Tagli alla politica per risparmiare, ma i consiglieri si rifiutano: proposta respinta

In conferenza capigruppo è arrivata ka proposta di delibera che taglia di quasi il 50% il costo del loro funzionamento, che oggi pesa per 600mila euro all'anno sulle casse comunali

Immagine di repertorio

Tempi di magra per il comune di Foggia alle prese con la previsione di un minor gettito fiscale da parte degli uffici finanziari e l'ulteriore scure sui trasferimenti ministeriali decisa da Roma per il 2015. Il bilancio va fatto quadrare entro la fine di luglio, quando il consiglio si dedicherà al documento finanziario.

Accade così che, dopo aver paventato il tagli ai servizi alla collettività, anche ai consiglieri comunali si chiede di fare la loro parte. A partire dagli organismi considerati più gravosi per le casse di corso Garibaldi, a fronte, spesso, di una discutibilissima produttività: le commissioni consiliari, ad esempio, tema "resistente" rispetto al quale non si è mai riusciti ad intervenire sino ad oggi.

In conferenza capigruppo arriva questa mattina una proposta di delibera che taglia di quasi il 50% il costo del loro funzionamento, che oggi pesa per 600mila euro all'anno sulle casse comunali. La proposta degli uffici finanziari ne avrebbe fatti risparmiare 190mila. Come? Prevedendo non più di 8 commissioni al mese fino a dicembre 2015; dal 2016 il taglio diverrebbe "strutturale" con non più di 13 incontri. Numeri questi che stanno provocando parecchi mal di pancia in queste ore nei consiglieri. La riunione politica di maggioranza convocata questa mattina si è conclusa con un rifiuto della proposta ritenuta "troppo rigida". La stessa cosa evidentemente accadrà in conferenza capigruppo.

Ed il motivo è presto detto: con le loro 20 commissioni mensili (quasi una al giorno) ed un gettone pari a 75euro, un consigliere riesce a percepire fino a 1150 euro mensili oggi. L'unico ad avere rinunciato al gettone è il consigliere del PD, Alfonso De Pellegrino. Il resto dell'assise partecipa a quasi tutte le riunioni. Cifre che sommata ai rimborsi ai datori di lavoro (la fetta più consistente), portano Palazzo di Città a sborsare annualmente qualcosa come 600mila euro. Costi non più sostenibili evidentemente oggi secondo gli uffici finanziari a fronte dei tagli e, a maggior ragione, degli ulteriori sacrifici che si andranno a chiedere alla collettività. Ma il tentativo della politica in queste ore è quello di giocare al rialzo. Per sé.

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