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A Foggia rincari su frutta e verdura: altri aumenti in vista dalla prossima settimana ma non è colpa degli agricoltori

Conto più salato per i cittadini, alla vigilia di due giorni di chiusura. Si continuano a registrare anomalie, nonostante la produzione non abbia subito alcuno stop durante la pandemia e ai produttori vengano riconosciute sempre briciole

Nelle busta della spesa di oggi per due melanzane, tre chili di arance, mezzo chilo di cipolle e mezzo chilo di fragole il conto è di 13,50 euro. Alla vigilia di due giorni di chiusura totale delle attività di vendita, i foggiani rilevano rincari sui prezzi di frutta e verdura.

E tra le botteghe di via Rosati, molte delle quali ex depositi adibiti alla vendita dopo la chiusura del mercato rionale, particolarmente frequentate stamattina, si mormora che da lunedì potrebbero aumentare ancora.

Le arance vanno mediamente a 1,80-2 euro al chilo, quando fino a pochi giorni fa si trovavano a 1,20-1,50 euro. Le fragole arrivano a sfiorare i 10 euro. Le fave si vendono a 1,50 euro, nonostante siano nella fase avanzata della produzione. Spunta già l'anguria, di provenienza prevalentemente estera, a 2 euro al chilo.

La produzione agricola non si è mai fermata, nonostante il lockdown, l'approvvigionamento è sempre garantito e, dunque, i rincari non possono trovare giustificazione nella mancanza di prodotto. Vale la pena ricordare poi, tanto per citare i prodotti menzionati nel paniere, che agli agricoltori viene riconosciuto 1-1,20 euro al massimo per le fragole e novanta centesimi per l'arancia bionda di Sicilia.

Confagricoltura Foggia, per la verità, non registra grossi aumenti: "È una stagione di mezzo, e non è certo il periodo dell'anguria", spiega il presidente Filippo Schiavone, interpretando anche certe anomalie. Per un chilo d'arance il prezzo rilevato è anche giusto, considerati i passaggi della filiera. Sulla base delle sue verifiche, il prezzo all'origine nelle campagne del Gargano è di 70-80 centesimi.

Sui generalizzati aumenti nei giorni della pandemia, le altre associazioni di categoria hanno parlato di vere e proprie speculazioni ai danni degli agricoltori e dei consumatori, "sul fresco, l'ortofrutta e anche sulla carne - conferma il presidente Cia Capitanata Michele Ferrandino - soprattutto nella grande distribuzione. Se nei giorni scorso l'agnello veniva pagato agli allevatori 2,50-3 euro al chilo, sui banchi è arrivato oltre i 21 euro".

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