Imprenditori foggiani al collasso, Coronavirus letale per alcuni settori. La lettera a Conte: "Ce la faremo? Ci dica come"

La lettera del presidente di Federeventi Confcommercio Foggia, sindacato che rappresenta gli imprenditori che lavorano nel settore dell'organizzazione di eventi e dei servizi alle strutture turistiche

Foto d'archivio

Federeventi Confcommercio Foggia, sindacato che rappresenta imprenditori che si occupano di organizzazione di eventi e servizi alle strutture turistiche, settori che in questo momento sono fermi e non riescono ad immaginare quando potranno riprendere a lavorare, scrive al presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte, facendo una premessa, ovvero che se è vero "che lo Stato offre loro la “possibilità” di indebitarsi, non considera che in questo settore non si lavorerà per molto tempo, forse un anno o anche più; fino a quando tutti saranno vaccinati e si potrà tornare a condividere spazi, senza aver paura di chi ci sta vicino". 

La lettera al premier Conte

Sono la presidente della Federeventi Confcommercio Foggia e scrivo a nome di tutte le realtà imprenditoriali che compongono il nostro gruppo. Siamo imprenditori che si occupano di organizzazione di eventi e di servizi alle strutture turistiche. Settori che in questo momento, e chissà ancora per quanto tempo, sono completamente fermi. Raggruppiamo un insieme molto vasto di professionalità che comprende: organizzatori di eventi di promozione del territorio, agenzie di animazione turistica, agenzie di comunicazione, agenzie di management di artisti, wedding, sale che ospitano eventi e ludoteche, dj, ristorazione, costumisti, grafici, fotografi, blogger, uffici stampa, scenografi,  allestitori di tensostrutture, attori, scrittori, disegnatori, stampatori, chef, artigiani, creativi.

Siamo un piccolo esercito che si muove e lavora per allietare e intrattenere, per promuovere il territorio con tutto quello che di meglio possiede. L’emergenza sanitaria ha completamente azzerato le commesse e la possibilità di poter, anche solo pensare, di proporci a qualsiasi committente – pubblico o privato – per poter svolgere il nostro lavoro. Come noi anche altri settori – ad esempio quello dello spettacolo dal vivo – sono fermi e cosa più grave non riusciamo neanche ad immaginare quando si potrà riprendere a lavorare.

Mentre altri settori potranno iniziare un po’ alla volta a riaprire, rispettando le distanze sociali, per noi questo non sarà possibile perché il nostro lavoro accorcia le distanze sociali, favorisce la socializzazione, regala momenti di divertimento e spensieratezza, avvicina al gusto della vita e lo fa utilizzando ogni possibile strumento di coesione. Ognuno di noi ha sempre creduto nel proprio lavoro, facendo non pochi sacrifici per trasformare la propria passione in lavoro. Ora, però, tutti gli sforzi sono stati vanificati.

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Lo Stato ci offre la “possibilità” di indebitarci (cosa che non tutti potranno fare), ma non considera che non lavoreremo per molto tempo, forse un anno o anche più. Fino a quando tutti saremo vaccinati e potremo finalmente tornare a condividere spazi, senza aver paura di chi ci sta vicino. Ma quanti di noi saranno ancora sul mercato quando questo accadrà? Quanti sogni sfumati, quanto lavoro buttato via, quante speranze infrante. Potremo mai trasformare tutto questo in credito?

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