E morte SIA. Dalla (mala)gestione del passato alla decisione di oggi: impianti e servizio alla Regione Puglia

Vertice fiume oggi in Prefettura alla presenza di Ager. Sos alla Regione. Grandaliano annuncia un soggetto pubblico regionale. Da stasera riprende il servizio di raccolta

Dopo sei ore di tensione, dentro e fuori la Prefettura, il dato è tratto: Sia fallirà. Questione di giorni. La decisione assunta oggi dai nove sindaci del Consorzio Ato fg/4, d'altronde, la colloca già su un binario morto. Di fronte ad un bilancio 2017 che si chiude con tre milioni di debiti, un altro milione presuntivamente già maturato nel 2018 e alla contrarietà politica a ricapitalizzarla, il destino è segnato. La convocazione del Prefetto Mariani serviva ad andare oltre più che altro, a cercare una risposta all'emergenza. Che si accollerà ora la Regione Puglia. Lo conferma Gianfranco Grandaliano, presente al vertice di oggi. Il commissario dell'Ager e braccio destro di Michele Emiliano nel settore, spiega a Foggiatoday come i sindaci, all'unanimità (l'unanimità era una discriminante importante e, dopo mesi di divisioni, i nove primi cittadini hanno dovuto capitolare), abbiano chiesto il soccorso della Regione che da subito prenderà in mano le redini della situazione.

“Tempo venti giorni e saranno predisposte le carte per avviare l'iter a che servizio ed impianti vengano gestiti da un soggetto pubblico regionale, la cui scelta assumeremo in accordo con il presidente Emiliano”. Sul soggetto non si espone, Grandaliano, nessun nome. La misura, ovviamente, è emergenziale. Potrà durare sei mesi, un anno, il tempo che i sindaci decidano del futuro. “Hanno espresso tutti la volontà di mantenere il profilo pubblico del servizio. E dovranno comunque muoversi insieme. La governance degli ambiti di raccolta ottimale parla chiaro: soggetto unico” continua Grandaliano. "E - garantisce - già da stasera riprenderà il servizio nei Comuni e si riaprirà l'impiantistica (che i lavoratori, nel frattempo, avevano fermato, ndr)”.

“Certo, per superare le criticità ci vorrà qualche giorno. La situazione è malamente precipitata sotto il profilo della raccolta e dell'igiene pubblica”. Dunque, tramonta l'era di SIA, quell'azienda dal destino segnato da contratti da sempre inadeguati ma che riusciva a sbarcare il lunario grazie alle discariche in particolare, e alla iniezione di liquidità proveniente da altri Comuni che dei suoi servizi usufruivano. Esaurito il quinto lotto, mai avviato il sesto, la cassaforte si è rivelata per quella che era: una scatola vuota. Di più: una scatola indebitata. E correre ai ripari per il sindaco di Cerignola e presidente del Consorzio Franco Metta è stato un inutile affanno.

Urla, parolacce e mazzi di cicorie contro il sindaco Metta

Ma come fa un gioiello del settore rifiuti a trasformarsi da volano di business a caporetto del servizio pubblico? “L'adeguamento dei contratti non sarebbe stato sufficiente. Serve ricapitalizzare. Purtroppo si paga oggi una cattiva gestione del passato. Certo, se si fosse realizzato il sesto lotto e l'impianto tmb, non si sarebbe forse arrivati a questo punto, ma comunque bisognava adeguare i costi. Si è sempre pagato meno” continua Grandaliano. Del consorzio, oltre a Cerignola, fanno parte i Comuni di Ordona, Orta Nova, Stornara, Stornarella, Trinitapoli, Carapelle, Margherita di Savoia e San Ferdinando di Puglia. La Regione ora prenderà in mano tutto, realizzando forse quel disegno paventato da chi ha sempre temuto che tutto, soprattutto gli impianti, andassero in mano ad altri. “Ci avete venduti” tuonavano oggi i lavoratori fuori dalla Prefettura. La parte peggiore l'ha avuta Metta, che ha lasciato il tavolo prefettizio prima degli altri e che fuori dal Palazzo di Governo si è visto travolgere da una marea di insulti e di lanci di verdura, portata per la contestazione. Ha dovuto lasciare velocemente il marciapiede antistante la Prefettura scortato dalla Polizia. É andata meglio altri sindaci, ma solo perchè nel frattempo i lavoratori avevano abbandonato il presidio, confortati dai sindacati sul loro futuro. Esiste una clausola sociale che garantirà ai 300 di passare in quota al servizio regionale. Ma anche a loro (come agli ex lavoratori della foggiana Amica) sarà applicata la norma dell'assenza di condanne.

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