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La 'sanatoria' si rivela un flop. Braccianti senza documenti restano nelle mani dei caporali: "Pratiche irregolari"

Sconfortanti i numeri che emergono dall'analisi delle ispezioni effettuate dalla Flai Cgil, sulle domande di regolarizzazione e su quanto lavoro nero ci sia ancora

 

Flai Cgil fa il punto direttamente dalla 'pista' di Borgo Mezzanone, per riepilogare i dati in loro possesso relativi al numero di braccianti e di aziende regolari, sul territorio di Capitanata.

Dati sconfortanti sia sotto il piano della regolarità che sul piano dei controlli. In provincia di Foggia, nel 2019, sono stati effettuati 339 controlli da parte dell'ispettorato del lavoro. Da questi controlli, il 46% delle pratiche sono risultate irregolari. Su 171 lavoratori, ben 109 sono risultanti in nero. A seguito di questi controlli, sono state comminate sanzioni pari a 138 mila euro. 

I numeri salgono se il rapporto viene ampliato alla Puglia: su 1583 ispezioni, ben il 55,2% sono pratiche irregolari con sanzioni pari ad un milione di euro. Se si pensa che le aziende attive in Puglia sono circa 78mila, viene fuori che le attività ispezionate sono solo il 2%. Tutto questo sommerso, riferito all'anno 2019, è imputabile alla mancata presentazione, da parte dei lavoratori, delle domande di regolarizzazione.

Per l'anno 2020, con il nuovo decreto emersione del 19 maggio, le irregolarità sono rimaste alte. Uno dei gap della 'sanatoria', ritenuta inefficace da Flai Cgil, è che, per poter essere regolarizzati, è necessario essere in possesso dei documenti, cosa rara tra i braccianti immigrati. Quindi, come il cane che si morde la coda, niente documenti, niente lavoro (regolare), niente permesso di soggiorno. E in questo gioco a rimetterci sono i braccianti stessi, ancora stretti nella morsa del caporalato per poter lavorare | IL VIDEO

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