Amica: la Corte d'Appello non decide, nervi tesi a Palazzo di Città

I giudici baresi si riservano la decisione sul destino di Amica e dei suoi 50mln di debiti. Sul fronte politico-istituzionale Mongelli - pressato da più parti - prepara la sua nuova squadra di governo

Gianni Mongelli

Palazzo di Città e Corso del Mezzogiorno sono un concentrato di nervi tesi. L’agonia Amica continua. La Corte d’Appello di Bari avrebbe dovuto pronunciarsi oggi sul riconoscimento o meno dell’amministrazione straordinaria all’azienda foggiana di igiene urbana. O meglio, sul ricorso presentato dal Comune dopo una prima bocciatura della richiesta da parte del Tribunale di Foggia. Ma i giudici baresi - come accaduto già in primo grado con i colleghi foggiani - si riservano la decisione, che slitta a questo punto a data da destinarsi.

Ci vorrà ancora qualche giorno, dunque, per capire se l‘ex municipalizzata - vessata com’è da una debitoria di circa 50milioni di euro - potrà beneficiare della “Prodi-bis” ed intraprendere un percorso di risanamento sostenuta e sorvegliata dal Ministero. O se dovrà (in caso di responso contrario) “affidarsi” al Comune. Che a questo punto, stante le enormi difficoltà in cui si barcamena, tracollerebbe con l’azienda di nettezza urbana.

In soccorso di Amica, oggi, il Ministero dello Sviluppo Economico, che sull’amministrazione straordinaria si è già pronunciato favorevolmente lo scorso agosto. “Contro”, invece, Dauniambiente, la controllata fallita lo scorso anno, creditrice nei confronti di Amica di un milione di euro circa e che oggi ha presentato una memoria difensiva ai giudici. Sullo sfondo della battaglia giudiziaria i lavoratori, che attendono in “religioso silenzio” (circa 260).

E la Corte dei Conti, che non più tardi di qualche giorno fa ha fatto ben intendere all’amministrazione Mongelli che - nonostante gli sforzi - continuano di fatto a sussistere le condizioni di dissesto finanziario dell’ente e chiesto subito (3 mesi di tempo) un valido piano di rientro da ulteriori 25 milioni di euro. Ma è l’intera città ad avere ben chiaro ormai come da Amica dipendano le sorti dell’intero capoluogo dauno. Non è un caso che proprio ieri, alla vigilia dell’appuntamento con la Corte e nel pieno della verifica politica, si siano fatte sentire - come raccontato da Foggiatoday - le associazioni di Cittadinanza Attiva. Hanno tuonato contro la politica (“basta, stia lontana dalle aziende comunali“) e dettato la tabella di marcia al sindaco per il rilancio della città: 6 mesi per il Pug e 6 mesi per risollevare Amica ed avviare la differenziata “porta a porta”, nella consapevolezza che, per farlo, Mongelli - che presto dovrà sciogliere la riserva sulla giunta bis - dovrà scegliere gli uomini giusti.

A casa gli attuali”, Wwf, Legambiente, Fai, Centro Studi Naturalistici, Capitanata Futura, Donne in rete (una quindicina in tutto) chiedono al sindaco di puntare su innovazione, competenza ed autorevolezza, oltre a rispettare le famose “quote rosa”. “Saremo il cane da guardia del Comune – promettono - la città è stanca della cattiva politica”.

Un fuoco di fila che colpisce tutti, indistintamente. Dai socialisti che rivogliono “i cda nelle aziende comunali” all’UdCap che “spera“ di far fuori il suo assessore all‘istruzione Matteo Morlino; da IoSud con Lambresa dimissionaria ed in rotta di collisione con i suoi due consiglieri, Laccetti e Leone, alla Sel che vive il suo disaccordo tutto interno col segretario provinciale Domenico Rizzi sulla linea politica da adottare e su chi sia l’interlocutore “legittimato” del sindaco; al Pd, infine, dove è forte l’attacco sferrato da AreaDem (Sergio Clemente) al segretario cittadino Mariano Rauseo, definito “ottuso ed antidemocratico“, perché vorrebbe mantenere al proprio posto tutti e tre gli assessori Pd (Castelluccio, Fiore e Russo).

Diatribe politiche che di certo non fanno fare un figurone alla politica di fronte ad una città in affanno, che chiede “ben altro” in questo momento. Quasi che i cittadini abbiano compreso meglio e più dei loro rappresentanti quanto decisivi questi giorni (e quelli che verranno) siano per il futuro della città capoluogo.

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