Prezzo del Grano, quotazioni in calo. Salcuni: “Cerealicoltura del Tavoliere rischia di scomparire”

In due settimane le quotazioni del grano duro del Tavoliere sono diminuite fino ad arrivare a quota 24 euro a quintale. "Istituzioni devono dar seguito all'applicazione della legge sulla etichettatura obbligatoria dell'origine dei prodotti agroalimentari"

Il Tavoliere

“Proprio nei giorni in cui oltre 1500 autotreni stanno scaricando da una nave nel  porto di Bari ben 40mila tonnellate di grano duro proveniente dal Canada, le quotazioni del grano duro del Tavoliere diminuiscono di quasi 2,5 euro in due settimane, riducendosi a 24 euro/quintale o poco più. Di questo passo la cerealicoltura della provincia di Foggia rischia di scomparire!” 

Questo l’amaro sfogo del presidente di Coldiretti Foggia, Pietro Salcuni, nell’apprendere della ulteriore riduzione di 1,50 euro sul prezzo del grano duro operata stamattina dalla commissione prezzi della Camera di Commercio.

“Siamo assolutamente lontani dal breakeven, cioè da quel punto di equilibrio fra costi di produzione e ricavi che richiederebbe un prezzo non inferiore a 30 euro. La campagna era partita con una quotazione di circa 27 euro e negli agricoltori covava un certo ottimismo di un progressivo avvicinamento del prezzo a quel punto di equilibrio. Ma oggi che siamo a 24 euro e, come si dice, con ulteriori prospettive di ribasso, le aziende devono chiudere.

Il mio sfogo è soprattutto verso le istituzioni che non danno seguito all’applicazione della legge sulla etichettatura obbligatoria dell’origine dei prodotti agroalimentari, perché vorrei vedere se le nostre industrie della pasta che si stanno approvvigionando a piene mani di questo grano canadese, invece di mettere sulla busta immagini della nostra Puglia con tanto di bandiera tricolore, fossero costrette a caratterizzare i loro pacchi di pasta con immagini delle Montagne Rocciose piuttosto che dei Laghi dell’Ontario” aggiunge Salcuni.

Che siamo di fronte ad una speculazione lo dimostra il fatto che i dati sulla produzione italiana e mondiale di grano duro  sono incontrovertibilmente in controtendenza rispetto ad una riduzione dei prezzi infatti, in primis, la stima sui consumi del 2013 si attesta sui 36,2 milioni di tonnellate, mentre la produzione dovrebbe attestarsi sui 35 milioni di tonnellate.

E per una elementare legge della economia, questo dovrebbe significare equilibrio fra domanda e offerta e, quindi,  stabilità dei prezzi. Le scorte mondiali, inoltre, stanno toccando il minimo storico degli ultimi 6 anni, attestandosi sui 6 milioni di tonnellate, rispetto agli oltre 10 milioni del 2009.

D’accordo forse la qualità del grano di quest’anno è leggermente inferiore a quella della scorsa raccolta, che fu un’annata eccezionale, ma questo non giustifica assolutamente riduzioni di prezzo di questa portata” afferma il direttore Donnini.

“A questo punto attiveremo tutto quanto è nelle nostre possibilità per evitare una debacle delle nostre imprese agricole e spero che le istituzioni ascoltino questo grido di dolore: la valorizzazione del vero Made in Italy, l’unica risorsa che in questo momento ha la nostra economia per potersi riprendere, passa necessariamente per la trasparenza nei rapporti interprofessionali.

E la etichettatura dell’origine sui prodotti non può che essere l’arma con la quale perseguire questo obiettivo nell’interesse del nostro Paese, di chi ci lavora seriamente e correttamente e dei cittadini consumatori” conclude il presidente della Coldiretti Foggia.

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