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Mercoledì, 29 Giugno 2022
Economia San Severo

Saitef non molla l'impianto di compostaggio. Il Comune perde altri 10mila euro

Il contenzioso con il Comune di San Severo si trascina da due anni ma la società non intende desistere

La ditta Saitef srl non molla ed è pronta ad andare avanti nel suo progetto di realizzazione dell’impianto di compostaggio in contrada Ratino, in agro di San Severo, dove sorge l’ex Safab, ma non ha alcuna intenzione di ingaggiare un braccio di ferro con l’amministrazione comunale. A chiarire i propositi della società, alla luce del contenzioso che si trascina ormai da più di due anni, è il delegato di zona Michele Calvano, interpellato dopo l’ultimo pronunciamento del Consiglio di Stato.

Il Comune di San Severo aveva promosso il ricorso in ottemperanza della decisione d’appello, per chiedere al giudice di secondo grado dei chiarimenti relativamente alle modalità di esecuzione della sentenza emessa a febbraio del 2021 che aveva sostanzialmente confermato le motivazioni del Tar Puglia in ordine all’annullamento della diffida ad astenersi dal dare avvio ai lavori di costruzione dell’impianto. Con sentenza pubblicata il 17 maggio scorso, il Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale, ha dichiarato la propria incompetenza funzionale in favore del Tribunale amministrativo regionale per la Puglia, proprio perché non aveva apportato modifiche sostanziali alla pronuncia di primo grado, e ha condannato il Comune al pagamento delle spese processuali in favore della società, liquidate in 5mila euro oltre accessori di legge e spese generali.

La società Saitef, quando si era costituita per resistere in giudizio, aveva preliminarmente eccepito proprio il difetto di competenza. Il Tar prima, e il Consiglio di Stato poi, avevano ritenuto che “legittimamente” avesse avviato l’attività sulla base della sola autorizzazione integrata ambientale rilasciata dalla Provincia di Foggia a gennaio del 2017. Bastava l’Aia. Ma evidentemente il Comune, intenzionato a esercitare il potere di vigilanza quale garante della regolarità edilizia delle opere, voleva vederci chiaro e non lasciare nulla di intentato, e così ha provato a dissipare gli ultimi dubbi.

“Se all’esito del giudizio dinanzi al Tar emergeva chiaramente che ‘il permesso di costruire deve considerarsi integrato ed assorbito nella Via/Aia n. 157/2017’ – ha obiettato - il Consiglio di Stato ha invece confermato che ‘la norma regionale sembrerebbe deporre per la necessità del rilascio del titolo edilizio’”. Il Comune di San Severo, peraltro, dubita che la sua ‘comunicazione di conclusione del procedimento per incompetenza’ del 2017 possa essere qualificata alla stregua di un assenso implicito. “L’assenza di una chiara individuazione del procedimento abilitativo, per effetto delle diverse statuizioni della sentenza Tar e della sentenza Consiglio di Stato, alimenta una situazione di incertezza, che il Comune di San Severo aveva sollevato sin dalla prima nota di chiarimenti rivolti alla Regione e alla Provincia, non più accettabile - è la sintesi di una delle ragioni del ricorso - La corretta determinazione del procedimento è infatti indispensabile al fine di individuare l’Autorità competente cui Comune e interessato (Saitef) saranno tenuti a fare capo nella fase esecutiva dei titoli abilitativi".

In quest’ultimo giudizio, l'ente ci ha rimesso 5mila euro più la parcella degli avvocati Vittorio Triggiani del foro di Bari e Aristide Police del foro di Roma per altri 5.224 euro. Anche per la complessità della questione, i magistrati, in precedenza, avevano disposto la compensazione delle spese e l’ente aveva dovuto pagarsi solo l’assistenza legale per circa 27mila euro. Ora, potrebbe rivolgersi al Tar che ha dato ragione in prima battuta alla società Saitef o rinunciare al giudizio.

La proprietà è intenzionata ad avviare le attività propedeutiche all’inizio dei lavori, “ma senza alcun tipo di scontro”, riferisce il delegato di zona Michele Calvano. “Abbiamo risposto a tutte le richieste degli enti preposti a dare autorizzazioni e abbiamo sempre fornito tutta la documentazione ottenendo tutti i permessi”. Non hanno mai cercato il muro contro muro e, peraltro, nel 2020 hanno versato gli oneri di urbanizzazione pari a oltre 280mila euro, rimasti nelle casse del Comune. La società, più di un anno fa, era già pronta a partire ed è “sempre disponibile a fare qualsiasi tipo di ragionamento con l’amministrazione per andare avanti sulla base di questo progetto – conclude Calvano - Cerchiamo di trovare una quadra per poter fare i lavori tranquillamente, e fare le cose per bene”.

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