Economia

Madre con figlio disabile chiede agevolazioni sul lavoro, l'Asl nega. "Ecco perché"

I chiarimenti della Direzione generale: "Abbiamo agito in linea con il contratto collettivo integrativo aziendale. Alla dipendente è stato consigliato di avvalersi degli strumenti previsti, ma ne usufruisce già il marito"

Nessun 'abuso', ma "decisione in linea con quanto previsto dal contratto collettivo integrativo aziendale". La direzione generale dell'Asl di Foggia, intende chiarire la propria posizione nella vicenda - raccontata da numerose testate giornalistiche locali - relative alla richiesta di una dipendente, madre di un bambino disabile, di usufruire di agevolazioni sull’orario di lavoro.

"Il direttore del Distretto di Foggia - chiarisce la Asl in una nota stampa - nel non autorizzare l’istanza della dipendente, volta ad ottenere la riduzione dei rientri pomeridiani settimanali da due ad uno, ha agito in linea con quanto previsto dal contratto collettivo integrativo aziendale, frutto di un accordo firmato il 22 dicembre scorso da Direzione e organizzazioni sindacali".

"Tale accordo stabilisce una standardizzazione dei profili orari per tutti i dipendenti in modo da uniformare il trattamento della gestione delle presenze e assenze del personale del comparto (non dirigenziale) ed evitare una personalizzazione e frammentazione dei profili orari che potrebbero inficiare la corretta organizzazione delle attività aziendali e l’ottimale funzionamento delle strutture".

L’orario di lavoro, di trentasei ore settimanali articolate su cinque giorni lavorativi comprensivi di due rientri, è stato determinato in base a criteri precisi finalizzati ad ottimizzare le risorse umane, migliorare la qualità delle prestazioni, erogare i servizi sanitari e amministrativi anche nelle ore pomeridiane per rispondere alle esigenze dell’utenza. L’accordo prevede una flessibilità di ingresso e di uscita di quindici minuti; trenta per i lavoratori pendolari.

Ulteriori deroghe alla standardizzazione degli orari sono previste dalla normativa vigente in situazioni di grave disabilità. In particolare, per l’assistenza allo stesso figlio con handicap, i diritti sono riconosciuti ad entrambi i genitori che possono fruirne alternativamente. "Come riferito dallo stesso direttore del Distretto", si legge ancora, "alla dipendente in questione, a cui va tutta la solidarietà della Direzione per la difficile situazione familiare, è stato consigliato di  avvalersi degli strumenti previsti dal contratto, ma la stessa ha comunicato che ne usufruisce già il marito".

"Altri dipendenti - conclude la Direzione Generale - hanno in famiglia situazioni analoghe. Gli strumenti a disposizione dell'Azienda, previsti dalla normativa e concordati con le stesse organizzazioni sindacali, purtroppo, sono questi. In ogni caso, la Direzione porterà all'attenzione dei sindacati l'istanza della lavoratrice in questione per verificare se sia possibile trovare una soluzione che rispetti contemporaneamente le singole esigenze e i diritti di tutti, a tutela del principio di equità sociale".

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