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Immagine di repertorio

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"Talenti sprecati o poco valorizzati”. Formazione mirata per 60 aziende foggiane: al via progetti per mezzo milione di euro

Fondimpresa ha completato l’istruttoria rispetto ai piani e interventi formativi presentati in tutta Italia. E sono stati valutati positivamente i progetti elaborati da due Consorzi, entrambi partecipati da ADTM, società foggiana di consulenza strategica alle imprese

Subito dopo Pasqua circa 60 realtà produttive della provincia di Foggia possono cominciare le loro attività formative con cui qualificare o riqualificare i propri dipendenti, grazie a progetti per circa mezzo milione di euro.

Fondimpresa, il Fondo interprofessionale per la formazione continua di Confindustria, Cgil, Cisl e Uil, ha infatti completato l’istruttoria rispetto ai piani e interventi formativi presentati in tutta Italia. E sono stati valutati positivamente i progetti elaborati da due Consorzi, entrambi partecipati da ADTM, società foggiana di consulenza strategica alle imprese, focalizzata sia nella formazione finanziata che nella finanza agevolata.

“Non sono molte le realtà imprenditoriali e professionali specializzate in un settore che, malgrado il grande volume di risorse europee e nazionali a disposizione, sono frequentate pochissimo dalle imprese che così perdono occasioni importanti per tenere sempre formati e qualificati i propri collaboratori”, osserva Arduino Valerio Tribuzio, fondatore di ADTM che partecipa a un consorzio accreditato in Puglia, Lombardia e Veneto, e coordina un altro consorzio accreditato in Puglia, Lombardia, Piemonte, Lazio e Abruzzo sia per la formazione dei lavoratori di imprese di tutti i settori, sia sulle tematiche dell'ambiente e del territorio, sia sulla tematica dell'innovazione tecnologica di prodotto e di processo.

“Complici gli stop o i rallentamenti obbligati dalla pandemia – prosegue Tribuzio – stiamo osservando che, anche in provincia di Foggia, le imprese cominciano a capire che gli investimenti in formazione, coperti da fondi pubblici, se si progettano in maniera seria gli interventi, sono un fattore competitivo che fa compiere salti in avanti notevoli”. Grazie al progetto “Reload” di ADTM, la Eurolegno 2000 di Cerignola formerà i propri dipendenti su metodi e strumenti per la smart maintenance e la reliability centered maintenance, voci cardine dell’Industria 4.0.

La BitLab di San Severo, che fornisce tecnologia a centinaia di scuole pubbliche e private, attiverà interventi qualificanti per i propri dipendenti su smartworking, privacy e sicurezza dei dati, un campo di lavoro messo a dura prova in questo tempo di pandemia. Altre realtà produttive “made in Foggia” ma che giocano sul mercato internazionale come SATEL, produttore di sistemi di sicurezza, Tekna che si occupa di automazione industriale o Manta Group che è unica realtà al mondo ad assemblare le parti mobili di coda e gli alettoni dei programmi Boeing 767 e KC-46 Tanker, avranno finanziati corsi di formazione avanzati sui processi di manutenzione industriale, progettati sempre da ADTM per il programma “Atlante”.

Ma le azioni formative coprono uno spettro amplissimo, utile anche a micro-imprese: si va dalla privacy e sicurezza dei dati al visual merchandising, dalla comunicazione digitale al social media marketing, dal management per la sicurezza e qualità ambientale all’assistenza ai clienti basata sulle nuove tecnologie, dalla root cause analysis per identificare alla radice le cause di guasti o problemi al cloud computing per l’ottimizzazione dei processi di lavoro. È della settimana scorsa la ricerca “Ripensare le politiche attive per superare la crisi e far ripartire il Paese” diffusa dalla Fondazione Studi consulenti del lavoro, che ha rilevato come, negli ultimi dieci anni, per ogni 100 euro spesi per le politiche attive, la quota destinata alla formazione è scesa passando dal 50,2 per cento al 30%.

“Tutte le analisi, specie quelle che stanno dietro i fondi pubblici messi in campo dall’anno scorso per contrastare la crisi creata dalla pandemia, dal Fondo Nuove Competenze agli investimenti che si stanno prefigurando nel Piano nazionale di ripresa e resilienza pensato per attivare le eccezionali risorse del Recovery Fund - aggiunge l’esperto di ADTM – sottolineano che per l’Italia è un problema il fatto che si utilizzi poco o debolmente la formazione di base e continua nell’ambito delle politiche a sostegno del lavoro, malgrado sappiamo che abbiamo bassi livelli di istruzione e un disallineamento forte tra domanda e offerta di competenze”.

Nell’ultima rilevazione mensile di marzo del Sistema Informativo Excelsior, realizzata da Unioncamere con l’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro, il focus sulla provincia di Foggia è eloquente nell’evidenziare quali siano le competenze che si fa fatica a trovare. Nella categoria di dirigenti, tecnici e professionisti con elevata specializzazione, spicca la percentuale di circa il 70% di tecnici della sanità, dei servizi sociali e dell’istruzione che non si trovano, a causa del fatto che non ci sono ma, nel 45% dei casi, per preparazione che si dimostra inadeguata da parte di chi si candida.

Lo stesso dicasi per il 51,6% dei tecnici delle vendite, del marketing e della distribuzione commerciale e del 21,7% di progettisti e ingegneri. Tra gli impiegati, nelle professioni commerciali e nei servizi, sul mercato del lavoro foggiano si fatica a trovare o si dimostrano poco formati oltre un terzo dei commessi e altro personale qualificato che servirebbe ai negozi, agli esercizi all’ingrosso e nella grande distribuzione, il 19,3% di cuochi, camerieri e altre professioni dei servizi turistici, il 18,2% degli operatori della cura estetica, il 14% degli operatori dell’assistenza sociale, in istituzioni o a domicilio, e il 5,6% del personale di amministrazione, di segreteria e dei servizi generali.

Tra gli operai specializzati e i conduttori di impianti e macchine, in Capitanata mancano candidati o hanno una preparazione inadeguata, il 33,3% di operai metalmeccanici richiesti in altri settori, un terzo di operai specializzati nell’edilizia e nella manutenzione degli edifici, il 28,6% di conduttori di macchinari mobili, il 23,8% di operai nelle attività metalmeccaniche ed elettromeccaniche e il 18,4% di conduttori di mezzi di trasporto. “Talenti sprecati o poco valorizzati si traducono in stipendi bassi per chi lavora e occasioni di mercato perse per le imprese – conclude Tribuzio – quando invece, oltre alla formazione più accurata per i giovani, serve mettere i più adulti nelle condizioni di resistere ai cambiamenti che stanno per piombarci addosso, soprattutto in ambito tecnologico e digitale”.

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