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Notte dei Musei, Piemontese: “Una rete per la gestione dei beni culturali di Capitanata”

Il segretario provinciale del PD e candidato al Consiglio regionale della Puglia: "La Capitanata non è più solo mare per soli tre mesi l’anno: sono numerosi i fermenti che indirizzano verso un turismo attivo, responsabile e sostenibile"

La Notte dei Musei come una grande rete per la gestione avanzata dei Beni Culturali della Capitanata. E’ questa la visione d’insieme di Raffaele Piemontese, segretario provinciale del Partito Democratico e candidato al Consiglio regionale della Puglia.

Alla vigilia della Notte dei Musei, in programma dalle 20 di oggi in tutta Italia, Piemontese riprende i dati relativi alle affluenze annue nei principali siti di interesse storico, artistico e culturale che abbiano servizi organizzati, nella provincia di Foggia. “La più potente trasformazione apportata dal decennio di governo del centrosinistra, i significativi sforzi per rendere attrattivo il territorio e destagionalizzata l’offerta turistica devono fare il salto di qualità che serve a una grande provincia che ha potenzialità in gran parte sottoutilizzate”, spiega.

“La Capitanata non è più solo mare per soli tre mesi l’anno – osserva Piemontese – perché sono numerosi i fermenti attenti alle nuove dinamiche dei flussi mondiali che indirizzano verso un turismo attivo, responsabile e sostenibile. Un turismo curioso e desideroso di fare esperienze, favorite dalla conoscenza e dalla valorizzazione del patrimonio storico, artistico, architettonico, culturale, ambientale, paesaggistico e delle tradizioni e tipicità. Il punto su cui focalizzerò il mio impegno – dice il candidato alle elezioni di domenica 31 maggio – è la gestione integrata della rete dei beni culturali dell’intera provincia, coinvolgendo i Comuni, i GAL, le Diocesi e i soggetti privati. La ventina dei nostri siti interesse storico, artistico e culturale che hanno un minimo di servizi e forme evolute di gestione attraggono attualmente circa 54 mila visitatori l’anno: troppo pochi”.

Ma sarebbe miope non considerare che biglietteria, spese di funzionamento, presenza di parcheggi, guardaroba, bookshop, caffetterie, possibilità di visite guidate, servizi per l’infanzia e per i disabili, archivi e centri di documentazione, biblioteche o laboratori, giorni e modalità di apertura flessibili sono costi che il sistema istituzionale non riesce più a fronteggiare. “L’idea – conclude Piemontese – è elaborare uno specifico Piano di valorizzazione che mobiliti il privato economico e il privato sociale, assecondando una tendenza che sta sviluppando ovunque in Italia lavoro e occupazione creativi. Gli strumenti di legge ci sono, dall’articolo 112 del nuovo Codice dei Beni culturali ai Piani integrati di valorizzazione e gestione previsti nella Legge regionale 25 giugno 2013, n. 17 Disposizioni in materia di beni culturali”.

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