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Domanda di invalidità civile: in 1200 attendono la risposta dell'Inps

A denunciare la vicenda è il direttore del patronato Inca CGIL Giovanni Daniele. Gravi ricadute sul piano dell'esigibilità dei diritti. Alcuni non possono usufruire della legge 104

Circa 1200 persone attendono una risposta dall'Inps di Foggia alla domanda di invalidità civile. “E stiamo parlando solo delle domande presentate attraverso il nostro Patronato”, denuncia Giovanni Daniele, direttore dell’Inca Cgil provinciale. “E meno male che l’Inps con grande enfasi si era impegnata a non superare il periodo di 120 giorni per concludere l’iter amministrativo, annunciando l’utilizzo di una procedura informatica per rendere lo scambio di informazioni tra i diversi enti più rapido”.

Questo è il risultato dell’entrata in vigore della legge 102/2009 che ha trasferito dal primo gennaio 2010 all’Inps le competenze in materia di valutazione e accertamento sanitario per il riconoscimento dell’invalidità civile e dell’handicap.

Non siamo in condizioni di monitorare la situazione, di seguire l’inter delle domande, quindi di informare il nostro assistito – sottolinea Giovanni Daniele - E quel che doveva rappresentare una rivoluzione digitale si sta rivelando un mezzo fallimento, tanto che l’Inps stesso ci chiede l’invio telematico delle domande ma anche il cartaceo”. Una situazione simile si registra in tutte le realtà italiane tanto è vero che è sceso in campo il Ce-Pa, il Centro Patronati (al quale aderiscono le Acli, l’Inca Cgil l’Inas Cisl e l’Ital Uil) che acquistando pagine sui giornali nazionali ha denunciato come su 1 milione e 800 mila domande pervenute all’Istituto nel 2010, ne sono state liquidate solo un quarto. Un numero che comprende anche una quota di istanze presentate nel 2009.

Le ricadute sul piano dell’esigibilità dei diritti sono gravi – commenta il direttore dell’Inca di Foggia - Pensiamo a quei lavoratori che in mancanza di una dichiarazione di invalidità non possono usufruire della legge 104, che prevede 3 giorni di permesso retribuito al mese per assistere un proprio congiunto. In un anno sono 30 giorni persi, che non potranno essere recuperati, per i quali magari si è stati costretti a far ricorso a persone esterne alla famiglia per chi poteva permetterselo, con ricadute sul reddito”.

"Se la situazione non si sbloccherà siamo pronti a presentare ricorsi legali diffidando l’Istituto di previdenza a rispettare gli impegni assunti, fino alla possibilità di ricorrere alla messa in mora”.


 

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