Martedì, 16 Luglio 2024
Economia

La Puglia tra le regioni meno ricche, solo tre regioni hanno un pil più basso

Secondo i dati pubblicati nel Rapporto Annuale di Istat, il Pil pro capite della Puglia è il quarto più basso in Italia (19mila euro). Basso è anche il tasso di occupazione giovanile. La crisi post Covid ha accentuato il gap tra Nord e Sud

Il divario tra Centro Nord e Mezzogiorno è ancora lontano anche da una semplice riduzione. Lo conferma la classifica del Pil pro capite nelle regioni italiane, che vede le ultime sette posizioni tutte occupate da regioni del Sud. Non buona la situazione della Puglia, che tiene alle spalle solo Calabria, Sicilia e Campania, con un pil pro capite di 19.000 euro, dato che fa impallidire se confrontato con quello del Trentino-Alto Adige – il più alto in Italia – che si attesta sui 42300 euro. Se le retrovie sono dominate da regioni del Mezzogiorno, la top five, invece, è appannaggio del centronord.
Sono alcuni dei dati presenti all’interno del Rapporto Annuale Istat che fotografa la situazione del Paese. Il rapporto evidenzia come la crisi economica del 2008 e quella determinata dalla pandemia “hanno reso complessa la geografia socio-economica dell’Italia incidendo, quasi sempre in modo negativo, sui divari territoriali preesistenti”. 

A partire dal 2000, sia per il Pil pro capite sia per il tasso di occupazione giovanile, si conferma il persistere di un differenziale negativo piuttosto marcato tra le regioni del Mezzogiorno e il resto del Paese: “Per quanto riguarda l’evoluzione di medio-lungo periodo del Pil pro capite, con il generale rallentamento della crescita a livello nazionale si rileva una persistenza del divario del Mezzogiorno, maggiormente interessato dall’onda lunga della crisi del 2008. Nel 2015 il differenziale di Pil del Mezzogiorno con il resto del Paese è di circa 14 mila euro pro capite (-43,8 per cento rispetto al Centro-Nord) e aumenta visibilmente nel 2019. La pandemia ha avuto un impatto negativo soprattutto sul sistema produttivo del Centro-Nord, ma la performance di Sud e Isole nello stesso periodo è risultata comunque piuttosto modesta. Il 2021, ultimo anno per cui sono disponibili le informazioni a livello territoriale, si caratterizza per un rimbalzo del Pil nazionale (+ 6,7 per cento), ma secondo dinamiche territoriali difformi: la ripresa appare più rapida e intensa nel Nord (+7,5 per cento nel Nord-ovest; +7,1per cento nel Nord-est) rispetto al Centro (+5,9 per cento) e al Mezzogiorno (+6 per cento)”. 

La crisi ha generato conseguenze negative anche sui livelli di occupazione. La leggera crescita successiva al 2015 si è arrestata nei primi mesi del 2020, quelli dell’inizio dell’emergenza pandemica. Il progressivo indebolimento dell’occupazione ha interessato soprattutto i giovani del Sud: “Nel 2020 risultano occupati 8 giovani su 10 nel Centro-Nord (82,4 per cento al Nord e 74 per cento nel Centro Italia) a fronte dei 5 circa nel Mezzogiorno. Il differenziale negativo è molto consistente: 3 giovani occupati in meno ogni 10 residenti nel Sud e nelle Isole. Il quadro di sintesi sul posizionamento delle regioni italiane in termini sia di Pil pro capite, sia di tasso di occupazione giovanile conferma che le realtà del Nord e in parte del Centro presentano un assetto socio-economico più dinamico e robusto. Di converso, le regioni meridionali confermano il divario in termini di debolezza socio-economica, accentuata in alcuni casi specifici (Calabria, Sicilia, Campania). Si nota inoltre un arretramento più marcato sul fronte dell’occupazione e per le regioni più deboli del Mezzogiorno, oltre che per Umbria e Marche”.

Quando si parla di gap tra Nord e Sud, il discorso scivola automaticamente sulla autonomia differenziata: “Negli ultimi 20 anni la Puglia è stata governata dal centrosinistra con sindaci del capoluogo e presidenti della Regione che hanno avuto una visibilità mediatica e carriera politica anche a livello nazionale: da Nichi Vendola a Michele Emiliano, passando da Antonio Decaro. In questi anni la Puglia è sempre rimasta nelle ‘Regioni-Obiettivo 1’ (al contrario di altre regioni come Molise, Abruzzo e Marche che negli anni sono riusciti a uscire da quel target di ‘Regione che ha più bisogno di aiuto’), per questo ha ricevuto ingenti finanziamenti europei e nazionali, ma ci ritroviamo al 17esimo posto, eppure non c’è stata nessuna Autonomia differenziata o un controllo centralizzato del Governo nazionale a ‘frenare la crescita’. La Regione Puglia ha potuto spendere e spandere come ha voluto le risorse, ma il divario con le Regioni del Nord è aumentato sempre più. Il perché è presto detto: politiche sbagliate e risorse impiegate in spesa corrente, non sono state realizzate importanti infrastrutture”, l’accusa del presidente regionale di Fratelli d’Italia Francesco Ventola in una nota pubblicata stamani. 

“Stando così le cose appaiono più chiare le motivazioni che stanno alla base delle continue lamentele e polemiche di Emiliano e Decaro che da quando c’è il Governo Meloni, in questi giorni non fanno altro che agitare lo spettro dell’Autonomia differenziata per spaventare i pugliesi e dire che la Puglia sarà più svantaggiata di altre Regioni del Nord, che crescerà meno ma perché oggi, senza autonomia differenziata, com’è la situazione? L’Istat – aggiunge Ventola – ci rimanda un quadro disastroso, provocato dalle loro politiche e quindi per distogliere i pugliesi da questa realtà la buttano nella polemica pretestuosa e dannosa.
Invitiamo, perciò, Emiliano ad affrontare seriamente e nelle sedi istituzionali i problemi che ci sono e cercare soluzioni insieme, ma per farlo dovrebbe ammettere che ha governato male e portato la Puglia a essere fra le regioni più povere”. 

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