Martedì, 16 Luglio 2024
Economia Carlantino

Il 'Grano Carlantino' della diga di Occhito

Il Registro regionale è nato nel 2013 per attivare un sistema per la tutela e la conservazione delle risorse genetiche autoctone minacciate di erosione genetica o a rischio di estinzione, di interesse agrario, forestale e zootecnico

Il 'Grano Carlantino' è entrato a far parte del Registro Regionale Risorse Genetiche Autoctone della Puglia. Il grano duro del paese della diga di Occhito, infatti, ha avuto il parere favorevole della Commissione tecnico-scientifica, costituita da esperti nominati dalla Regione Puglia, ed è stato iscritto nel Registro Regionale. “E’ davvero una bella notizia. Nel nostro paese buona parte del reddito e dell’occupazione derivano dall’agricoltura e, in particolar modo, proprio da produzioni seminative con forte prevalenza di grano duro” ha dichiarato il sindaco di Carlantino, Graziano Coscia.

Il grano di Carlantino ha una composizione proteica e un contenuto in sostanze azotate superiori rispetto alle varietà impiegate in ambito commerciale. La pianta ha un’altezza fra i 140 e i 160 cm, mentre la spiga ha una lunghezza media, leggermente colorata a maturazione con densità compatta.

Il risultato è stato ottenuto dopo un monitoraggio del territorio effettuato nell’ambito del progetto SaVeGraINPuglia e, al fine di ampliare le conoscenze sulla varietà del grano duro di Carlantino, un campione di semi è stato inviato a Bari presso l’Ibbr (Istituto di Bioscienze e Biorisorse) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr).

La granella è stata impiegata per indagini biochimiche al fine di definire la uniformità o la variabilità del campione.

Il progetto 'Recupero, caratterizzazione, salvaguardia e valorizzazione di leguminose e cereali da granella e foraggio in Puglia' (SaVeGraINPuglia), sviluppato da ventuno partecipanti alla Associazione Temporanea di Scopo della quale l'Istituto di Bioscienze e BioRiorse di Bari è stato capofila, ha permesso anche di ricostruire la storia peculiare del grano di Carlantino.

Alle comunità locali, in questo modo, vengono restituite la storia e le conoscenze scientifiche associate a quanto coltivano da tempo, perché abbiano sempre più consapevolezza del valore di un patrimonio da tutelare e valorizzare quale preziosa risorsa all'interno di un modello di sviluppo sostenibile del proprio territorio.

Il Registro regionale è nato nel 2013 per attivare un sistema per la tutela e la conservazione delle risorse genetiche autoctone minacciate di erosione genetica o a rischio di estinzione, di interesse agrario, forestale e zootecnico.

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