Economia

Nell'area ex Enichem sorgerà un impianto di selezione della plastica: il progetto da 24 milioni di euro "non sarà un termovalorizzatore"

Le opposizioni di Monte Sant'Angelo avevano adombrato sospetti sul progetto, il Pd aveva provato a 'depurare' il dibattito. Il commissario dell'Agenzia territoriale della Regione Puglia per il servizio di gestione dei rifiuti ne illustra le caratteristiche: "È l'economia circolare applicata"

L’impianto pubblico per il trattamento e recupero della plastica previsto a Monte Sant’Angelo è "un piccolo impianto da 35mila tonnellate, finalizzato al raggiungimento degli obiettivi dell'economia circolare" e nel progetto "non c'è alcun termovalorizzatore".

È Gianfranco Grandaliano, commissario dell'Ager, Agenzia territoriale della Regione Puglia per il servizio di gestione dei rifiuti, soggetto attuatore dell'operazione, a dettagliare le caratteristiche del progetto localizzato nell'area industriale di Macchia, terreno di scontro nei giorni scorsi tra centrodestra e Pd.

Forza Italia, Lega e il movimento politico Verso il Futuro - Monte in cammino avevano parlato di "un mega impianto" nell'area ex Enichem, adombrando sospetti sul progetto dell'Ager Puglia ("prevede anche la costruzione di un termovalorizzatore a poche centinaia di metri dalla popolazione di Manfredonia e di Macchia").

Avvertivano dell'arrivo di "una vera e propria bomba ecologica" abbinando l'impianto alla proposta avanzata dalla Seasif Holding per il Porto Alti Fondali e l'area industriale, che comprende impianti di lavorazione della bentonite e di polimetalli. I partiti e il movimento civico di opposizione hanno espresso una netta contrarietà sia all'impianto di Ager Puglia sia alla richiesta della multinazionale.

È stato il Partito Democratico di Monte Sant'Angelo a difendere il progetto dell'impianto di riciclo della plastica: il dibattito, ha replicato, "merita di essere 'depurato' da illazioni e fake news che sono state messe in giro artatamente per soli fini strumentali ed elettorali". E aveva prodotto una serie di chiarimenti che trovano riscontro nelle dichiarazioni di Grandaliano. 

Il commissario è sorpreso dalla perplessità sollevate: "Non stiamo realizzando né una discarica né un termovalizzatore. È un impianto di selezione della plastica con produzione di materia prima secondaria, di end of waste. È l'economia circolare applicata. Parliamo di un impianto pubblico, molto piccolo. Quello di Ginosa ha una capacità di 100mila tonnellate. A Bari ne stiamo realizzando uno da 80mila. Se non lo facessimo, che senso avrebbe parlare di economia circolare? Così attuiamo in concreto i principi dell'economia circolare".

Come si evince dal parere del Nucleo di Valutazione e verifica degli investimenti pubblici della Regione Puglia, l’impianto "è costituito da una linea produttiva per la selezione e cernita meccanica dei rifiuti al fine di eliminare le impurezze e da due linee collocate in sequenza, ma differenziate in funzione della tipologia di materiale, la prima destinata al trattamento e recupero del Pet, e l’altra al trattamento e recupero di altre tipologie di plastica, entrambe utilizzate per la produzione di granulo", da utilizzarsi successivamente come materia prima nei processi manufatturieri.

L'impianto ha un costo complessivo di 24.158.372,52 euro, di cui 10.871.267,63 euro finanziati dalla Regione a valere sulle risorse del Por Puglia Fesr-Fse 2014-200. Dovrà trattare prioritariamente i rifiuti generati nella Regione Puglia.

Sarà localizzato in un'area denominata 'isola 12' del polo industriale di proprietà di Eni Rewind che ha offerto la sua disponibilità a cederla al Comune. La localizzazione contribuisce ad agitare i fantasmi del passato nelle comunità di Monte, Manfredonia e Mattinata scottate dal disastro Enichem e che hanno alzato le barricate anche per un deposito di gpl a marchio Energas.

L'area non risulta nella lista dei suoli che ancora presentano una contaminazione residua dopo l'incidente dello stabilimento petrolchimico del 1976, causato da un’esplosione nell’impianto ammoniaca-urea con rilascio di anidride arseniosa. La Provincia di Foggia, su sollecitazione nel 2019 della società ambientale di Eni, ha certificato l'avvenuta bonifica dell'isola 12 per la sola matrice del suolo.

L'iter è partito nel 2017, quando la Sezione Ciclo Rifiuti e Bonifiche ha pubblicato l'avviso per acquisire manifestazioni di interesse per la localizzazione di impianti destinati al trattamento e recupero di vetro, plastica, carta e cartone rivenienti dalla raccolta differenziata per la produzione di materie prime secondarie (Mps).

Il Comune di Monte Sant'Angelo ha presentato la sua istanza e, successivamente, ha partecipato alla fase di negoziazione con Ager Puglia e Regione. Il Commissario ad acta dell’Ager Puglia, con il decreto n. 73 del 28 settembre 2018, ha individuato le aree su cui realizzare l’impiantistica pubblica regionale destinata al trattamento e recupero dei rifiuti differenziati. Nel 2019 la Giunta regionale ha adottato “Strategia regionale in materia di trattamento e recupero dei rifiuti urbani differenziati” e ha individuato la dotazione impiantistica regionale pubblica destinata al trattamento e recupero delle frazioni secche dei rifiuti solidi urbani.

L’Autorità Ambientale ha ritenuto la proposta progettuale dell’impianto di Monte Sant’Angelo intrinsecamente sostenibile dal punto di vista ambientale in quanto garante della chiusura del ciclo dei rifiuti con conseguente minor ricorso allo smaltimento in discarica.

Un anno fa il Nucleo di Valutazione e Verifica degli Investimenti Pubblici si è espresso positivamente sulla proposta progettuale ma a seguito di integrazioni si attende il parere definitivo. Poi la Regione Puglia avvierà l'iter di autorizzazione. "Noi cerchiamo di accelerare perché è funzionale al raggiungimento degli obiettivi del riciclo", afferma Gianfranco Grandaliano rispetto ai tempi di realizzazione.

È pronto ad un confronto pubblico con le comunità interessate dal progetto: "Non mi sono mai sottratto a nessun dibattito". Ma non accetta che si parli di 'bomba ecologica': "Chi dice cose di questo genere se ne assume la responsabilità. Si chiama procurato allarme, perché non è vero".

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