per portare le ‘vettovaglie’ al ragazzo che studia fuori, oppure all’avvocato che ha eccezionalmente l’udienza a Milano. Noi abbiamo avuto un Foggia-Milano per tanti anni, e faticavamo a riempire un aereo di 30 posti”.

Beninteso, lui si augura che una compagnia venga a Foggia e non ha alcuna intenzione di essere preso per la Cassandra di turno, ma si definisce “realista”: “Conosco le aziende, sono stato amministratore delegato e direttore generale, so benissimo come ragionano: devono portare profitto all’azienda, non fare un favore al territorio. Se avessimo 30 posti con un aereo che ne porta 120-130 e se la Regione fosse disposta a pagare i posti mancanti si potrebbe anche fare, ma questo poi sarebbe un costo per la collettività. Oppure decidiamo, un po’ come Pantelleria o Lampedusa, che lo facciamo lo stesso anche se non è economico. Il rischio è l’effetto Comiso, perché poi ti scontri con il capitalismo”.

Quello che auspica è una programmazione estiva più corposa di quella invernale. “La compagnia che arriverà potrebbe programmare un Foggia-Francoforte o Foggia-Berlino, perché arrivano circa 90mila persone dalla Germania ogni estate e ne arrivano altrettanti anche dalla Polonia. Sono tutti dati che noi, come comitato, abbiamo analizzato per vedere da dove venissero i turisti. E lo abbiamo fatto anche su dati 2019, prima del Covid, perché le compagnie aeree prevedono che i numeri torneranno da quest’anno più o meno all’epoca pre-Covid quindi ci basiamo su quelli. Ci sarà sicuramente una programmazione estiva che comprenderà Milano ma io mi aspetto che comprenda anche capitali europee, soprattutto se dovesse trattarsi di Ryanair. Potrebbe esserci anche qualche volo per il territorio tipo Foggia-Olbia, d’estate, per favorire l’arrivo in Sardegna per chi vuole andare in vacanza, oppure verso la Grecia. Il problema è l’inverno, quando ci limiteremo forse al solo Foggia-Milano. Noi sul leisure, quello che è vacanza, divertimento, siamo molto forti, siamo carenti sul business. Il leisure si sviluppa fondamentalmente in estate, con qualche finestra a Natale e a Pasqua. D’inverno non abbiamo particolare attrattività, a meno che le cose comincino a cambiare”. Diverso sarebbe se si attraessero investimenti in provincia di Foggia, “se cominciassimo a dialogare verso l’esterno, perché questa città ha questo problema: è chiusa, è uno stagno. Ma finché faremo solo pale eoliche, agricoltura, costruzioni e rifiuti la gente che ci viene a fare?”.

Sui cargo è caustico: “Le merci che si muovono sono il 2% della movimentazione e sono tutti prodotti ad alto  valore aggiunto, elettronici, meccanici, ma noi produciamo agroalimentare. Gli aerei cargo, poi, sono tutti grandi e non possono atterrare a Foggia. Portiamo Amazon, i grandi player dei vettori cargo tipo Dhl, Ups, allora sì che comincia a svilupparsi il territorio e l’aeroporto funziona anche d’inverno. Ora siamo tutti concentrati sull’aeroporto - conclude Stefano Bono - ma una volta operativo, il giorno dopo, dobbiamo lavorare tutti e ragionare su un piano di sviluppo vero per questo territorio, che non siano passerelle”.

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