Biccari #Chiusopertagli, non è solo: altri 564 Comuni in Italia seguono Mignogna

Dalle parole ai fatti, il sindaco Mignogna ha provocatoriamente serrato le porte della sede municipale, per contestare l’inesorabile e drammatica riduzione dei trasferimenti statali. I motivi della protesta civica

Gianfilippo Mignogna

A Biccari il Comune è “chiuso per tagli”. Ma non è solo in questa protesta civica. Attorno, 564 amministrazioni hanno aderito alla protesta ispirata in tutta Italia dai sindaci dei Monti Dauni, in primis Gianfilippo Mignogna. I social hanno fatto il resto.

Dalle parole ai fatti, lo stesso Mignogna ha provocatoriamente e simbolicamente serrato le porte della sede municipale, per contestare l’inesorabile e drammatica riduzione dei trasferimenti statali. In provincia di Foggia, massiccia adesione con Alberona, Casalvecchio, Castelnuovo della Daunia, Castelluccio Valmaggiore, Celle San Vito, Faeto, Motta Montecorvino, Panni, Roseto.

Nella piazza antistante il Comune, Mignogna - accompagnato dal suo vice Francesco Sessa, assessori e consiglieri - ha spiegato alla stampa ed ai cittadini il perché della protesta civica, annunciata nel corso della conferenza stampa in Provincia martedì scorso. “Siamo passati dagli oltre 955mila euro del 2008 – ha spiegato – ai 15mila di quest’anno”.

“La situazione ha iniziato a precipitare in maniera preoccupante a partire dal 2012, quando dal Governo centrale di Roma abbiamo visto corrisponderci 768mila euro, fino al tracollo del 2014 con 161mila euro e lo schiaffo di quest’anno con poco più di 1000 euro al mese. La casta chiede sacrifici a tutti, tranne che a se stessa. In particolare, le aree montane sono state penalizzate”.

Dal Ministero delle Finanze, il Comune di Biccari per il 2015 si è visto assegnare 196.733,03 euro dallo Stato (con un taglio di 94mila euro rispetto al 2014) a titolo di Fondo di solidarietà, ma deve contribuire a Roma, per meccanismi compensativi in base ai quali una parte del Fondo è alimentata dalle stesse quote di partecipazione dei Comuni per essere redistribuita agli stessi, restituendo 181.464,64 euro (pari al 38,23% dell’Imu da incassare). In pratica, tra “dare” e “avere”, lo Stato ha trasferito al Comune di Biccari soltanto 15mila euro.

Sullo sfondo, l’introduzione di soppiatto, lo scorso dicembre, dell’Imu agricola da cui Biccari era esentata fin lì in quanto Comune montano. Ma in quei giorni Matteo Renzi decise che potessero mantenere lo status soltanto quelle realtà le cui sedi municipali si trovano ad oltre 600 metri di altitudine. Insufficienti i 450 degli uffici biccaresi, con Mignogna che trasferì simbolicamente scrivanie e computer a 900 metri sul Monte Cornacchia.

E poi c’è il Patto di Stabilità da rispettare: “Vincoli simili - commenta Mignogna - impediscono ad un Comune in difficoltà come il nostro di partecipare a bandi per il superamento del dissesto idrogeologico o di qualsiasi problema peculiare ed urgente del nostro territorio, se c’è da assicurare un cofinanziamento. Così come non riusciamo per la stessa ragione a realizzare i lavori di somma urgenza dopo i frequenti e devastanti fenomeni atmosferici. Insomma, ci impediscono pure di utilizzare i nostri stessi risparmi”.

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Il tutto, costringendo a mirabolanti equilibrismi per non vessare la popolazione con l’aumento delle tasse locali ed il mantenimento dei servizi essenziali. A luglio i Piccoli Comuni, i più vessati da tagli e riforme, si erano incontrati in Piazza Montecitorio a Roma. Ora, dopo la serrata generale del 2 ottobre, occorre andare oltre. “A breve con Associazione Nazionale Piccoli Comuni Italiani e quella dei Comuni dimenticati ci incontreremo – fa sapere Mignogna – per elaborare una proposta di legge di iniziativa popolare a favore dei Piccoli Comuni”.

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