"La follia" di colazioni e pasti vietati ai clienti degli alberghi della Puglia: "È inaccettabile"

Secondo l'ultimo Dpcm del 4 novembre, gli ospiti non possono consumare la colazione, il pranzo e la cena nel ristorante della struttura ricettiva. Insorge Federalberghi che chiede una apposita ordinanza del presidente Michele Emiliano

Nelle regioni arancioni come la Puglia le strutture ricettive, che in questo periodo ospitano esclusivamente clienti obbligati a muoversi perché impiegati nei servizi essenziali come la sanità e le forze dell'ordine, non possono somministrare pasti. Niente prima colazione, pranzo o cena secondo quanto disposto dal Dpcm del 4 novembre, che riduce quasi a zero la possibilità di viaggiare.

I clienti, peraltro, non possono andare fuori perché bar, ristoranti, pub e altri locali sono chiusi.

Insorge Federalberghi che parla di "miopia e pressapochismo della burocrazia ministeriale" e lancia un accorato appello al presidente della Regione Puglia Michele Emiliano affinché, "in attesa che le burocrazie ministeriali rinsaviscano", rimedi con una apposita ordinanza urgente che consenta l'apertura dei servizi di ristorazione negli alberghi per i propri clienti.

"Sono otto mesi - dichiara il presidente della Federalberghi Puglia Francesco Caizzi - che siamo aggrediti da problematiche enormi, dai ritardi della cassa integrazione dei nostri dipendenti alla foresta di cavilli burocratici che contorna indennizzi e ristori che non arrivano mai. Ho elaborato e ingoiato tutti i più assurdi burocraticismi, ma questo dell'ultimo Dpcm è assolutamente inaccettabile. È una follia. Basti pensare che è consentita l'operatività alle mense, al catering e persino agli autogrill, ma non ai ristoranti interni agli alberghi che diventano per un breve periodo la casa privata dei nostri clienti".

Le strutture ricettive sono in estrema sofferenza e lo confermano i dati. "Le nostre aziende - conclude il leader degli albergatori pugliesi - sono in grande difficoltà per provare ad arginare i danni del Covid-19 e resistere, con attenzione particolare ai nostri dipendenti e alle loro famiglie, fino alla possibile ripresa che si allontana sempre più. Il nostro Centro Studi stima che da gennaio a ottobre il nostro sistema ricettivo abbia registrato un calo di presenze di circa il 60%. La situazione è inevitabilmente destinata a peggiorare e tante nostre aziende sono a rischio default. Fermiamo subito almeno le mostruosità burocratiche". 

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