Donato Carra, una vita spesa per il Made in Italy e per la Puglia

Maestro dell'ospitalità e dell'enogastronomia internazionale e premio Internazionale Excellence del Grand Cordon d'or de la cuisine francaise

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di FoggiaToday

Ci sono persone che si riconoscono nel tricolore non solo quando si vincono competizioni sportive internazionali ma difendendo con convinzione la propria identità intesa come appartenenza ad una comunità di destino, privilegiando il made in italy, garanzia di bellezza, stile ed unicità,uno di questi è Donato Carra (Executive maitre, maestro dell'ospitalità e dell'enogastronomia internazionale e premio Internazionale Excellence del Grand Cordon d'or de la cuisine francaise).


Maitre, lei stà sacrificando la sua vita per la valorizzazione del Made in Italy e per il suo territorio pugliese , cosa mi dice a riguardo?

In una dimensione etica della vita che si riassume nel senso dell'onore, nel rispetto fondamentale verso se stessi, nel rifiuto del compromesso sistematico e nella certezza che esistono beni superiori alla vita e alla libertà per i quali a volte è giusto sacrificare vita e libertà. In Puglia , dal XVI al XIX secolo, per 350 anni della nostra storia ci sono stati giovani che morivano per fare dieci bottiglie d'olio lampante prima della scoperta dell'energia elettrica. Incredibile. Ci sono stati luoghi, uomini ed epoche, che indipendentemente, dal guadagno, hanno compreso più di oggi il valore del lavoro: il lavoro come motivo di orgoglio per se stessi e per le proprie famiglie. Un sentimento che somiglia molto alle virtù che i nostri padri ci hanno tramandato, di rispetto, ad esempio, per la patria ove si onorava una famiglia anche sacrificando la vita per il proprio Paese, e non solo con la guerra ma con il sudore della quotidianità, quella stessa patria che oggi viene trattata con superficialità o senza senno o peggio senza tutelare i nostri prodotti all'estero. Il cibo, primo diritto della dignità di una persona, associabile al lavoro, soprattutto in una nazione come l'Italia che resta per Costituzione l'unica Repubblica fondata sul lavoro, è legato quindi all'etica. Cibo ed Etica. Ma soprattutto nel caso pugliese resta saldo e profondo il legame tra produzione, lavoro ed etica.

A parte la valorizzazione e la tutela del Made in Italy oggi la realtà lavorativa è tragica e la gente stà perdendo la dignità cosa ne pensa ?

Il lavoro ci dà la dignità! Chi lavora è degno, ha una dignità speciale, una dignità di persona: l'uomo e la donna che lavorano sono degni. Invece quelli che non lavorano non hanno questa dignità. Ma tanti sono quelli che vogliono lavorare e non possono. Questo è un peso per la nostra coscienza, perché quando la società è organizzata in tal modo, che non tutti hanno la possibilità di lavorare, di essere unti della dignità del lavoro, quella società non va bene: non è giusta! La dignità non ce la dà il potere, il denaro, la cultura, no! …. La dignità ce la dà il lavoro!" e un lavoro degno, perché oggi tanti "sistemi sociali, politici ed economici hanno fatto una scelta che significa sfruttare la persona:Non pagare il giusto, non dare lavoro, perché soltanto si guarda ai bilanci, ai bilanci dell'impresa; soltanto si guarda a quanto io posso approfittare. E questo si chiama 'lavoro schiavo!'. E oggi nel mondo c'è questa schiavitù. La capacità di creare, di lavorare, di farne la propria dignità. Quanta gente nel mondo sono in questa situazione per colpa di questi atteggiamenti economici, sociali, politici e così via.

Ritornando al Made in Italy negli ultimi tempi oltre ai prodotti che non vengono tutelati a livello europeo ,diverse strutture sono state affidate a stranieri com'è potuto accadere?

" Beh il colpo d'oro,c'è stato ultimamente,giusto per farle un esempio, per monsieur Arnault e la sua Maison Fendi che detiene dal 2005 il Palazzo Fendi in Piazza di Spagna a Roma del diciassettesimo secolo, appartenuto in passato a Ludovisi Boncompagni, su due livelli per oltre mille metri quadrati firmati Peter Marino, e che oggi si aggiudica quel palazzo-monumento un po' il cuore dei beni culturali italiani. In questo caso abbiamo dato l'addio al made in Italy, addio al patrimonio italiano, addio alla storia d'Italia, addio alle architetture razionaliste più conosciute e ormai visibili solo nei testi di storia dell'arte. La domanda che mi pongo è : ma il ministro dei Beni Culturali, il salentino Bray, sconosciuto a molti e forse non a quelli che annualmente mettono in piedi il Festival della Taranta in quel di Melpignano in Puglia, non poteva destinare lo spazio di Eur Spa a qualcosa di più produttivo per la cultura italiana? Il "Palazzo della Civiltà italiana", talmente importante per il suo razionalismo e la presenza metafisica che è stato più volte oggetto di sfondo a molti film, da "Roma città aperta" di Rossellini a l'Eclisse di Antonioni, da "Otto e mezzo" di Fellini a "Il ventre dell'architetto" di Peter Greenaway, e ancora "Notte prima degli esami" di Brizzi. Ma anche la pubblicità ne ha fatto un luogo cult, basti vedere gli spot di Negroamaro e quelli della Nike (The mission del 2000). Da oggi ha le porte chiuse agli italiani. Secondo voi è giusto?"

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