Trivellati ma almeno rimborsati, sindaci vincono la guerra delle royalties: sui Monti Dauni un giacimento di 6,2 milioni

Sette comuni tornano da Bari con un tesoretto di oltre 6,2 milioni di euro. Sono Biccari, Deliceto, Alberona, Candela, Ascoli Satriano, Volturino, Sant'Agata di Puglia. Ora strade e opere pubbliche

Nel giacimento Monti Dauni maturano altri 6 milioni di royalties. È il tesoretto degli idrocarburi. Sette piccoli comuni passano all’incasso. Le somme destinate ad Alberona (355.048 euro), Ascoli Satriano (679.695,10 euro), Biccari (1.678.240,67 euro), Candela (626.435,62 euro), Deliceto (2.050.592,28 euro), Sant’Agata di Puglia (99.287,26 euro) e Volturino (755.737,84 euro) saranno erogate dalla Regione Puglia. Complessivamente sono 6.245.036,77 euro. 

Le risorse sono state impegnate e ripartite con tre successivi atti dirigenziali, uno per ciascuna annualità, dal 2017 al 2019. L'assegnazione delle disponibilità è calcolata dal 2013 e il primo atto comprende anche gli arretrati. I sindaci sono stati convocati a Bari lo scorso 10 febbraio dalla Sezione Competitività e Ricerca dei Sistemi Produttivi del Dipartimento regionale Sviluppo Economico, Innovazione, Istruzione, Formazione e Lavoro.

L'utilizzo delle risorse è subordinato alla presentazione di progetti da parte dei comuni beneficiari. La procedura è disciplinata dall'Accordo tra amministrazioni dell'8 dicembre 2015. Per sbloccare le risorse a partire dal 2013, secondo quanto dettato dalle linee guida approvate con decreto del Presidente della Giunta Regionale 2333/2013, si procede alla sottoscrizione di atti integrativi, a cominciare dal disciplinare per la progettazione dei lavori. Il tavolo tecnico ha apportato anche delle variazioni all'Accordo, utili a semplificare e velocizzare la procedura di utilizzo delle risorse, prima piuttosto farraginosa. 

"I fondi certificano che il nostro diritto è costante, non episodico, quindi abbiamo vinto una bella battaglia - commenta il sindaco di Biccari Gianfilippo Mignogna che ha guidato la crociata delle royalties - Ci siamo dati un termine molto breve per presentare le nuove schede progettuali. Noi provvederemo entro quindici giorni". I fondi sono vincolati: la legge prescrive che vengano impiegati per infrastrutture a supporto delle attività produttive o per il miglioramento ambientale, e questo crea qualche difficoltà ai piccoli comuni, in mancanza di una specifica vocazione produttiva.

LE OPERE - "Con i fondi finora maturati abbiamo creato una bretella nel bosco che scende da Alberona verso Lucera, in maniera tale da ridurre i tempi di percorrenza per arrivare alla zona Pip (Piano per Insediamenti Produttivi, ndr). Abbiamo realizzato la prima metà di questa strada - fa sapere il sindaco Leonardo De Matthaeis - e con il nuovo finanziamento la completeremo".

A Biccari, le risorse saranno impiegate prioritariamente per l'adeguamento del sistema fognario della zona Pip. I comuni finora hanno sfruttato le risorse ex D. Lgs. n. 625/96, art. 20 comma 1-bis e L.R. 7/2002, art. 45 "Idrocarburi". Ad Ascoli Satriano, per esempio, sono stati effettuati interventi di viabilità e infrastrutturali a servizio della zona PIP e della frazione San Carlo. 

LA CROCIATA - Nel lontano 2011, il sindaco di Biccari Gianfilippo Mignogna ha avviato l’operazione di recupero crediti. Fino ad allora, una quota delle royalties della miniera Monti Dauni, incredibilmente, non era mai stata reclamata alla Regione ed era rimasta accantonata. Solo nel 2017 sarà sancito in un delibera il diritto dei comuni a valere su quel 30% attraverso procedure negoziate. Eppure, lo sfruttamento energetico del territorio va avanti da oltre cinquant'anni. Pozzi e metanodotti sono di Eni, Edison e Gas Plus Italia, compagnie concessionarie della coltivazione degli idrocarburi nel Subappennino Dauno.

L'iniezione di liquidità nelle casse comunali, in tempi di magra sempre ben accetta, compensa parzialmente l'impatto negativo sul territorio generato dalle attività estrattive. Gas e petrolio non fanno certo la fortuna dei comuni trivellati, ma gli enti locali investono i ristori in opere pubbliche. Il Ministero dello Sviluppo Economico pubblica annualmente il prospetto dei proventi delle royalties. Per le produzioni in terraferma il 30% dell'aliquota va allo Stato, il 55% alla Regione e il 15% ai comuni. Dal 1997 i concessionari versano direttamente ai comuni l'importo calcolato dal Ministero. Gli enti locali incassano automaticamente il 15%. Ma lo Stato ha rinunciato al suo 30% per cederlo alle Regioni, purché lo reinvestissero nei territori. Ed è su questa quota che i piccoli comuni dei Monti Dauni hanno ottenuto l'affermazione del proprio diritto. "Ora abbiamo spostato l'attenzione sul 55%, quota che rientra nella discrezionalità della Regione che può legittimamente utilizzarla su tutto il territorio - spiega Mignogna -. L'anno scorso l'ha utilizzata per finanziare l'aeroporto di Grottaglie. Ed è una beffa. Apriamo un altro fronte adesso e chiediamo che anche l'aliquota regionale venga destinata ai territori interessati. La vera sfida è porre con forza la questione energetica. Questi soldi prodotti dagli idrocarburi potrebbero essere utilizzati per incentivi a chi resta e a chi investe. Vorremmo che le ricchezze prodotte dal territorio potessero servire per sperimentare in tutta l'area interna, non soltanto nei sette comuni, nuove politiche di sostegno". 

AL DANNO LA BEFFA - La polemica innescata l'anno scorso non è ancora sopita. I sindaci dei Monti Dauni, sebbene in sede di tavolo tecnico non fosse prevista la presenza della politica, l'hanno invocata e hanno messo sul piatto le rivendicazioni dei territori: che siano i comuni dove sono ubicati i titoli minerari a beneficiare dei proventi di spettanza regionale. "Non si può estrarre il petrolio ad Alberona - si sfoga De Matthaeis  - per poi dare i soldi alla provincia di Taranto". L'altro nodo che fa surriscaldare gli amministratori è il rilascio delle concessioni: il Comune non è a conoscenza delle autorizzazioni. 

IL PARADOSSO ENERGETICO DEI MONTI DAUNI - "Siamo Il territorio energeticamente più produttivo della regione tra idrocarburi, eolico e fotovoltaico e siamo anche il più povero - afferma Mignogna - È evidente che la ricchezza prodotta venga dirottata verso altre aree. Il nostro impegno è finalizzato a riequilibrare questo rapporto e sanare questo paradosso. Altrimenti saremmo in presenza di uno sfruttamento del territorio".

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I RITARDI DELLA PUGLIA SUL BONUS - Solo il 9 dicembre 2019 la Giunta regionale ha approvato il protocollo tra la Regione Puglia, il Mise e il Mef, autorizzandone la sottoscrizione (la deliberazione è stata pubblicata il 21 gennaio scorso sul bollettino ufficiale della Regione Puglia), per trasferire alla Regione un altro 3% delle royalties destinate al finanziamento di progetti e misure di sviluppo economico e di coesione sociale tramite un apposito Fondo. L'intesa regola le modalità di utilizzo della quota di risorse degli anni dal 2013 al 2018, ad esclusione del 2015. La Regione Puglia, considerata la quota complessiva spettante di modesta entità, pari a 6.526.232,54 euro, praticamente lo stesso corrispettivo destinato ai Monti Dauni con l'ultima ripartizione delle royalties, ha scelto di non attivare la social card ma di assegnare le risorse per introdurre in Puglia una nuova misura: il Reddito Energetico Regionale. Sarà istituito un fondo regionale per incentivare la diffusione, tra le fasce più deboli della popolazione, di impianti fotovoltaici o solari termo-fotovoltaici o microeolici a servizio delle utenze domestiche o condominiali. Grazie all'autoconsumo dell'energia prodotta, le famiglie potranno abbattere i costi della bolletta elettrica. 

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