Lunedì, 15 Luglio 2024
Economia

Grano duro, il problema principale è il prezzo: "Qualità superiore, quotazioni ne riconoscano il valore"

È quanto rilevano Cia e Confagricoltura: "Agli agricoltori consigliamo di conferire il proprio grano nei centri di stoccaggio delle cooperative che aggregano l’offerta, in modo da ottenere il massimo risultato possibile. C’è la necessità di un patto etico-sociale tra agricoltori e trasformatori per dare dignità al lavoro degli agricoltori"

"Bari e Foggia tornino a quotare il prodotto". È quanto dichiarano Cia Puglia e Confagricoltura a proposito del grano duro, la cui campagna di raccolta è in svolgimento. Come già rilevato da Coldiretti, la siccità ha determinato un calo considerevole della produzione (tra il 40 e il 45%), ma con un tasso di qualità maggiore. 

Valori superiori al 13% di contenuto proteico e un peso specifico di 82-83 kg/hl: "Occorre, quindi, che dopo due settimane di “non-quotato”, le Commissioni tornino a stabilire e a pubblicare le quotazioni e che queste ultime siano commisurate da un lato all’ottima qualità dei raccolti e dall’altro alla necessità di riconoscere un valore remunerativo per i produttori, che tenga conto dei costi di produzione sostenuti”, osservano i presidenti provinciali di CIA Levante (Bari-Bat) e di CIA Capitanata, rispettivamente Giuseppe De Noia e Angelo Miano.

“Agli agricoltori consigliamo di conferire il proprio grano nei centri di stoccaggio delle cooperative che aggregano l’offerta, in modo da ottenere il massimo risultato possibile. C’è la necessità di un patto etico-sociale tra agricoltori e trasformatori per dare dignità al lavoro degli agricoltori”. 

L’ultima quotazione del grano duro alla Borsa Merci di Bari risale allo scorso 28 maggio, quando al “fino” era accordata una valutazione di 349-354 euro alla tonnellata e il “buono mercantile” si attestava sui 333-338 euro. Alla Borsa Merci di Foggia, invece, l’ultima volta che il grano duro è stato quotato risale allo scorso 29 maggio, con 350-355 euro per il “fino” e 320-325 per il “buono mercantile”. “Si tratta di quotazioni troppo basse, decisamente al di sotto dei costi di produzione, e comunque riferiti da valori del contenuto proteico e del peso specifico decisamente inferiori a quelli riscontrati in questi giorni sul campo”, specificano De Noia e Miano in una nota.

“Non vorremmo che qualcuno prestasse il fianco a manovre opache e valutazioni palesemente discordanti rispetto a una realtà dei fatti del tutto evidente per quanto riguarda sia l’alta qualità dei raccolti sia i costi di produzione sostenuti dai nostri cerealicoltori. Tornare a quotare il nostro grano duro è un dovere a cui le Commissioni di Bari e di Foggia non devono sottrarsi. Siano fatte delle valutazioni giuste, eque, che preservino il principale anello della filiera da ulteriori e immotivate penalizzazioni. Occorre una quotazione che vada dai 450 euro a tonnellata in su. Auspichiamo che il livello dell’attenzione di tutti sia massimo, come il nostro, e che agli agricoltori non siano riservate spiacevoli e ingiuste sorprese”.  

Per Confagricoltura il calo della produzione è una combinazione che, con i cambiamenti climatici in atto, potrebbe verificarsi con frequenza negli anni a venire. Ecco perché, consapevole della strategicità della economia del grano per il nostro territorio, intende procedere su un doppio binario a tutela di uno dei prodotti simbolo della Capitanata. Da un lato ha sollecitato a livello nazionale, prima associazione di categoria in Italia, il riconoscimento di un fondo ristoro per le zone colpite dalla siccità. Dall’altro, però, sta mettendo in campo interventi per la valorizzazione e la tipizzazione del prodotto locale. Un modo per ottimizzare la resa economica del nostro grano lungo la filiera. 

È chiaro che a preoccupare è l’insufficienza di prodotto per il fabbisogno nazionale che potrebbe spingere verso una maggiore importazione di grano da altri Paesi. Un eccesso che, se non adeguatamente gestito, potrebbe influenzare negativamente le borse merci locali nella compilazione dei listini.

Solo la capacità di fare massa critica dei produttori, per incidere su domanda e offerta nella dinamica di formazione del prezzo, può aiutare nel medio lungo periodo le aziende del territorio. In questa direzione Confagricoltura Foggia con il suo presidente e componente della Giunta nazionale, Filippo Schiavone evidenzia che: “Bisogna scongiurare nelle prossime settimane una offerta eccessiva di prodotto. Solo l’immissione regolata sulle reali esigenze della filiera può aiutare a determinare un prezzo adeguato per la qualità del prodotto locale”. 

L’invito che viene rinnovato dall’organizzazione di categoria più rilevante per la cerealicoltura dauna, è conferire il grano alle Organizzazione di prodotto o alle Cooperative di agricoltori.

“Abbiamo necessità che anche da noi – conclude Schiavone – prenda corpo una logica imprenditoriale che privilegi politiche di sistema in grado di valorizzare il lavoro dei cerealicoltori. I produttori di grano grandi e piccoli, dal canto loro, devono maturare la consapevolezza che la cerealicoltura in Capitanata ha un futuro solo se si saprà dare valore adeguato alla qualità del nostro grano. Tutto questo all’interno di una filiera che, se saprà evitare le tentazioni della speculazione, dovrà garantire ritorno economico a tutte le componenti".

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