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Emiliano e Musumeci lanciano il 'Patto per il Sud'. Da Foggia un nuovo protagonismo: "Basta individualismo, mettiamoci insieme"

Michele Emiliano e Nello Musumeci lanciano il patto per il Sud per un nuovo protagonismo delle regioni del Meridione in Europa e nel Mediterraneo

“Senza infrastrutture strategiche, il Sud continuerà a fare una guerra dei poveri per chi dovrà stare in fondo alle classifiche”. È impietosa l'analisi del presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, ed è solo un passaggio della sua disamina sul futuro del Mezzogiorno. A Foggia, a Palazzo Dogana, per un inedito dibattito con il suo omologo pugliese Michele Emiliano, condotto dal direttore di Telenorba Vincenzo Magistà e organizzato dal Rotary Club, si concentra sulle criticità e sui rischi che corre il Meridione Cenerentola.

Si fosse trattato di un confronto all'americana avrebbe vinto lui, e le questioni ideologiche non c'entrano. Il collega di segno opposto indugia maggiormente sui punti di forza, perlopiù sorvolando sulle difficoltà, con un marcato orgoglio pugliese che esalta le eccellenze. 

"Il Mezzogiorno arranca non perché non ha avuto denaro ma perché non c'è mai stato un modello di sviluppo", ha detto Musumeci, che rintraccia nello "spirito anarcoide" e nell'individualismo dei meridionali i principali difetti e freni. Sul Piano nazionale di ripresa e resilienza è piuttosto caustico: "È il benvenuto, ma io non mi faccio illusioni".

Secondo il suo ragionamento, se non si dovesse mettere il Sud nelle condizioni di correre alla velocità del resto d'Italia non funzionerà, e sarà praticamente impossibile completare le opere e impegnare le risorse entro il 2026. È tranchant: "Non sarà utile a fare un polo di sviluppo che possa competere con il Nord Europa e con il Mediterraneo".

La vertenza del Mezzogiorno include procedure più celeri: "Se il ponte a Genova si può fare in un anno, non si capisce perché le procedure per impegnare in tempo utile le risorse finanziarie debbano seguire metodi, lacci e lacciuoli assolutamente insopportabili con una mala burocrazia che non ha nessun interesse ad assecondare gli obiettivi della politica", ha detto ai giornalisti prima di entrare in sala.

Per lui quando si parla del Sud si parla del "futuro dell’Europa" e non di politica interna. Le sfide, secondo Musumeci, si chiamano ad esempio "desertificazione", di cui sente parlare troppo poco: "Da noi si torna al mandorleto, fico di India, colture che non hanno bisogno di acqua, che sta diventando sempre più rara in Sicilia". Le regioni meridionali, allora, dovrebbero sedersi intorno a un tavolo, una buona volta, per "capire che tipo di progetto presentare al governo Draghi". Emiliano con lui ricorda quando ci aveva provato il presidente della Regione Campania Vicenzo De Luca, ma il tentativo era miseramente fallito.

Sul Coordinamento delle regioni del Mezzogiorno, il presidente della Regione Puglia è d’accordo con Paolo Agostinacchio, che ha fatto gli onori di casa in qualità di presidente del Rotary Club Foggia e ha portato i due governatori a Foggia. Puglia, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia sono le cinque regioni dell'alleanza per aprire una vertenza con Roma.

Nelle parole di Musumeci, che vede il bicchiere mezzo vuoto, Emiliano riscontra "particolare amarezza" e vuole provare a sanarla proprio con "l'unità di intenti". E con "un afflato comune" vorrebbe superare anche le "fisime" dei meridionali campanilisti. Spenda qualche parola anche per Foggia, "cuore dell'agricoltura pugliese", che "avrebbe bisogno forse di un piano come quello messo in campo per Taranto",  e di ammansire anche il "rancore che alle volte ho visto albergare in città in maniera immotivata".

"Mi sento anche un po’ siciliano", ha detto a Musumeci appena lo ha incontrato, poi ha parlato del suo "amore sconfinato per la Sicilia, terra fuori dal comune". Presenta, però, la sua Puglia sotto la sua luce migliore, capace, grazie all'imprinting di Aldo Moro, anche di quello sviluppo abortito secondo il collega, e "prima in Italia nella spesa dei fondi europei".

"Sono convinto che dobbiamo trovare le ragioni per lo stare assieme noi presidenti del Sud - ha concluso Musumeci - Dobbiamo creare un patto per il Sud che consenta di definire un ruolo a questa parte dell'Italia che deve continuare a cercare spazi di mercato nell'Europa. Noi siamo l'essenza del popolo europeo. Ma l'Europa continentale - avverte - non ci cederà mai niente: tutto quello che saremo capaci di fare lo dovremo fare rinunciando al nostro esasperato individualismo e mettendoci assieme, cercando di capire come possiamo diventare protagonisti e centrali nella proiezione verso Sud".

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