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Lunedì, 16 Maggio 2022
Economia Vieste

Da Mattinata a Vieste in un quarto d’ora con la nuova 'Garganica', ma il tracciato in zona Parco agita gli ambientalisti

Molto partecipato il terzo incontro del dibattito pubblico sul progetto di completamento dell'anello viario. La città più lontana dagli ospedali e dal capoluogo lo aspetta da 50 anni

Da Mattinata a Vieste in un quarto d’ora: le due soluzioni prospettate per il terzo itinerario della nuova ‘Garganica’ riducono di oltre la metà i chilometri, oggi circa 40. Ma, nella parte finale, le alternative ricadono in zona 1 del Parco nazionale del Gargano, l’area di rilevante interesse naturalistico, paesaggistico e culturale, e scatta l’alert degli ambientalisti.

Vieste dimostra grande interesse per il dibattito pubblico sul progetto di completamento dell’anello della superstrada da Vico a Mattinata. Un’ottantina di persone si sono presentate nella sala cinema, e altrettante hanno seguito la diretta da remoto: “una buona partecipazione”, come ha osservato il sindaco Giuseppe Nobiletti facendo gli onori di casa, segno tangibile della “voglia che ha la nostra città di essere collegata al resto della provincia”. È il primo messaggio che Vieste lancia ad Anas e al commissario straordinario Vincenzo Marzi, nominato dal governo l’anno scorso per accelerare la realizzazione dell’infrastruttura: “Abbiamo visto una partecipazione in crescendo”, ha osservato non appena ha preso la parola.

“È un’opera che attendiamo da 50 anni, da prima che io nascessi”, ha esordito il sindaco Nobiletti. “Soffriamo nel fare chilometri e chilometri di curve e oggi vediamo in quest’opera la soluzione ad una parte dei nostri problemi”. La regina del turismo pensa anche ai vicini. “Noi rappresentiamo la prima destinazione turistica del Centro Sud Italia, con una viabilità migliorata, a beneficiare di questi flussi potranno essere e saranno sicuramente i paesi a noi vicini, perché saranno più facilmente raggiungibili”, e lo ha ripetuto in altre occasioni anche ai colleghi. Ha ricordato, peraltro, come Vieste sia il comune più a Est, più lontano dagli ospedali e dal capoluogo. “A volte, la soluzione più impegnativa è anche quella che tutela maggiormente il territorio dal punto di vista ambientale”, ha detto in riferimento alle alternative progettuali. La realizzazione di gallerie e viadotti “viene incontro anche a quelle esigenze che mi sono state poste proprio da alcune associazioni animaliste per la tutela della fauna selvatica, perché in corrispondenza delle gallerie, e dove ci sono i viadotti, gli habitat vengono intaccati in modo minore. Non bisogna prendere posizioni di tipo estremistico”, ha aggiunto. Concetto ribadito anche in una successiva nota stampa ancora più incisiva: “Vanno bene le esigenze degli ambientalisti, ma ancora di più quelle della gente comune che vive in questo territorio”.

Gli itinerari 2 e 3

Nel terzo appuntamento, dopo Vico e Peschici, del primo ciclo di quattro incontri informativi territoriali del dibattito pubblico sulla Garganica, è l’ingegnere Jessica Turaglio della Sipal di Torino, società che fa parte dell’Ati capeggiata da Sintagma che si occupa della progettazione, a contestualizzare l’opera dal punto di vista socio-economico e infrastrutturale.

La presentazione dell’ingegnere Elena Bartolocci di Sintagma è entrata, invece, nei dettagli tecnici delle soluzioni studiate per gli itinerari 2 e 3. Il progetto è diviso in tre itinerari e sul primo, dallo svincolo di Vico a Peschici, già ampiamente discusso nei primi due incontri nei centri direttamente interessanti, non si dilunga troppo, ma passa comunque in rassegna le alternative.

L’itinerario 2, invece, “è un adeguamento in sede, ha solamente tre piccoli tratti in variante, che si discostano leggermente dalla strada attuale – spiega l’ingegnere Bartolocci - Presenta due opere: un viadotto esistente che, dopo opportune verifiche, probabilmente manterremo, perché ha un ampiezza tale da poter ospitare la nuova strada di progetto, e una galleria artificiale di circa 140 metri. Catalogando la nuova strada come categoria C, non potremo più avere tutti gli accessi diretti che oggi sono presenti, quindi verranno realizzate tre rotatorie: quella di inizio, di fine e una centrale nello svincolo di Mandrione, che apre la strada a tutte le località turistiche comprese tra Sfinalicchio e Defensola. Ma non ci saranno altri accessi diretti sulla strada principale, verranno allora realizzate delle viabilità secondarie di ricucitura dei cavalvacia e dei sottovia”. Si parla sempre di una strada di categoria C, con un ingombro complessivo di 10,50 metri: 3,75 di carreggiata e 1,50 di banchina.  

L’itinerario 3 parte dallo svincolo di Vieste e arriva allo svincolo di Mattinata. “Abbiamo due possibilità: la 3A e la 3B. Entrambi i tracciati sfruttano un primo tratto di adeguamento in sede per poi staccarsi e andare in variante. L’itinerario A è più fluido e si stacca prima dalla sede esistente della SS89, mentre la 3B cerca di seguirla per un tratto più lungo”.

L’alternativa 3A prevede in totale 9 nuove gallerie e 15 viadotti, per un  investimento di 498 milioni di euro; la 3B prevede in totale 12 gallerie e 12 viadotti per un costo stimato di 444 milioni di euro. “Siccome il terreno è molto accidentato, per questo tratto in sede si è scelto di non adottare la categoria C1, ma di adottare una strada con categoria C2, che ha gli stessi limiti di velocità ma ha un ingombro di 9,50 metri”.

Dai successivi interventi si evincerà che la soluzione 3B presenta standard inferiori rispetto alla 3A. Esistono altre due alternative, ma le presentazioni le relegano già ad un ruolo piuttosto marginale. “Nel caso in cui alla fine di questo percorso non fosse possibile realizzare gli itinerari 3A o 3B, un’alternativa potrebbe essere quella di fare dei piccoli miglioramenti sull’itinerario 3B, che sostanzialmente non è altro che la Sp53, o sulla SS89 esistente”. In tal caso, la nuova viabilità a scorrimento veloce si fermerebbe a Vieste. La durata dell’appalto per l’itinerario 2 è di 3 anni e mezzo, cronoprogramma su cui incide la volontà di mantenerlo sempre in esercizio, per la 3A quattro anni e 3 anni e mezzo per la 3B.

L’impatto ambientale

L’intervento dell’architetto Agnese Chianella si è concentrato sugli aspetti archeologici, ambientali e paesaggistici. “La finalità dello studio ambientale – precisano i progettisti – è la definizione della soluzione che, tra le alternative possibili, presenta il miglior rapporto tra costi complessivi da sostenere e benefici per la collettività”.

I tracciati dell’asse 2 e 3 ricadono all’interno di aree sottoposte a vincolo paesaggistico che tutela complessi di cose immobili aventi valore estetico e bellezze panoramiche. L’interferenza con queste aree richiede, nello sviluppo dello studio, la redazione della relazione paesaggistica. “Ma l’asse 2 è un adeguamento della sede stradale esistente e l’itinerario 3 si sviluppa per la maggior parte in galleria, quindi possiamo dire che questa interferenza è abbastanza ridotta”, afferma l’architetto. L’alternativa 2+3A, secondo le valutazioni del gruppo, è la soluzione che intacca meno (83%) le aree tutelate per legge e risulta meno impattante per l’interferenza con aree boscate, corsi d’acqua, parchi e riserve naturali (65%). Secondo i progettisti, nessuna delle alternative va ad interessare zone di interesse archeologico. L’attuale sede stradale da adeguare presenta una interferenza con l’area di rispetto con la rete dei tratturi.

Rispetto ad aree protette, componente botanico vegetazionale, componente culturale e componente percettiva è sempre l’alternativa 2+3A a risultare la migliore (59%). L’itinerario 2, fino al primo tratto dell’itinerario 3 ricade in zona 2 del Parco Nazionale del Gargano, l’area con il maggior grado di antropizzazione, per poi entrare, nella parte terminale del tracciato 3, nella zona 1, che è l’area di rilevante interesse naturalistico. Queste interferenze richiederanno lo studio della Valutazione di incidenza ambientale.

Osservando la Carta del Paesaggio, e dunque le interferenze con gli uliveti (soprattutto nel tratto 2), ulivi monumentali e le zone a prevalenza boschiva (in parte, itinerario 3) è sempre la soluzione 2+3A con un numero maggiore di gallerie a restituire un impatto minore (47%). La soluzione 2+3A “vince” nello studio dei progettisti anche per una minore interferenza (94%) con gli ecosistemi e le reti territoriali di tutela (Natura 2000 e Iba Important Bird Area) e un impatto minore (70%) con i 5 habitat di interesse comunitario.

Le domande del pubblico

Sono arrivate 24 domande, riassunte in 10 punti dalla società Avventura Urbana Srl, incaricata di coordinare il dibattito pubblico. A porle il coordinatore Alberto Cena, a rispondere l’architetto Giovanni Magarò di Anas. Il primo quesito chiedeva proprio di sapere, a scopo esemplificativo, di quanti chilometri si sarebbe ridotto il percorso. “Se oggi da Mattinata devo arrivare a Vieste – ha spiegato Magarò - percorro circa 40 chilometri. Le due soluzioni presentate, la 3A e la 3B, hanno meno della metà dell’incidenza chilometrica e, quindi, stiamo parlando di 16,5 chilometri circa per la 3A, che è la più breve, e 17,5 chilometri per la 3B, meno della metà del percorso. È notevolmente più lineare e più snello”.

A proposito delle domande frequenti, invece, sul sito dibattitopubblicogarganica.it è stata inserita un’apposita sezione Faq. Sono stati pensati corridoi faunistici: “La strada sarà permeabile agli animali in un modo che non costituisca pericolo per la fauna né per l’utenza”. Ci saranno pavimentazioni fonoassorbenti, tutto l’itinerario stradale avrà un sistema di collettamento delle acque piovane, con la canalizzazione verso vasche. La strada, si apprende inoltre delle risposte, sarà dotata di sistemi di controllo di videosorveglianza per evitare l’abbandono rifiuti.

Poi arrivano le ‘note dolenti’, le domande riproposte ciclicamente dagli ambientalisti: “Come si prevede di affrontare il divieto di costruire opere di mobilità diverse dalle strade poderali all’interno del Parco (il tratto di Vieste-Mattinata ricade in zona 1)?”. A giudicare dalle parole di Magarò, Anas confida soprattutto nel superamento dei vincoli suggerito da una nuova visione: “Rispetto all’epoca di definizione di queste norme, molti concetti sul tema della sostenibilità e degli approcci si sono evoluti”. Il progetto sarà sottoposto a Valutazione di Impatto Ambientale e ad una integrata valutazione di incidenza rispetto agli habitat. “L’ente Parco e il ministero della Transizione ecologica come attori principali, ma anche le altre autorità preposte, potranno giudicare e valutare nel merito se la soluzione che attraversa l’area Parco, in particolare la zona 1, possa essere ammessa”. Saranno elaborati, in una seconda fase, studi specialistici.

Per quanto riguarda la natura carsica del territorio e la manutenzione delle gallerie, Anas è già pronta ad “effettuare una campagna di indagine geologica- geotecnica. Faremo indagini, perforazioni, carotaggi, pozzetti – anticipa l’architetto Magarò - che ci serviranno ad identificare puntualmente le caratteristiche geomeccaniche e tutte le permeabilità dei suoli lungo l’asse del tracciato”.

Il progetto, considerato l’investimento, andrà anche al Consiglio Superiore dei lavori pubblici che verifica il rispetto delle norme tecniche e la loro congruenza e coerenza sotto un profilo economico. Quelli immaginati sono viadotti “particolarmente snelli, con una distanza tra gli appoggi abbastanza importante, nell’ordine dei 40 metri, se non di più, e quindi una rarefazione importante delle interferenze”.

Domenico Sergio Antonacci, guida turistica ed esperto di progettazione e valorizzazione in ambito turistico-culturale, ha rilevato come non sia corretto dire che “non si attraversano aree e siti archeologici perché ce ne sono ben 4, toccati direttamente o sfiorati. Allo stesso modo i tracciati attraversano 2 cavità sotterranee”.

L’opzione zero

Si palesano anche gli ambientalisti, con l’intervento da remoto di Vincenzo Rizzi, responsabile di Pro Natura. Ha stigmatizzato il mancato coinvolgimento di naturalisti, botanici ed altri esperti. “Siccome parliamo di impatti sull’ambiente, è importante coinvolgere queste professionalità all’inizio. Facciamo un esempio classico, quello del Vajont: è stata un’ottima opera dal punto di vista ingegneristico, peccato che sia stata realizzata nel posto sbagliato. In questo caso specifico, noi parliamo di aree ad elevata sensibilità ambientale, peccato che in maniera molto semplicistica si conclude il tutto dicendo che gli impatti prevedibili sono tutti mitigabili e compensabili. Ma su che basi se non avete le conoscenze in termini di ecologia, biologia, gestione ambientale di quel determinato territorio?”.

Si augura che i dibattiti vengano arricchiti con la presenza di coloro che “possano in maniera autorevole presentare anche l’opzione zero”, quella che prevede la non realizzazione dell’opera. Nel suo corposo intervento contraddice Magarò sulla zona 1: “Qui non si tratta di interpretare le leggi ma di applicarle”. Teme che si stia sottovalutando “il rischio oggettivo di andare nella direzione di una procedura di infrazione comunitaria”. Allo stesso modo, ritiene che si sottovalutino i rischi che le strade comportano rispetto agli incendi.

E poi aggiunge un passaggio sul contesto sociale che scatenerà la reazione stizzita del sindaco e il mormorio del pubblico. “Il Gargano è terra della quarta mafia: l’apertura di strade, sul nostro territorio, comporta molto spesso l’abusivismo edilizio. Certo, l’illegalità non può essere freno allo sviluppo di opere e infrastrutture, però ne dobbiamo tenere conto”.

Ad avere l’ultima parola è stato proprio il sindaco Nobiletti: “Va bene contestare tecnicamente l’opera tirando fuori vincoli e contro vincoli, però una cosa non è tollerabile: sentir dire che visto c’è la mafia l’opera non andrebbe fatta è una cosa abominevole. Vieste è l’unico comune della provincia di Foggia che ha costituto un’associazione antiracket già nel 2008, che ha quattro pentiti all’interno della mafia viestana, è l’unico comune dove sono state fatte operazioni di polizia che hanno decapitato i vertici della mafia e noi abbiamo tutto il diritto di avere le disponibilità per realizzare quest’opera che aspettiamo da 50 anni. Quindi la mafia non deve diventare qualcosa di ostativo. Noi l’abbiamo sconfitta e vogliamo assolutamente quest’opera”.

Replica dai social Vincenzo Rizzi: “Non ho detto quello che ha affermato il sindaco, ho solo detto che tra le criticità ci sono dei problemi sociali legati alla mafia e che un’opera che costerà almeno 850 milioni di euro richiederà una particolare attenzione da parte di tutte le istituzioni”. Gli ambientalisti, per la cronaca, stanno preparando un documento. Sarebbero pronti a fare fronte comune e sulla zona 1 del Parco, a quanto pare, non transigono.

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