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Paolo Giuseppe Laskavj

Paolo Giuseppe Laskavj

Al danno del virus la beffa dei 25mila euro. La dura ripresa di Paolo: "Io paralizzato nel limbo normativo"

Le valutazioni del merito creditizio continuano ad essere vincolanti. La sua azienda non è classificata come 'in bonis' e non può accedere al Fondo di garanzia. Nella sua attività, "Il Cortiletto", ha investito tutto

"Ho purtroppo constatato sulla mia persona che, ahimè, anche in questo momento storico nel quale, a mio modesto parere, sarebbe opportuno rivalutare alcuni criteri ed avere più fiducia nei cittadini e lavoratori italiani, le valutazioni del merito creditizio continuano ad essere presenti e vincolanti per molte persone ed aziende". Paolo Giuseppe Laskavj lo ha vissuto sulla sua pelle.

È un ristoratore di Lucera che dopo 17 anni di sacrifici, insieme alla moglie, si ritrova paralizzato in un limbo e con un futuro incerto all'orizzonte: non può accedere al fondo di garanzia per le piccole e medie imprese e affida il suo grido di dolore ad una lettera aperta. "Intendo evidenziare una grave incongruenza che sussiste tra quanto espresso dal ministro dello Sviluppo Economico e quanto effettivamente previsto dal decreto in termini di possibilità ad accedere al prestito garantito dallo Stato fino a 25mila euro.

In data 6 aprile, durante la conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri numero 39, il ministro Stefano Patuanelli affermava che i prestiti sarebbero stati concessi 'privi di vincoli e di valutazione del merito creditizio', ribadendo in data 27 aprile, durante l’intervista a Quarta Repubblica, 'senza valutazione del merito creditizio'".

Ma la realtà con cui lui stesso si è scontrato era diversa: "Facendo mie le parole dei giornalisti Flavio Bini e Raffaele Ricciardi nell’articolo del 17 aprile su La Repubblica, all’atto pratico, l’Associazione Bancaria Italiana non può andare in deroga alla disciplina della Commissione Europea che esclude le aziende con crediti classificati 'in sofferenza' o come 'inadempienze probabili' e quindi pone tali imprese in un 'limbo di merito creditizio', senza considerare che in media ci vogliono 12 mesi di tempo per tornare ad essere classificate come 'in bonis'. Ed anch’io, oggi, mi ritrovo paralizzato in questo limbo normativo con la mia attività dal futuro incerto".

Spiega con dovizia di particolari come sia maturata questa situazione finanziaria, ripercorrendo la sua carriera. "Dopo 14 anni di lavoro alle dipendenze presso un gruppo alimentare nel settore molitorio, pastario e dolciario, nel 2000 l’azienda chiude, lasciandomi in cassa integrazione. Decido con mia moglie di investire tutto nell’apertura di una nuova attività di ristorazione. Nel 2003 apro 'Il Cortiletto' nella mia città, Lucera. Il tutto senza avere avuto la possibilità di attingere ad alcun finanziamento pubblico, ristrutturando, tra l’altro a mie spese, parte di un edificio comunale preso, tuttora, in locazione. I motivi per il quale attualmente la mia azienda non può essere considerata 'in bonis' per poter accedere al finanziamento garantito dallo Stato risiedono fondamentalmente nei due seguenti punti: da un lato, per delle rate di mutuo scoperte al 31 gennaio 2020 e, dall’altro, per una sofferenza iniziale segnalata nel 2015 per 16.700 euro, figlia della nota crisi economica dello scorso decennio".

E che si stesse mettendo in pari con le banche non conta. Mette una dietro l'altra le cifre, al centesimo. Stava per lasciarsi alle spalle gli arretrati una volta per tutte. "A febbraio di quest’anno avevo già provveduto ad allinearmi con l’inadempimento delle rate che erano scoperte, versando alla banca con cui ho contratto il mutuo un totale di 5.796,55 euro. Inoltre, il 4 marzo ho pagato per me e mia moglie la terza rata della rottamazione Ter per un totale di 6.762,66 euro. Sempre a marzo, già in accordo con la banca, avevo anche previsto di saldare finalmente la mia sofferenza con l’ultima rata rimasta di 3.200,00 euro. Per il resto, è storia nota a tutti: dal 10 marzo la mia attività di ristorazione è stata arrestata dal lockdown dovuto al Covid19".

Paolo Giuseppe e sua moglie, quando guardano indietro, vedono anni di sudore e fatica, senza risparmiarsi. Nel 2019 la loro attività ha registrato un fatturato pari a 202.225 euro, nel 2020 ha già stimato un mancato incasso presunto per i mesi di marzo, aprile e maggio di circa 50.000 euro. "Attività gestita e portata avanti orgogliosamente da me e mia moglie, lavorando duramente senza chiudere mai per ferie in questi ultimi anni, con la massima onestà, facendo fronte a tutti gli adempimenti fiscali e bancari (rottamazione Ter, definizioni transitorie con le banche, cartelle esattoriali, Inps, ecc.) passo dopo passo".

L'amor di patria gli fa credere ancora nello Stato e auspica modifiche, tramite circolari in accordo con l'Abi e la Banca d'Italia, che diano la possibilità alle imprese che rientrano in questa condizione di avere accesso al fondo di garanzia per le Pmi con le dovute ed adeguate valutazioni del merito creditizio.

"Il finanziamento statale - scrive - sarebbe uno strumento utile, se non indispensabile, per permettere a me, come a tutti gli altri italiani del limbo, di avere la liquidità necessaria da utilizzare in ottica della prossima riapertura e per adempiere in maniera più serena ed umana a tutte le scadenze in corso e future, rimboccandoci nuovamente le maniche, nel mio caso, della giacca da cuoco".

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