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Giovedì, 26 Maggio 2022
Economia

Oltre 2mila donne hanno chiesto aiuto ai Cav. L'impegno della Regione: "500.000 euro per percorsi di autonomia"

L’8 marzo della Regione Puglia. Presentate le azioni per l’indipendenza, l’autodeterminazione e l’empowerment delle donne vittime di violenza. Nell'occasione, sono stati diffusi i dati del monitoraggio degli accessi ai Centri Anti Violenza e alle Case Rifugio nel 2021

Sono state presentate questa mattina, nella sede della Regione Puglia, in via Gentile,  le azioni regionali per l’autonomia e l'indipendenza delle donne che hanno subìto violenza e diffusi i dati del monitoraggio degli accessi ai Centri Anti Violenza e alle Case Rifugio nel 2021. Sono intervenuti il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano,  l’assessora al Welfare, Rosa Barone, la Direttrice del Dipartimento regionale al Welfare, Valentina Romano, e le referenti dell’area antiviolenza e dell’area  Pari Opportunità dell’assessorato al Welfare, Giulia Sannolla e Tiziana Corti. Hanno preso parte ai lavori anche la consigliera delegata alle Politiche Culturali Grazia Di Bari e, in collegamento video, Stefania Corsi del Dipartimento pari opportunità della Presidenza del Consiglio.

“Grazie per lo straordinario lavoro svolto da e per le donne”, ha dichiarato il presidente Emiliano. “Sono molto orgoglioso di voi, dell’iniziativa politica e della capacità amministrativa che si fonde con un insieme di azioni concrete come quelle presentate oggi. Sono azioni che incidono sulla realtà con una determinazione competente che è un elemento di forza del sistema Puglia sia dal punto di vista della coesione sociale sia dal punto di vista delle uguaglianze, delle pari opportunità e del saper essere competitivi. Le donne hanno la capacità di dare al gruppo, alla squadra un elemento di forza, di saper tenere il passo della modernità, dell’innovazione tecnologica, dell’innovazione di processo e, più in generale, dello schema di vita della nostra società, anche in un momento storico così duro e complicato. Penso alle donne ucraine, che arrivano in Puglia, con i loro figli, lasciando spesso i loro mariti coinvolti nei combattimenti: penso alla loro energia, alla loro capacità di raccontare il dramma  ucraino nelle tv occidentali. E’ la forza delle donne di saper raccontare la verità, di trasmetterla non solo con le parole ma anche con gli occhi con grandissima efficacia”, ha spiegato.

“Tante sono state le iniziative che in questo periodo e nel corso della pandemia sono state adottate dalla Puglia: voglio ringraziare l’onorevole De Simone che ha dato forza a tutto il gruppo di lavoro insieme all’assessore Barone nel fare cose davvero incredibili. Penso all’agenda di genere, cosi come al lavoro per dare voce e punto di riferimento ai tanti casi di brutalità e violenza nei confronti delle donne. Le donne hanno preso consapevolezza di non essere sole, di essere sostenute e difese dalle istituzioni,  contribuendo anche ad avviare un percorso di rieducazione e ricondizionamento generale del modo di pensare al maschile. La riflessione complessiva è che la regione sta realizzando un processo di grande utilità anche per ridurre il numero dei reati. Ci auguriamo che la delibera regionale che abbiamo approvato proprio in occasione della giornata dell’8 marzo, sia uno strumento prezioso per ridurre il gender gap, elemento fondamentale per l’assegnazione dei finanziamenti  previsti a vario titolo da bandi e avvisi regionali. E’ una scelta, la nostra, che ci auguriamo faccia da apripista anche per una serie di azioni, al fine di contribuire a cambiare la testa degli uomini e la loro condizione di pensiero di tipo ancora patriarcale”.

“Voglio dedicare questa giornata alle donne ucraine”, ha esordito l’assessora Barone.  “Oggi 8 marzo, giorno in cui si celebra la donna, è importante ricordare come la Regione Puglia, da anni sia impegnata per la parità di genere e per supportare l’autonomia e l’indipendenza delle donne. Anche nel nuovo Piano Regionale delle Politiche Sociali e nell’Agenda di Genere il tema della parità di genere  è centrale, come quello della prevenzione e del contrasto alla violenza di genere  e degli interventi per supportare e valorizzare le donne e i minori vittime di maltrattamenti. L’obiettivo di favorire l’empowerment e l’autonomia delle donne, sole o con i figli”.

Nel 2021 sono stati 2276 i nuovi accessi  ai CAV (Centri Anti Violenza), un dato più alto rispetto ai 2059 accessi del 2019.  Le donne sono di nazionalità italiana per l’88% dei casi e il 72% ha figli. Il 66,5% si rivolge spontaneamente ai CAV Fra gli autori delle violenze figurano prevalentemente il partner e l’ex partner, che rappresentano complessivamente l’81,9% dei casi. Le donne più “esposte” alla violenza sono le coniugate e conviventi (46,5%), seguono le donne nubili (28,6%) e le donne separate/divorziate (24,9%). La violenza è trasversale alle fasce di età, ai titoli di studio, alla condizione lavorativa anche se la percentuale più alta viene registrata tra donne che hanno età compresa tra i 30 e i 49 anni (56,7%). Anche nel 2021 la violenza prevalente è stata quella psicologica (45%), seguita da quella fisica (40,1%) e dallo stalking (6,9%). Altro dato da evidenziare è la violenza economica denunciata dal 46,8% dei casi quale terza forma di violenza subita. Sul totale delle donne seguite dai centri antiviolenza, nel 2021 ha denunciato il 43,1%, contro il 52,3% del 2019. La percentuale di donne con un’occupazione stabile è ancora piuttosto bassa, attestandosi al 29,2%, a fronte del 43,6% di donne senza occupazione e del 18,5% di donne con un’occupazione precaria e, quindi, con una fonte di reddito incerta. Le donne allontanate per motivi di sicurezza e messe in protezione nelle case rifugio di primo livello sono state 114 (contro le 70 del 2019 e le 113 del 2020).  Le donne con figli rappresentano il 63,2% del totale e sono 126 i minori che hanno seguito le madri nelle case (nel 2019 erano 57, 106 nel 2020).  Nel corso del 2021, presso le 7 case operative di seconda accoglienza per i percorsi di semi autonomia, gestite dai centri antiviolenza, sono state accolte 15 donne con 13 figli. Complessivamente le risorse finanziarie destinate alla prevenzione e contrasto della violenza  sulle donne, per il  2022-23, ammontano a circa 4 milioni di euro.

“La novità che presentiamo oggi - ha proseguito Barone -  è rappresentata da una misura per cui abbiamo stanziato ben 500.000 euro, risorse destinate ai percorsi di autonomia delle donne prese in carico, per il biennio 2022/23 che vanno ad aggiungersi, con interventi flessibili e personalizzati, alla misura regionale del ReD (reddito di dignità). Le donne potranno così pagare affitti di appartamenti, utenze, corsi professionali specifici. Il  target principale sarà in primis quello delle donne disoccupate o inoccupate, il cui progetto personalizzato di fuoriuscita dalla violenza preveda la riqualificazione e l’inserimento lavorativo,  ma anche quello delle donne occupate il cui progetto personalizzato preveda il miglioramento della condizione economica e professionale. La modalità di gestione degli interventi, così come già sperimentato per altre misure regionali, deve essere integrata tra enti locali, centri antiviolenza, servizi per il lavoro, imprese sociali per il reinserimento lavorativo e dovrà prevedere forme di partenariato con aziende e imprese locali, preventivamente sensibilizzate. La Regione Puglia ‘non se ne lava le mani’ per riprendere il claim dello spot  radiofonico lanciato in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne e che oggi riprende la programmazione per una settimana”

“La Regione riveste un ruolo fondamentale - ha dichiarato la direttrice del Dipartimento regionale al Welfare, Valentina Romano -  sia per portare a compimento azioni di sistema necessarie  per riequilibrare le differenze territoriali, che per innalzare in maniera omogenea gli standard di qualità dei servizi per il contrasto alla violenza di genere e per i percorsi per l’autodeterminazione e l’indipendenza delle donne vittime di violenza, con o senza figli. Il tutto attraverso tavoli interassessorili  e una task-force permanente antiviolenza, quest’ultima volta al confronto e alla concertazione dei diversi sistemi chiamati ad intervenire e quale organismo tecnico di supporto. È  stata dimostrata, negli anni, l’importanza anche di un livello di governance presidiato da un tavolo per il coordinamento della rete territoriale antiviolenza e dalla rete operativa territoriale antiviolenza (Centro antiviolenza, Casa rifugio, Servizi sociali e sanitari, Pronto Soccorso, Forze dell’Ordine) per prendere in carico e proteggere le donne vittime di violenza insieme ai loro figli. La crisi pandemica ha accentuato disuguaglianze di genere pre-esistenti, colpendo non solo le donne con occupazioni precarie e temporanee, ma anche le lavoratrici autonome, e coloro che sono rimaste ai margini del mondo del lavoro, generando nuove forme di discriminazione che necessitano di risposte tempestive Da qui la scelta di destinare un intervento specifico del ReD alle donne vittime di violenza”.

“La collaborazione con la Regione Puglia è ormai quotidiana - ha sottolineato Stefania Corsi - e si traduce in un confronto legato allo scambio di idee per implementare le azioni per le donne. La collaborazione sinergica e quotidiana con i diversi attori delle reti territoriali è importante, con modelli differenti in base alle regioni. Dai dati del report Istat emerge che a marzo 2020 15.000 donne hanno denunciato episodi di violenza,ma si evidenzia anche come la struttura della rete antiviolenza abbia risposto prontamente alla richiesta di aiuto delle donne. Lo scorso novembre è stato adottato il piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne per il 2021-23, con provvedimenti per l’inserimento lavorativo, e sono state stanziate risorse stabili nella finanziaria 2022. L’obiettivo del lavoro che stiamo portando avanti è dare vita a soluzioni che diano risposte concrete alle effettive esigenze delle donne”. “Dal punto di vista culturale  - ha concluso la consigliera Di Bari - ci stiamo impegnando per la parità di genere e per contrastare la violenza di genere. C’è tanto da fare e stiamo dando vita a iniziative importanti grazie alla collaborazione tra le diverse reti. Stiamo lavorando in maniera congiunta tra i diversi assessorati e il Consiglio regionale per la condizione lavorativa e per un cambiamento del paradigma culturale”.

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