rotate-mobile
Sabato, 29 Gennaio 2022
Economia Panni

Panni sull’orlo del crac, 'buco' da 3 milioni di euro in un paese con meno di 700 anime

Il piccolo comune dei Monti Dauni rischia il dissesto. Pesa la debitoria con Acquedotto Pugliese. Pronto il piano di riequilibrio ma il Comune prova a prendere tempo per definire le transazioni

Un buco da quasi 3 milioni e mezzo di euro in un tranquillo paese di 700 anime sulla carta. Accade sui Monti Dauni, e quel comune è Panni, sull’orlo del default, considerati i numeri.

Nella mappa del pre-dissesto finanziario, puntellata da una miriade di amministrazioni a rischio crac non sarebbe una novità l’ennesimo ricorso al piano di riequilibrio, se non fosse per la cifra che appare spropositata per un comune così piccolo.

Quei numeri, però, sono stati certificati anche dalla commissaria prefettizia, Carmela Palumbo, che ha gestito il Comune dallo scioglimento di febbraio per effetto delle dimissioni di sei consiglieri fino alle elezioni, e lasciano poco adito a dubbi.

Nelle conclusioni della relazione di inizio mandato, firmata solo lo scorso 3 gennaio dal sindaco Amedeo De Cotiis e dalla responsabile del settore economico-finanziario Concetta D’Agostino, utile a verificare la situazione economico-finanziaria dell'ente e la misura dell'indebitamento, è confermato a chiare lettere: “La situazione finanziaria e patrimoniale dell'Ente presenta squilibri in relazione ai quali sussistono i presupposti per il ricorso alle procedure di riequilibrio vigenti”.

Il 30 settembre scorso, il commissario straordinario aveva già deliberato di fare ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale e impegnava il Consiglio comunale ad approvare un piano entro 90 giorni. Dall’approvazione del rendiconto economico finanziario 2020, ad agosto, era emerso un disavanzo di amministrazione pari a - 2.191.722,64 euro.

La responsabile del settore economico-finanziario Concetta D’Agostino aveva dettagliato la “grave situazione finanziaria” in cui versava il Comune di Panni, evidenziando uno scostamento tra previsioni e accertamenti e tra previsioni e incassi piuttosto accentuato;  l’incapacità di finanziare la spesa corrente con entrate proprie e ordinarie; debiti fuori bilancio e passività potenziali “non fronteggiabili con i rimedi ordinari”; presenza di residui attivi derivanti da tributi locali incagliati poiché di difficile o dubbia esigibilità. Peraltro, non si escludeva la possibilità che potessero spuntare altri disavanzi. Tutte condizioni che esponevano, evidentemente, l’ente al rischio di dissesto.

La massa passiva stimata in quella delibera, e quindi la cifra da ripianare in 20 anni al massimo, ammonta a 3.346.446,38 euro. Al momento dell’insediamento della nuova amministrazione, a far data dal 4 ottobre 2021, i debiti fuori bilancio da riconoscere riguardavano in massima parte fatture dell’Acquedotto Pugliese, contestate e per le quali era in atto una transazione, oltre a qualche decreto ingiuntivo e quote arretrate della Comunità Montana Monti Dauni.

All’ordine del giorno del Consiglio comunale di oggi, in riunione da remoto, è stata iscritta l’approvazione del Piano di riequilibrio finanziario pluriennale, ma il Comune sta cercando di prendere tempo e ridurre la massa debitoria e ha chiesto alla Corte dei Conti una proroga al 31 gennaio.

“Il debito è conclamato già da mesi, abbiamo già portato a termine delle transazioni per cercare di rientrare e stiamo andando avanti – spiega il sindaco Amedeo De Cotiis a FoggiaToday - Se riusciamo a concludere entro il 31 gennaio la transazione con Aqp, inseriremo nel piano le nuove cifre, e dovrebbero toglierci parecchio, quasi il 70%”. Secondo quando riferisce il sindaco De Cotiis, il debito con Aqp ammonta a 1 milione e 600mila euro. “L’Aqp è il creditore principale, le altre situazioni le abbiamo bene o male riparate, ma anche con Aqp è in atto la transazione, il 50% già ce lo ha tolto, adesso stiamo aspettando per un altro 20%”. La debitoria si sarebbe accumulata in vent’anni. “Noi purtroppo siamo nuovi, siamo qui da tre mesi, ci siamo trovati questa situazione e stiamo cercando di definirla al meglio possibile”. Il piano di riequilibrio dovrà essere sottoposto a verifica preliminare da parte del ministero dell’Interno e, successivamente, approvato da parte della sezione regionale della Corte dei Conti che poi monitorerà lo stato di attuazione in caso di ok. La cifra stimata inizialmente potrebbe ridursi a meno della metà qualora la transazione dovesse andare a buon fine, “perché poi abbiamo inserito anche degli immobili comunali da alienare, altre piccole transazioni di 120mila euro e 40mila euro definite. Noi ci siamo mossi, abbiamo fatto quanto era nelle nostre possibilità – afferma il primo cittadino – Se, come dice la norma, potessimo approvare il piano entro il 31 gennaio sarebbe meglio, perché stiamo aspettando la transazione principale che è quella con l’Acquedotto”.

È lecito domandarsi come abbia fatto un comune come Panni ad accumulare un debito del genere con Aqp e se i cittadini ne fossero a conoscenza. “A panni si è sempre pagata la quota fissa di 76 euro all’anno, senza mai prendere letture del contatore. Prima avevamo le nostre reti e, passati ad Acquedotto Pugliese, si è continuato così. I cittadini non sono neanche abituati a pagare con cadenza periodica l’acqua. Una volta che cederemo le reti, quanto prima, all’Acquedotto, fatta la transazione, dovranno abituarsi” afferma e conclude De Cotiis.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Panni sull’orlo del crac, 'buco' da 3 milioni di euro in un paese con meno di 700 anime

FoggiaToday è in caricamento