"Falso racconto e grave danno di immagine alla città". Il sindaco di Monte contro lo chef: "Inventa una storia all'anno"

Dopo le precisazioni sull'accaduto ("mero errore di interpretazione di una ordinanza da parte della polizia locale") il sindaco si chiede: "Perché un ristoratore trasforma una vicenda nella più negativa sceneggiata promozionale che una città turistica e d’arte possa meritare?" 

Immagine di repertorio

"Un nefasto disegno comunicativo artatamente messo in piedi, per raggiungere un non precisato scopo". Bolla così, il sindaco di Monte Sant'Angelo, Pierpaolo D'Arienzo, la polemica avviata con la polizia locale da parte di un ristoratore della zona, multato per aver servito un vino di pregio in calici di vetro (e non di carta).

"Pensavo che con la breve spiegazione fornita ieri su quanto accaduto a un ristoratore locale, multato ingiustamente per aver servito su aree di pertinenza vino in bottiglia e in calici di vetro, la vicenda si potesse chiudere definitivamente rubricando il tutto come un mero errore di interpretazione di un’ordinanza sindacale da parte di un operatore della polizia locale", spiega pubblicamente il sindaco. "Il malcapitato avrebbe dovuto semplicemente presentare una memoria difensiva in carta semplice e la multa da 100,00 euro sarebbe stata revocata in autotutela dall’autorità competente in meno di mezza giornata".

"Il ristoratore - continua - avrebbe potuto continuare a servire buon vino in bottiglia e in calici di vetro e i suoi clienti a degustare ottimi prodotti in una delle più splendide piazze della città. Ma dopo aver letto e notato la grande diffusione che ha avuto la notizia, rimbalzata su quotidiani online e testate di settore, mi rendo conto del nefasto disegno comunicativo artatamente messo in piedi, per raggiungere un non precisato scopo. Il falso racconto ha prodotto un danno di immagine alla Città dei due siti Unesco".

"Ma quello che non riesco proprio a comprendere è la ragione che ha spinto e spinge questo ristoratore ad inventarsi una storia ogni anno, al fine di finire sulle prime pagine dei giornali.
Pubblicità (occulta)? Guerriglia marketing alla Levinson? Provocazione (politica)? Manie di grandezza? Non è dato sapere. In molti ricorderanno che lui, il malcapitato, non è nuovo a questo genere di sceneggiate, tanto da inventarsi qualche anno fa una sterile polemica contro il gestore dell’Infopoint di Monte Sant’Angelo che aveva semplicemente risposto ad una richiesta di informazioni di un gruppo di turisti, descrivendo in modo veritiero il tipo di cucina, le quantità servite e il prezzo applicato nella sua struttura".

"Apriti cielo, direbbe qualcuno! La polemica finiva presso gli uffici della Regione Puglia e il sottoscritto era costretto a spiegare che si trattava di un incidente, neanche tanto diplomatico visto che lui, il malcapitato, si era addirittura rifiutato di recarsi in Comune, su espresso invito del Sindaco, per un incontro chiarificatore tra le parti interessate. Per non parlare, poi, della polemica ribattezzata dei “Si Vende”. Lamentandosi per una riduzione a suo dire drastica dei flussi turistici registrati presso la sua struttura, il malcapitato affiggeva su alcune porte di immobili chiusi da decenni e su quelle del suo ristorante e locale notturno i famosi cartelli “Si Vende” usati nelle compravendite, in segno di protesta. Scattava quindi delle foto alle porte chiuse con sopra i cartelli e le inviava ai giornali, dicendo che molte strutture avevano chiuso i battenti a causa dell’assenza di politiche di rilancio del settore turistico a Monte Sant’Angelo".

"Calo di presenze che, purtroppo per lui e per fortuna per gli altri, non veniva confermato dai dati ufficiali 2018 che, invece, facevano registrare un aumento seppur minimo delle presenze (circa 2000 in più rispetto al 2017), con un importante balzo in avanti della componente straniera (+ 4000 rispetto all’anno precedente). E infine la sceneggiata di ieri, veicolata con una immagine di una bottiglia di plastica contente del vino rosso e di due bicchieri sempre di plastica, pieni a metà.
Tutta la vicenda, se raccontata attorno ad un tavolo con sopra un calice con vero Brunello di Montalcino del ‘97 al posto di un vino trasandato della casa utilizzato dal malcapitato ristoratore per mettere su la sceneggiata, avrebbe provocato non poca ilarità anche nel sottoscritto".

Conclude D'Arienzo: "Invece l’accaduto è di una gravità assoluta, non tanto per la vicenda in sé, ma per l’immagine distorta della nostra città proiettata all’esterno. Da ieri infatti tutto il mondo sa che, nei nostri ristoranti, il vino viene bevuto in bicchieri e bottiglie di plastica, in barba alla qualità e al buon senso! Allora mi chiedo perché? Perché un ristoratore si spinge a tal punto da trasformare una vicenda, seppur dipesa da un errore umano, nella più negativa sceneggiata promozionale che una città turistica e d’arte possa meritare? Al malcapitato mi permetto di dare un consiglio: il mescolare ingredienti genuini, porta a creare piatti immortali che parlano di territorio, di tradizioni e di comunità; il mescolare menzogne può portare soltanto a creare minestre scaldate che prima o poi i clienti si stancheranno di mangiare. Ad maiora!"

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