rotate-mobile
Martedì, 17 Maggio 2022
Economia Bovino

Stefano e Nicodemo, i foggiani di Pandhora che esportano carrozzine in tutto il mondo: "Vogliamo sentirci utili per i disabili"

L'amicizia con un ragazzo spagnolo paratetraplegico ha ispirato i due amici di origini bovinesi. Dal 2016 la startup produce carrozzine super leggera, flessibili e resistenti e un propulsore elettrico. E a breve verrà lanciato il 'Li-walk'

Basta dare una breve occhiata al sito internet, alle poche parole che descrivono la mission, per farsi un'idea chiara: "Mitigare gli effetti della disabilità mettendo a disposizione delle persone affette da handicap fisici strumenti che ne supportano la mobilità". La genesi di Pandhora, startup fondata nel 2016, si condensa tutta in questa descrizione.

Una azienda giovanissima nata da una amicizia ultraventennale tra Nicodemo Di Pasquale e Stefano Troncone, cresciuta durante le estati trascorse a Bovino, e cementatasi nel tempo. Dopo il diploma, Stefano si trasferì per motivi di studio in Campania, dove presto lo avrebbe raggiunto Nicodemo, laureato in giurisprudenza e praticante avvocato. La carriera forense, però, non ispirava affatto quest'ultimo: "Per questo ho iniziato a seguire dei master che mi hanno avvicinato al mondo del marketing".

La svolta avviene nella prima metà degli anni '10 del nuovo millennio. A Napoli Nicodemo e Stefano conoscono Javier, un ragazzo spagnolo paratetraplegico (ovvero paralizzato dal collo in giù), giunto nel capoluogo campano per il progetto Erasmus. La convivenza con un ragazzo disabile aiuta Nicodemo e Stefano a cambiare visioni e prospettive di vita: "All'inizio ci spaventò, non sapendo come comportarci. Ma ben presto, Javier ci ha messi a nostro agio, grazie alle sue straordinarie doti umane. Ed è lì che abbiamo iniziato a porci degli interrogativi seri sul tema della disabilità", racconta a FoggiaToday Nicodemo Di Pasquale, direttore commerciale di Pandhora.

L'idea di Pandhora iniziò a germogliare, fino al 2016 quando Stefano, ingegnere con un dottorato di ricerca alla Federico II di Napoli, realizzò il primo prototipo di carrozzina. Non quella classica che i pochi informati possono immaginare, ma uno strumento che avesse come primo obiettivo quello di donare ogni tipo di comfort al disabile, anche i più impercettibili agli occhi di una persona senza alcuna disabilità: "Grazie ad Javier, Stefano ha pensato di applicare il principio dell'ergonomia anche alle carrozzine. Si è chiesto: se negli uffici gli impiegati lavorano su sedie che ne favoriscono i movimenti e migliorano la postura, perché questo tipo di vantaggio non può essere declinato anche per i disabili? Per questo abbiamo brevettato una carrozzina, realizzata con la stessa lega di alluminio usata per gli aerei, che possiede due caratteristiche fondamentali: flessibilità e resistenza. Caratteristiche grazie alle quali la carrozzina dissipa le vibrazioni e attutisce i colpi, soprattutto sui terreni dissestati. La carrozzina è dotata anche di uno schienale regolabile, così da consentire all'utente di cambiare facilmente postura modificando l'angolazione".

Con Javier, intanto, è nata una grande amicizia: "Ancora oggi ci sentiamo. vivere a contatto con lui è per noi stata una fonte di ispirazione. Ci ha anche aiutato a introdurci sul mercato spagnolo. Lui è di Valencia e il distributore dei nostri prodotti è a due passi da casa sua".

Il successo di Pandhora è stato subito rilevante. Grazie a un sapiente uso dei social, il nuovo prototipo di carrozzina ha fatto il giro del web, fino ad arrivare addirittura in Medio Oriente: "Fummo notati dalla società di marketing dello sceicco Al Maktoum (emiro di Dubai, ndr) e invitati a partecipare alla prima fiera internazionale dedicata interamente alla disabilità, AccessAbilities. Da lì poi è stato un crescendo".

Nell'ottobre del 2016 fu costituita la srl: "Avevamo zero risorse, ma fortunatamente il prodotto ha cominciato a piacere, sono arrivati i primi investitori e, seppur a fatica, abbiamo iniziato a produrre i primi pezzi, distribuiti nelle ortopedie d'Italia, anche a Foggia. Nel 2018 abbiamo ricevuto, attraverso un bando dedicato alle startup, un finanziamento da Banca Etica. E abbiamo vinto anche il bando Seed per il Sud di Cassa Depositi e Prestiti dedicata alle startup del Mezzogiorno a forte impatto etico. La crescita ci ha consentito di assumere personale; abbiamo preso un capannone che sorge presso il mercato San Severino tra Salerno e Avellino".

Alla carrozzina è seguito anche un altro dispositivo. Dal 2019 Pandhora ha prodotto anche un propulsore elettrico che si collega alla carrozzina: "Ci sta dando grosse soddisfazioni. Ciò che lo rende unico è la facilità dell'aggancio".

Oggi Pandhora è un fiore all'occhiello del settore, come confermano gli ingressi nella compagine societaria del gruppo Giomi (il più importante in Italia nel settore delle rsa) e di Santo Versace, attraverso il suo fondo di investimento. L'ultimo dei traguardi raggiunti risale a poche settimane fa, quando gli articoli di Pandhora sono stati esposti alla 47esima edizione della fiera Arab Health, tenutasi a Dubai: "I nostri prodotti sono piaciuti così tanto che alcuni utenti li hanno acquistati direttamente in fiera. Inoltre, abbiamo avuto l'occasione di stringere nuovi accordi di distribuzione con India, Emirati Arabi e Arabia Saudita". A oggi la startup vanta numeri da capogiro: "Contiamo 74 distributori in 24 Paesi", precisa Di Pasquale.

I traguardi della startup fondata da Stefano e Nicodemo hanno dato anche una piccola scossa sociale. Malgrado i passi avanti da fare siano ancora molti, la percezione della disabilità è cambiata (in meglio) negli anni: "A livello mediatico è una tematica che è più attenzionata. Un merito Pandhora ce l'ha, anche perché si è sviluppato molto attraverso i social. Pandhora nasce con la comunicazione". Tuttavia, al cambio di mentalità in ambito mediatico, dovrebbe seguire anche quello a livello istituzionale: "Purtroppo, registriamo ancora la tendenza da parte delle Asl a cercare il risparmio prediligendo dispositivi classici o di minore qualità. Ciò che ci contraddistingue è il rapporto quasi simbiotico che viviamo con le persone disabili. Noi organizziamo giornate per i disabili in cui loro provano i nostri ausili, a livello di piattaforme social offriamo consulenze via chat attraverso la nostra area marketing dedicata, partecipiamo alle fiere di settore. Ma soprattutto, abbiamo scelto di applicare prezzi che corrispondono ai voucher Asl per l'assistenza disabili. Non chiediamo nulla di più ai disabili quando acquistano i nostri prodotti. Il nostro obiettivo non è arricchirci, ma è quello di costruirci un lavoro che ci piaccia. In tal senso i nostri percorsi di vita ci hanno aiutato. Il mio sogno era di lavorare in un settore che mi desse soprattutto la possibilità di sentirmi utile alla società. È l'obiettivo comune che ha ispirato me e Stefano e che ispira tutti i nostri collaboratori.

Insomma, i risultati ci sono stati, ma si può migliorare: "Si può e si deve anche perché all'estero la sensibilità è decisamente più tangibile".

Nel futuro di Pandhora ci sono nuovi progetti ambiziosi: "Il profitto è chiaramente un obiettivo, ma affiancato dalla voglia di introdurre l'innovazione. Con i nostri prodotti abbiamo stravolto il mercato della disabilità, perché siamo mossi dalla voglia di sentirci utili alla causa, in un settore in cui molte altre aziende non sono andate oltre la realizzazione di prodotti standard. La nostra mentalità ci spinge ad andare oltre, a chiederci che cosa si può fare per aiutare una persona disabile a fare anche quei due centimetri di movimento col busto che il suo corpo gli consente di fare, o rispondere alle esigenze specifiche del singolo utente, anche ogni disabilità è diversa dall'altra".

Nei prossimi mesi, Pandhora lancerà nel mercato un nuovo macchinario per la riabilitazione robotica, il 'Li-walk' (la 'camminata illuminata', dove "Li" sta per light, luce), ovvero un prodotto destinato a pazienti affetti da patologie neurodegenerative o neurologiche: "È tutto merito dell'incessante attività di studio di Stefano", rivela il direttore commerciale di Pandhora: "Ha rintracciato nella dottrina gli effetti benefici delle luci infrarosse sui muscoli. Il macchinario, attraverso le luci, riscalda le fasce muscolari degli arti inferiori favorendo il recupero per chi ha subito patologie neurologiche o rallentando il decorso per chi è affetto da malattie neurodegenerative. Il prodotto sarà destinato agli ospedali e ai centri di riabilitazione: "Lo abbiamo già brevettato, siamo in attesa di ricevere dei fondi per la messa in produzione. Il tocco di innovazione è proprio dettato dalle luci. Si tratta di un progetto mastodontico, che ha un target e costi diversi. È la fase 2 di Pandhora, che entro l'estate entrerà concretamente in azione".

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Stefano e Nicodemo, i foggiani di Pandhora che esportano carrozzine in tutto il mondo: "Vogliamo sentirci utili per i disabili"

FoggiaToday è in caricamento