Lavori viale Giotto, la Marocco Srl: "Se il Comune non paga, disfo tutta la piazza"

La lettera aperta dell'amminsitratore Emanuele Martino: "Siamo in gravi condizioni economiche: con i miei mezzi inizierò a rimuovere e recuperare tutto il materiale che ho comprato e pagato per chiudere il covo del crollo"

Il monumento di viale Giotto

Tra speranze e promesse, tra proteste e illusioni. La crisi morde e a pagarne le spese sono soprattutto le imprese foggiane: ognuno si difende come può, a torto o a ragione. Solo pochi giorni fa, a protestare in via Gioberti, dinanzi allo stadio comunale Pino Zaccheria di Foggia sono stati stati i lavoratori della Gaia Costruzioni, ditta alla quale spetterebbero circa 220mila euro dal Comune di Foggia, quale differenza per i lavori eseguiti all’esterno dello stadio comunale.

Sull’argomento si è espresso anche Emanuele Martino, amministratore della ditta Marocco Srl, che ha raccontato quanto accaduto alla sua impresa: "Nel 2008 sono risultato vincitore di una gara d'appalto presso il Comune di Foggia regolarmente espletata, con lavori eseguiti a regola d'arte, consistenti nella chiusura del covo rimanente dal crollo della palazzina famosa di Viale Giotto. A termine dei lavori, il tecnico comunale formulò tutto il cartaceo riguardante le lavorazioni, dalla determina di affidamento lavori alla contabilità in toto: bene, dal termine dei lavori ad oggi non ho riscosso nemmeno un centesimo d ora il mio lavoro si ritrova come tante altre imprese nel faldone dei fuori bilancio, nonostante il mio fosse stato finanziato con tanto di gara d'appalto”.

Vorrei anche io affiancarmi alla Ga.ia costruzioni e comunicare al sindaco di Foggia e chi di competenza negli uffici tecnici comunali che, se entro la stessa data in cui dovrebbero essere riconosciuti e finanziati i debiti fuori bilancio ciò non dovesse accadere, anche io come loro mi recherò - mio malgrado - presso la Piazza in memoria delle vittime di Viale Giotto dove ho espletato i lavori, e con i miei mezzi meccanici, inizierò a rimuovere e recuperare tutto il materiale che ho comprato e pagato per chiudere il covo. 

Siamo anche noi in gravi condizioni economiche, avendo, per colpa di tali lavorazioni, avuto protesti e pignoramenti sia da parte di alcune aziende fornitrici e sia da enti pubblici come Equitalia ed AIPA e non è più possibile per noi aspettare altro tempo per la riscossione di questi lavori".

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