Gli orti sociali della ‘Siniscalco Ceci’ protagonisti della due giorni dedicata al Bio

Nutrirsi di buon cibo nutrendo anche la terra dal quale proviene: non è solo una 'mission'. Al termine del doppio evento di giovedì 20 e venerdì 21 febbraio, un bilancio di quanto detto e fatto

Cibo

L'esperienza di Emmaus e della Masseria Antonia De Vargas è un unicum in Europa, per qualità, quantità e motivazioni”. Parola di Lucio Cavazzoni, presidente di Alce Nero e Mielizia, gruppo leader del biologico e co-organizzatore insieme con la Fondazione Siniscalco-Ceci Emmaus Onlus di questa “due-giorni” che ha visto Foggia e la Masseria Antonia De Vargas al centro di una serie di dibattiti, considerazioni, momenti di scambio e di programmazione incentrati sul cibo biologico.

Molte le personalità incaricate di dare un contributo scientifico di rilievo, altrettante quelle impegnate da anni nella produzione di colture biologiche, per un doppio evento che ha avuto inizio nella serata di giovedì 20 febbraio, interamente dedicata all'educazione alimentare e all'esperienza degli orti sociali “Mamma Margherita”, per poi concludersi nell'intensa mattinata di venerdì 21, principalmente rivolta ai produttori e alla possibilità di consolidare i rapporti tra questi, quando non proprio dare vita a nuove reti in grado di reggere la sfida del biologico. “L'idea è partita dalla Fondazione Siniscalco Ceci – ha spiegato la direttrice Rita De Padova – la quale ha già certificato 300 ettari a biologico, a cui si aggiungono quest'anno altri 100 ettari”.

GIOVEDI' 20 FEBBRAIO. “La malattia di oggi è l'incapacità di entrare in relazione con gli altri: gli orti sociali volevano creare proprio questa possibilità di uscire dai condomini e di creare relazioni. Le 80 persone beneficiarie degli orti rappresentano a loro volta 80 famiglie e questa è già una piccola rivoluzione: siamo stupiti di come la gente si sia inserita in questo circuito”. Queste le parole di Don Michele De Paolis, presidente della Fondazione Siniscalco Ceci Emmaus Onlus, in apertura della due-giorni, sottolineando come nella stessa “mission” degli orti sociali “Mamma Margherita” (al centro della discussione di giovedì, intitolata “Cibo sano per star bene”) sia insito un chiaro messaggio evangelico: “Adesso dobbiamo creare e consolidare la comunità che è nata negli orti”. A Don Michele ha fatto seguito Rita De Padova, la quale ha manifestato l'intento della Fondazione da lei diretta: “Stiamo cercando di focalizzare l'attenzione su metodi di coltivazione rispettosi dell'uomo e della natura”.

“CIBO SANO PER STAR BENE”. Il docente e ricercatore dell'Università Alma Mater di Bologna (dipartimento di Scienze Agrarie), Giovanni Dinelli, ha poi anticipato i lavori dell'indomani, parlando delle forme di coltivazione che si sono avvicendate dal primo Novecento sino ai nostri giorni, facendo il punto della sfida lanciata dal biologico alla grande produzione industriale. Attilio Manfrini invece, Direttore Generale della Asl Foggia, ha sottolineato il ruolo della prevenzione nella salute dell'individuo e come questo sia strettamente connesso con l'alimentazione. A chiudere la serata, prima di una degustazione all'insegna del grano Senatore Cappelli, l'assessora alla Sanità della regione Puglia Elena Gentile, la quale ha parlato dell'intento regionale di voler “sostenere l'industria della terra, favorendo una scelta che metta a valore non solo la tradizione ma anche il legame fortissimo che la buona agricoltura può e deve avere con la salute delle persone”.

VENERDI' 21 FEBBRAIO. Creare un ponte tra Foggia e Bologna, fondato sulla ricerca e ponendo come riferimento il grano anima Senatore Cappelli, da anni al centro del lavoro tanto dell'Ateneo bolognese, quanto di quello foggiano. Giovanni Dinelli (di Alma Mater Bologna), Pasquale De Vita (ricercatore e sperimentatore) e la docente di Agronomia della facoltà di Agraria dell'Università di Foggia, Zina Flagella, hanno presentato le proprie relazioni in merito, approfondendo un discorso a tutto vantaggio dei produttori presenti alla Masseria Antonia De Vargas. Digeribilità, assimilabilità e allergenicità: questi i temi di raccordo della prima parte degli interventi, cui hanno fatto seguito le proprietà specifiche dei vari tipi di grano, senza dimenticare i valori nutrizionali centrali nel discorso biologico. D'altronde, il titolo di questa seconda giornata era piuttosto chiaro: “La scelta dei bioagricoltori: nutrire le persone, nutrire la terra”, e il presidente di Alce Nero, Lucio Cavazzoni, ha voluto rimarcarlo con il suo intervento: “Il cibo vero viene fatto per gli altri e non per il mercato. C'è molto cibo che proviene da agricoltura industriale – ha aggiunto – e che nutre male, provoca allergia, questo perché è il risultato di una forzatura industrializzata che si sta facendo alla terra e che la consuma e non le consente di offrire i suoi nutrienti più sani. L'esperienza di Emmaus – ha concluso – è un unicum anche perché siamo di fronte ad una conversione di un grandissimo appezzamento di terra con finalità prettamente sociali, con un passaggio da un'agricoltura convenzionale ad un'agricoltura biologica”.

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LA TAVOLA ROTONDA. A chiusura della due-giorni, un incontro corale il quale ha portato una serie di produttori intorno a un tavolo, con il fine di dare loro l'opportunità di scambiarsi idee, suggerimenti e proposte per il futuro, nel comune intento di fare rete e “riconoscersi” all'interno di un certo tipo di mercato. Dall'olio d'oliva al latte di produzione di bufala e di pecora, passando per i grandi rappresentanti del biologico in una terra che, come ripetuto più volte dal professor Dinelli, non a caso è considerata da sempre “Il granaio d'Italia”. Alla tavola rotonda hanno partecipato Nicola De Vita di Mulino De Vita, Benedetto Fracchiolla, Presidente Biologico Meridiano, i cerealicoltori soci Alce Nero Salvatore Pace e Maria Desiante, Fabio Zullo, Vicepresidente e responsabile agronomo Libera Terra Puglia, Cristoforo Carrino, allevatore e agricoltore biologico e Giorgio Mercuri, orticoltore biologico e Presidente Coop. Giardinetto.

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