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Eliseo Zanasi

Eliseo Zanasi

Zanasi Caronte, l'orchestra del Titanic e il toto nomi: l'anno infernale degli industriali di Capitanata. "Porte aperte" ai dissidenti

Il momento delicato di Confindustria, condensato nella tradizionale conferenza di fine anno più turbolenta del solito. Dopo la grande fuga e l'azzeramento del vecchio consiglio, i reggenti traghettano la territoriale verso il nuovo corso

"Quest'anno festeggiamo i 30 anni di questa sala e io c'ero". È un tuffo nel passato. A guidare la macchina del tempo di Confindustria Foggia è Eliseo Zanasi, presidente onorario, riseduto sullo stesso scranno - che dal 2006 al 2010 era stato il suo - dopo sei anni, sempre in qualità di reggente. Corsi e ricorsi storici. Accanto a lui e all'altro past president Nicola Biscotti, il presidente regionale Sergio Fontana va ripetendo che lui guarda solo in direzione futuro. Ma le dinamiche tipiche del grande sistema di Confindustria restituiscono una diapositiva che sembra azzerare sempre le lancette degli orologi.

Non è la solita conferenza di fine anno in via Valentini Vista Franco, e non poteva essere altrimenti dopo il terremoto delle scorse settimane. Del resto, hanno scelto di conservare il tradizionale appuntamento, arrischiando la gogna mediatica e sottoponendosi anche alla graticola delle domande pruriginose.

Tre minuti per ciascun presidente di sezione, nuovo o riconfermato, (Ivano Chierici, Ance; Stefania Ciriello, Terziario; Michele D'Alba, Metalmeccanica; Euclide Della Vista, Terziario Avanzato e Comunicazione; Anna Laura D'Alessio, Assoeventi; Giancarlo Di Mauro, Energia; Alessandro Masiello, Agroalimentare; Paola Parisi, Ambiente; Paolo Telesforo, Sanità; Giuseppe Vinella, Trasporti). 

L'orchestra del Titanic

Tutto fila liscio, fin quando Michele D'Alba, imprenditore della cooperativa Tre Fiammelle, non stana la polvere sotto il tappeto e aggiunge un po' di pepe, perché non si può far finta di niente. "Gli ultimi mesi in Confindustria sono stati segnati da una lacerazione fortissima, e le ferite non sono ancora state rimarginate del tutto. Non voglio certo guastare il clima prenatalizio, ma voglio fare un esempio, forse anche forte: sembriamo l'orchestra del Titanic che continua a suonare mentre la nave sta affondando".

È lui per primo ad accennare alla miccia che ha scatenato il putiferio in Confindustria: "Abbiamo detto no per un formalismo a un imprenditore serio solido e autorevole come Armando De Girolamo. Abbiamo dichiarato l'ineleggibilità di un imprenditore che tutti quanti noi volevamo, non si era autocandidato, e per vizi di procedura è stato mandato via. Un imprenditore che è stato premiato come il miglior imprenditore a livello nazionale nella logistica. Si sana tutto in Italia. C'è anche il soccorso istruttorio nelle gare d'appalto quando un'azienda sbaglia. Il buon Armando De Girolamo ha sanato la situazione con Confindustria ed è stato mandato via. Abbiamo messo la sua figura sotto i piedi. Gli imprenditori della Capitanata per reazione hanno mandato le dimissioni a Confindustria per farsi sentire e Confindustria gli ha tolto la possibilità di votare chiedendogli il pagamento fino al 31 dicembre 2021. Io in questa Confindustria non mi ritrovo".

È presto detto perché non abbia fatto ancora armi e bagagli: ci crede in Confindustria, "perché è di tutti, non soltanto di qualcuno che vuole emergere o burocrati che vogliono solo attenersi agli statuti". E avverte: "Chi verrà a fare il presidente non rappresenterà tutti gli imprenditori della Capitanata, ma solo una parte, perché altri sono andati via". Ha vestito il panni del disturbatore. È rimasto al suo posto fino all'ultimo, poi, una volta terminata la conferenza, è andato via senza i convenevoli di rito e senza rilasciare ulteriori dichiarazioni alla stampa. Del resto, aveva detto tutto e anche di più, condensandolo nei tre minuti a sua disposizione. È rimasto tra color che son sospesi, per anticipare le metafore dantesche che verranno.

Il naufragio delle elezioni e l'abbandono della nave

Riepilogando, Armando De Girolamo, leader del Gruppo Lotras, era il candidato già designato alla presidenza di Confindustria Foggia per la successione a Gianni Rotice. È stato dichiarato ineleggibile per un cavillo, per la precisione il rispetto del requisito del completo inquadramento per l’accesso al vertice associativo, annoverato nello Statuto: l'impresa deve essere anche socia dell'associazione nazionale. Un altro requisito attiene al doppio inquadramento: non può accedere alla carica di presidente chi fa parte di associazioni aderenti a confederazioni diverse.

Saltate le elezioni, Confindustria Foggia è stata sostanzialmente commissariata e Zanasi e Biscotti sono stati chiamati al ruolo di reggenti per traghettare l'associazione degli industriali fino alle consultazioni e chiudere l'iter che porterà a completare il Consiglio generale. Per contestare il sistema, Gianni Rotice e praticamente tutto il vecchio Consiglio, configurando una sorta di cordata e, dunque, delineando anche due opposte correnti, ha rassegnato in blocco le dimissioni.

Non è dato sapere quanti soci abbiano abbandonato la nave, perché a domanda diretta sceglie di rispondere il numero uno regionale, Fontana, che ridimensiona la vicenda che sembrava aver assunto i contorni di un caso nazionale: "Non abbiamo numeri precisi, anche perché ci sono delle situazioni che possono ancora rientrare. Sono situazioni che fisiologicamente capitano". L'emorragia non sarebbe affatto contenuta. Parliamo di decine e decine di imprese e grossi gruppi. Un dato parziale, per sottrazione, arriva sul gong finale da Nicola Biscotti: "Altre 330 imprese sono rimaste dentro". Anche lui prova ad asciugare un po' il caso dalla "drammaticità che non ha". E smentisce categoricamente: "Non siamo l'orchestra del Titanic". Si definisce mero esecutore assieme a Zanasi: "Sono in prestito". Lui ha smesso nel 2006. "Non ci stiamo divertendo".

Lo ha detto anche il presidente onorario, in tandem con lui: "Vi assicuro che non siamo lietissimi di questo incarico ma lo facciamo per spirito di servizio". Zanasi è stato presidente anche per le elezioni di Rotice nel 2014 e nello stesso anno era stato inviato dal collegio dei probiviri a Lecce, come commissario ad acta per la territoriale salentina, per svolgere lo stesso incarico, come un liquidatore di Chernobyl. È stato chiamato alla medesima operazione: avrebbe dovuto ricostituire gli Organi associativi di Confindustria Lecce e delineare il percorso per il rinnovo della presidenza. Doveva farlo anche altrove. Insomma, in quel di Roma per la sua comprovate esperienza in materia gli assegnano di volta in volta lo stesso compito.

Il vizio di forma, secondo i dissidenti, sta soprattutto nella norma che non consente nemmeno di essere eletto una volta superati i motivi ostativi. "Sanare successivamente non si può - chiarisce una volta per tutte Fontana - sul punto si sono espressi i probiviri a livello nazionale, le regole devono essere rispettate". Non transige. E non si cambiano le regole in corsa. "Non c'è un accanimento terapeutico nei confronti di Foggia", assicura, perché a tappeto - perlomeno lui può prometterlo per la Puglia - tutte le associazioni dovranno adeguarsi. "Un mondo senza regole è una giungla".

Gli archi di trionfo e le porte aperte

"Se queste imprese vorranno ritornare avranno le porte aperte, perché sono eccezionalmente valide, se non vogliono, abbiamo degli archi di trionfo per chi lascia la Confindustria e ci saranno nuove realtà. Anche perché lo stato da cui parte la provincia di Foggia non è buono. Siamo all'ultimo posto. Quindi dovete cambiare anche il vostro sistema di fare impresa. Non va bene. Il passato non è positivo". Premettendo che suo nonno era di Foggia e la mamma è nata a Candela, sulla classifica del Sole 24 Ore Fontana ha dissertato a lungo e indugiato parecchio con un mea culpa ("la responsabilità è nostra") e un discorso motivazionale: "Noi siamo gli imprenditori, quelli che generano valore e ricchezza. Non è la cittadinanza che dà il reddito, è il lavoro. Oggi la classe dirigente siamo noi,alzate la testa, siamo noi che possiamo cambiare la situazione di Foggia, del Meridione e dell'Italia". Cita Adriano Olivetti ("un imprenditore più bravo e più illuminato di me"): "In me non c'è che futuro". 

Invita gli associati a tirare su la schiena. "Ci sono degli imprenditori eccezionalmente validi a Foggia, io ne conosco alcuni anche tra quelli che sono in polemica con l'attuale gestione della Confindustria, ma è una polemica sterile. Se c'è un medico bravissimo ma non ha una laurea in medicina e Telesforo se ne accorge che cosa fa?". Dopo la domanda retorica si lascia andare anche ad un intercalare canosino. Garantisce che il controllo è stato veramente asettico a livello nazionale. È il miglior avvocato di Zanasi e Biscotti, che difende preventivamente: "In questo ruolo non hanno un compenso, non ambiscono a ruoli, posizioni, poltrone nella futura Confindustria. Hanno fatto neanche come Virgilio con Dante, ma proprio Caronte, il traghettatore: stanno portando Confindustria verso il futuro". Che poi, il paragone non è così edificante e calzante considerato che Caronte traghettava sì, ma all'inferno.

Zanasi ha precisato a più riprese che le dimissioni "sono state tutte volontarie. Nessuno ha detto a qualcuno di andare via ", ed è stata inviata una nota nella quale si chiede di poter avviare la revoca di quelle dimissioni "o meglio, dei recessi, perché come tali sono stati classificati, in un certo periodo di tempo. Oggi noi siamo ancora in attesa di avere notizie in tal senso". È proprio D'Alba ad aggiungere un paio di particolari contenuti in quella lettera, non trascurabili: la scadenza dei dieci giorni e che il rientro fosse subordinato ad una revisione. "La revoca dei recessi è conditio sine qua non, la tempistica si può dilatare", ha risposto Zanasi.

Il toto nomi

È partito il toto nomi per il futuro presidente, ma nessuno ha la sfera di cristallo e, in questi casi, i papabili talvolta escono più per bruciarli che per altro. Inoltre, per le auto candidature bisognerebbe comunque aspettare la ricomposizione del Consiglio generale, che ora è stato praticamente azzerato.

Gli industriali potrebbero scegliere di puntare a un'operazione di restyling con una donna al comando, Maria Teresa Sassano, che ha lavorato insieme al presidente regionale Fontana, proprio come in passato Paolo Telesforo. A fare la scalata potrebbe essere Ivano Chierici, da un anno alla guida dell'Ance: per quanto sia sulla scena pubblica solo dalla sua nomina a capo degli edili, è in Confindustria da ormai 30 anni. Tutte persone fedeli alla linea, anche quando non c'è.

"Ridurremo al massimo entro febbraio la nomina del nuovo presidente", può promettere solo questo Zanasi, oggi come oggi. Dal suo osservatorio, vede "una serenità complessiva", come se il disastro nucleare fosse solo un'impressione esterna. "Ci sono persone che vanno e altre che arrivano ma non per contrapposizione. Candidarsi non è precluso a nessuno, se non nel rispetto delle regole".

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