Sul Centro accoglienza di Carlantino interviene il Consorzio 'Aretè': "Ecco come stanno le cose"

Il Consorzio siciliano, che per tre anni ha gestito il Centro di accoglienza straordinaria per migranti, risponde punto per punto alle accuse mosse

L'ostello comunale che ha ospitato il centro

L’Ufficio Stampa del Consorzio Aretè, di Trapani, in relazione all’articolo “Migranti lasciano il centro di Carlantino “ma la struttura è inservibile”. Il Sindaco: “Danni ingenti e utenze non pagate” pubblicato il 12.08.2019 dalla testata “FoggiaToday” rappresenta quanto segue.

Nel tentativo di chiarire le numerose inesattezze dell’articolo, riportiamo di seguito alcune indispensabili precisazioni. In data 11.06.2019 il Consorzio è stato convocato per lo svolgimento di un sopralluogo ai fini della redazione di un verbale dello stato di fatto dell’immobile. Al termine dei lavori, il Consorzio ha annotato nel predetto verbale che “si rileva come, all’atto della consegna della struttura in discorso, non sia stato redatto e sottoscritto alcun inventario, né sia stato formato alcun verbale di insediamento. Da ciò discende che ogni risultanza emergente dal presente verbale o successivamente è da ritenersi del tutto inconducente e non probante”. Infatti, il Comune di Carlantino non ha mai provveduto alla consegna dell’immobile e ha proceduto alla redazione di un verbale riguardante lo stato di fatto dell’immobile ben tre anni dopo il suo utilizzo!

Ne deriva che il Comune ben potrebbe addebitare al Consorzio danni a cose non imputabili a quest’ultimo, come, in effetti, accade. Leggiamo, infatti, dichiarazioni allarmanti che parlano di ingentissimi danni riportati alla struttura, in alcune testate tra i 100.000/150.000, in altre addirittura salirebbero a 200.000 euro. Cifre che sembrerebbero sparate a caso e forzatamente ingigantite nel tentativo di addurre al Consorzio responsabilità nell’ambito di una campagna mediatica diffamatoria e fortemente lesiva della nostra immagine. Eppure è dallo stesso articolo che si apprendono le dichiarazioni del Sindaco di Carlantino secondo le quali il Comune in sede di concessione dell’immobile “non ha mai provveduto a redigere un inventario aggiornato dei beni lasciati in custodia” e che “la struttura non era al meglio prima della consegna”.

Vengono sottaciuti gli interventi manutentivi posti in essere dal Consorzio, che negli anni sono stati numerosi e onerosi, ma è evidente che tutti gli interventi realizzati non potevano essere sufficienti a sanare problematiche strutturali preesistenti. In tal senso appare incredibile l’imputazione della formazione della contaminazione della legionella negli impianti idrici al Consorzio. La salubrità dell’acqua è stata garantita proprio dagli interventi del Consorzio che, avendo timore della presenza del pericoloso batterio, si è da subito adoperato intervenendo con ditte specializzate e assumendosi anche un costo non indifferente per la sostituzione di parti dell’impianto nonché di tutti i soffioni delle docce. Anche in questo caso il Comune tenta maldestramente di infamare il Consorzio, ma è evidente che proprio grazie all’attenzione del Consorzio i controlli dell’ASL, frequenti e puntuali durante i tre anni del servizio di accoglienza dei migranti, abbiano avuto esito negativo. Soltanto al termine della commessa il problema è nuovamente sopraggiunto, segno che trattasi anch’esso di un problema strutturale preesistente.

Ma soprattutto, ciò che appare gravissimo e intenzionalmente non considerato sono gli interventi posti in essere dal Consorzio di adeguamento e certificazione degli impianti esistenti e di regolarizzazione del Certificato di Prevenzione Incendi. Il Consorzio, infatti, ha partecipato sia alla gara indetta dal Comune di Carlantino che alla gara indetta dalla Prefettura di Foggia, facendo affidamento sulla documentazione ufficiale acquisita relativa all’immobile tra cui il certificato di agibilità rilasciato dal Comune di Carlantino. Il certificato di agibilità, per le citate prescrizioni di legge, doveva attestare, come in effetti attesta, l’esistenza delle condizioni di sicurezza, igiene, salubrità, risparmio energetico degli edifici e degli impianti negli stessi installati, valutate secondo quanto dispone la normativa vigente, nonché la conformità dell’opera al progetto presentato. Invece, non solo il Consorzio si è trovato costretto ad adeguare gli impianti elettrico, idrico-sanitario e riscaldamento esistenti perché inadeguati alla loro funzione, cioè l’ospitalità e l’accoglienza, ma, cosa ancor più grave, ha dovuto procedere all’adeguamento della struttura ai fini del rilascio del Certificato di Prevenzione Incendi, che non era esistente.

Nell’attività posta in essere dal Consorzio propedeutica al rilascio del Certificato, si è entrati in possesso del progetto presentato dall’allora Comunità Montana dei Monti Dauni Settentrionali al Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Foggia, approvato, ma mai realizzato. In tal senso, quindi, il Consorzio ha proceduto alla realizzazione del progetto già approvato adeguandolo alle nuove prescrizioni di legge intervenute nel tempo con un impegno economico che si aggira intorno ai € 100.000,00, importo comprendente una nuova certificazione degli impianti elettrico, idrico-sanitario, riscaldamento, ecc. poiché quelli preesistenti non rinvenuti presso l’Ufficio tecnico, ampiamente documentabili da fatture e bonifici a disposizione di chiunque ne faccia richiesta! Un impegno economico del tutto non preventivato e che certamente non sarebbe stato assunto qualora conosciuta la problematica.

Sulla scorta delle considerazioni formulate, il Consorzio ha proposto una soluzione bonaria della vicenda previa valutazione dell’investimento posto in essere anche attraverso una compensazione dei crediti vantati dal Comune a titolo di TARI e utenze idriche non ancora corrisposte, ma è evidente che il Comune, che non ci ha mai dato risconto, intende procedere per le vie legali, decisione che apprendiamo con rammarico ma che non ci spaventa affatto. Sarà quella la sede in cui si chiederà conto di tutti i danni subiti, anche di immagine, e in cui si accerteranno tutte le responsabilità in capo al Comune, anche quelle eventuali derivanti dal rilascio della certificazione di agibilità dell’immobile in argomento senza la previa necessaria acquisizione del Certificato di Prevenzione Incendi.

Per ultimo, appare infelice il richiamo ad una precedente esperienza in tema di accoglienza di migranti definitiva “più che positiva” dal Sindaco di Carlantino, eppure quell’esperienza fu terribilmente caratterizzata da un gravissimo episodio di un tentato omicidio tra i minori accolti, episodio che non può certamente essere addebitato a chi gestiva al tempo – chi opera in questo settore sa molto bene che episodi del genere vengono subiti da chi gestisce nonostante gli sforzi profusi per il mantenimento di un’ordinata convivenza – ma che offende il nostro operato che invece si è contraddistinto per l’alto livello di integrazione dei migranti accolti che mai si sono resi protagonisti di atti che turbassero la comunità locale. Trattasi, quindi, dell’ennesima infamia che ci viene rivolta, pur avendo lavorato per tre anni con serietà e professionalità nel territorio.

Ci rammarichiamo che il Sindaco non abbia, invece, rivolto una simile attenzione all’evento veramente deleterio per il Comune e cioè la chiusura del Centro che dava occupazione a diversi suoi concittadini in un territorio che non offre certo tante altre possibilità. Il Consorzio si è ritrovato da solo a chiedere tutela per i lavoratori, senza alcun supporto da parte dell’Ente locale a cui evidentemente non interessava la vicenda. Evidentemente fa più clamore gridare allo scandalo per la presenza di presunti danni subiti da una struttura che, ci si dimentica colpevolmente, era rimasta inutilizzata e in stato di abbandono da anni assumendo le forme di una cattedrale nel deserto e che tramite l’accoglienza poteva rappresentare un’opportunità di lavoro per la comunità locale.

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