Cosa succede all’Istituto Zooprofilattico? Sos dei dipendenti ad Emiliano

Lettera fiume ai governatori di Puglia e Basilicata da parte di quaranta dipendenti. Preoccupazione per il nuovo bando di direttore generale. "Finalmente il management sta lavorando bene"

L'istituto zooprofilattico

Temono di tornare al punto di partenza, come in un imbarazzante e sfiancante gioco dell'oca. "Proprio ora che le cose cominciavano a cambiare e l'immagine dell'istituto a rilanciarsi". Sono una quarantina di dipendenti dell'Istituto Zooprofilattico di Puglia e Basilicata, che ha sede a Foggia. Negli ultimi mesi è stato bandito un nuovo avviso pubblico per l'individuazione del nuovo direttore generale dopo le dimissioni di Canio Buonavoglia, dg per neanche un anno e uscito di scena pochi mesi fa (davvero per motivi personali? Così è scritto su carta ed a quella ci atteniamo). Ma loro, i dipendenti, più scettici, non ci stanno. E scrivono una lunga lettera ai presidenti Michele Emiliano e Marcello Pittella. 

Quattro pagine fitte, dettagliate di interventi importanti che sarebbero stati effettuati sino ad oggi per tirar fuori l'ente dall'immobilismo e dalla scarsa efficienza in cui per un ventennio è stato imbrigliato.

È bene ricordare, infatti, che lo Zooprofilattico è stato guidato per venti lunghi anni dallo stesso direttore (Doriano Chiocco) e dallo stesso CdA. Un caso unico in Italia, praticamente. Dopo lunghe tribolazioni, nel 2015 Puglia e Basilicata sciolgono il vecchio consiglio di amministrazione ed aprono le finestre dell'ente, inviando aria fresca. Arriva Canio Buonavoglia, direttore del dipartimento di Medicina veterinaria all'Università di Bari, che a sua volta nomina i nuovi direttori amministrativo, il materano Pietro Tantalo, e sanitario, Antonio Fasanella, di San Ferdinando di Puglia, uno dei più grandi esperti a livello europeo in materia di antrace, referente nazionale per il Ministero. Arriva anche il nuovo CdA, presieduto da Agostino Sevi, direttore del dipartimento di Scienze Agrarie all'Università di Foggia. 

Buonavoglia, però, getta la spugna dopo pochi mesi. Acque tribolate, rapporti difficili, differenti visioni sulle decisioni da assumere, si mormora (tanto più difficili se si pensa che bisogna scardinare vent'anni di sabbie mobili). Ma tant'è. Buonavoglia se ne va e le redini della direzione generale passano, come da legge regionale, al direttore sanitario.

Nel mentre si bandisce un nuovo avviso pubblico per il ruolo di dg, tra le perplessità della stessa politica regionale che, nell'agosto scorso, dai banchi della opposizione, chiede ad Emiliano lumi sulla ratio di un nuovo, "strano" concorso “in contrasto con le norme vigenti essendo valido il precedente elenco degli idonei” e, chiede, "le motivazioni che hanno fatto venire meno, tra i requisiti richiesti ai candidati, quello dell’esperienza pregressa di direttore in posizione apicale" (il che parrebbe escludere proprio Fasanella). Preoccupazione che pervade oggi gli stessi dipendenti laddove chiedono ai presidenti regionali di preservare il lavoro sin qui condotto dal direttore sanitario (dg facente funzioni). 

"Numerosi – scrivono - sono gli atti che hanno caratterizzato il buon andamento di questo gruppo di direzione ed altrettanto numerosi sono i gravi problemi ereditati dalla vecchia amministrazione che sono stati affrontati e risolti". Tra questi, il completamento dei lavori per la Palazzina di Diagnostica virologica, in buona parte espletati nel tempo, fin negli arredi, ma rimasta vuota ed inutilizzata; l'affidamento dei servizi di pulizia e di piccola manutenzione secondo i criteri dell'offerta economicamente più vantaggiosa e, per la prima volta, rispettando il meccanismo di rotazione delle ditte "mentre era consuetudine in passato – scrivono  affidare i lavori all’interno dell’Ente alle stesse ditte"; intervento sullo stabulario con riduzione di quasi quasi due terzi dell’importo da corrispondere mensilmente per il servizio dedicato ai locali. E ancora, la ricognizione (mai fatta) dei terreni di proprietà dell'ente, un intervento, questo, che merita due righe in più. Si tratta di due appezzamenti di terreno situati a sinistra della strada statale Foggia-Manfredonia, acquistati dall'Istituto  nel lontano 1938 e nel tempo occupati abusivamente dai proprietari di particelle frontiste.

Solo nel 2015-2016 la direzione strategica ha provveduto a deliberare le azioni esecutive per il rilascio dei fondi nei confronti degli occupanti, per i quali sarebbe intervenuta anche una sentenza di condanna al rilascio dei terreni. Un tema ostico e delicato, che non farà piacere certamente alle controparti chiamate a sgomberare quei terreni, e la cui risoluzione rischia di allungarsi nel tempo in caso di ricambio al vertice.  L'Ente, allo stato, ha dato mandato a quattro legali al fine di instaurare appositi giudizi presso il Tribunale di Foggia. 

"Tanto si è fatto inoltre - sottolineano ancora i dipendenti - per avviare un processo di rilancio dell’Ente sia a livello locale che nazionale ed internazionale attraverso un notevole potenziamento dell’attività di ricerca scientifica, la stabilizzazione delle professionalità acquisite negli anni ed il reclutamento di nuove figure altamente specializzate per far fronte alla cronica carenza di personale nel ruolo tecnico/sanitario". 

"Finalmente, dopo oltre un ventennio di totale stallo e di immobilismo gestionale - concludono i dipendenti - è lecito ritenere che ci sono solide basi affinché il nostro Ente possa occupare nel prossimo futuro un posto ben più alto nella classifica dei dieci Istituti Zooprofilattici Sperimentali d’Italia sia per importanza che per numero di personale impiegato, che per qualità e quantità di servizi erogati".

Ai due presidenti ora, Emiliano e Pittella, la parola. I governatori hanno a più riprese sollecitato il ministero affinchè nomini il terzo componente della commissione che dovrà valutare i profili dei candidati al ruolo di direttore generale. Il bando, infatti, allo stato, è in una situazione di stallo per questa ragione.

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