Masseria Agropolis, da fiore all’occhiello a cattedrale nel deserto: costò 30 miliardi di lire

Terza giornata di ‘Sciopero al rovescio’ della Cgil di Foggia, che denuncia lo stato di abbandono della Masseria Pilota Agropolis a San Giovanni Rotondo, costruita con fondi pubblici

La Masseria Agropolis

Terzo appuntamento per la Cgil di Foggia con lo “sciopero al rovescio”, giornate d'impegno extralavorativo contro il degrado, la povertà e il disagio sociale, per migliorare la qualità e la vivibilità delle città e dell'ambiente naturale. Iniziative che stanno vedendo protagonisti lavoratori ma anche semplici cittadini, per richiamare l’attenzione delle istituzioni circa l’urgenza di misure a sostegno del lavoro, a partire dai cantieri di cittadinanza, e per l’utilizzo di risorse già assegnate per l’avvio o il completamento di infrastrutture e opere pubbliche.

Dopo le spiagge di Zapponeta e le aree verdi della città di San Severo, obiettivo della terza azione è stata l’infrastruttura pubblica che avrebbe dovuto rappresentare un fiore all’occhiello per il Gargano, simbolo e assieme strumento di politiche capaci di coniugare turismo, eccellenza agroalimentare, territorio, storia, cultura. Ovvero la Masseria Pilota Agropolis, che giace in stato di abbandono da oramai oltre dieci anni in località Pantano, nel comune di San Giovanni Rotondo.

La struttura realizzata su iniziativa della Comunità Montana del Gargano con fondi comunitari – circa 30 miliardi di lire – avrebbe dovuto rappresentare una piccola città agricola dedita ad attività alimentari, zootecniche e ricettive. Ha funzionato per alcuni anni con gestioni ora private poi pubbliche, fino alla chiusura e alla dichiarazione di fallimento. Con una serie di problemi strutturali legati anche al luogo scelto per la costruzione, un vecchio sito paludoso.

Dirigenti e lavoratori della Filcams, della Flai e della Fillea Cgil provinciale hanno testimoniato lo stato di totale incuria e abbandono di una struttura che solo qualche anno fa veniva censita nel patrimonio immobiliare dell’ente montano per un valore di 12 milioni di euro, al netto di arredi e attrezzature.

“Il paesaggio, l’agroalimentare, la cultura e la religione, se sapientemente coniugati – afferma la Cgil di Capitanata - rappresentano fattori attrattivi eccezionali per il nostro territorio, e la tenuta se non crescita dei dati sulle presenze nella nostra provincia lo dimostrano. Ma servono politiche mirate, serve far emergere la ricchezza e qualificare il lavoro, sconfiggendo le sacche di economia informale fatte di nero e bassa qualità anche dei servizi. Serve investire su professionalità che ci sono, soprattutto serve un’oculata gestione delle risorse pubbliche, e in questo Masseria Agropolis – così come il centro direzionale di Baia Campi, altra cattedrale nel deserto - rappresentano un simbolo fallimentare. Ci chiediamo se è tutto irrecuperabile e se è possibile a partire dalla Regione Puglia recuperare alla collettività quella struttura, con quel che ne consegue in termini di occupazione diretta e conoscendo la strategicità che il territorio di San Giovanni Rotondo rappresenta per i flussi turistici, per il culto di San Pio, per la vicinanza con Monte Sant’Angelo e la Foresta Umbra quindi le coste del Gargano”.

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