Corte dei Conti boccia il Comune di Foggia, ma il Governo lo salva

Carlo Di Cesare: "Foggia è formalmente fuori dal dissesto". Dura però la relazione inviata a Mongelli della Sezione Regionale di Controllo. Recuperati solo 8 dei 40 milioni di debiti

Nel giorno in cui la Corte dei Conti torna a strigliare il Comune di Foggia, il Governo lancia da Roma la ciambella di salvataggio. L’atteso decreto salva-enti ha ricevuto ieri via libera dal Consiglio dei Ministri e “l’art.3 illustra una fattispecie che rispecchia proprio quella del Comune di Foggia” dichiara il responsabile dell’Ufficio finanziario, Carlo Di Cesare, che a Foggiatoday annuncia: “Foggia è formalmente fuori dal dissesto”.

E il sospiro di sollievo è di quelli profondi nel giorno in cui Sezione Regionale di Controllo della Corte dei Conti invia al sindaco Mongelli una dura relazione sullo stato dei conti dell’ente di Corso Garibaldi: il risanamento viaggia troppo a rilento e, seppur in un quadro di sensibile miglioramento della situazione debitoria (scesa da 31 a 17 milioni di euro) e di peggioramento del quadro economico generale dovuto ai minori trasferimenti statali, il piano di rientro da 40 milioni di euro adottato dal consiglio comunale il 20 gennaio scorso, con termine 31 dicembre 2012 , ha ottenuto sino ad oggi un risultato inferiore all’8%. Poco, pochissimo per dirsi  fuori dal dissesto. “La porzione di piano eseguita a distanza di 7 mesi dalla sua adozione è pari al 7,56%” scrive il magistrato relatore, Luca Fazio.

Poco più di 5 milioni, in buona sostanza, su una manovra da quasi 40. E il perché è presto detto: la vendita del patrimonio comunale, su cui poggia larga parte del piano, non ha dato ancora gli esiti sperati; le uniche economie sino ad ora ottenute, poca roba, afferiscono in particolare a risparmi su utenze acquedotto, società derivate, personale, proventi da violazioni del codice della strada.

Quindi, i magistrati, nell’elencare tutta una serie di criticità ancora persistenti, fissano un nuovo termine: il 31 ottobre. Entro quella data il Comune di Foggia dovrà dire come intende ripianare il rosso, prima dell’adunanza pubblica del sindaco Mongelli il prossimo 7 novembre.

Ma per l’assessore al bilancio Rocco Lisi ed responsabile finanziario Carlo Di Cesare, nonostante la situazione dei conti sia ancora borderline, l’ipotesi crack è ormai da depennare. Non solo i magistrati contabili avrebbero dato atto dei numerosi sforzi compiuti sino ad oggi dall’ente sul fronte risanamento e ma da Roma arriva altro ossigeno: Foggia può aderire formalmente al fondo rotativo anti-dissesto varato ieri dal Governo e che prevede, per gli enti locali che ne faranno richiesta, la messa a disposizione di liquidità straordinaria da restituire in 5 anni con l’impegno, dell’amministrazione, a mettere in atto un rigorosissimo piano di risanamento, con strette dolorose su spese per personale (-10%) e prestazioni di servizi (-25%), in una sorta di “risanamento pilotato”, monitorato semestralmente dalla Corte dei Conti.

“Per Foggia non cambia nulla, si tratta di misure già vigenti. Anzi, il fatto di aver già compiuto notevoli sforzi sul fronte risanamento, ci candida a misure più leggere rispetto a quelle previste per altre città” fa sapere il dirigente finanziario Di Cesare che, assieme all’assessore al Bilancio,Lisi, saluta positivamente il nuovo decreto che  “salva Foggia e premia il lavoro fatto”. Si tratta ora di leggere i decreti attuativi, attesi per fine novembre, per capire come accedere al fondo e quanto denaro chiedere (fino a 100 euro per abitante).

Intanto lunedì il documento dei magistrati contabili verrà portato in consiglio comunale, convocato sul rendiconto 2010. Sarà quella l’occasione in cui Di Cesare e il titolare del bilancio, Rocco Lisi, elencheranno le ulteriori misure correttive. Nonostante i magri risultati dati sino ad oggi, le alienazioni e la valorizzazione del patrimonio comunale restano lo strumento chiave per uscire dalle secche dei conti, coprire il disavanzo di 11 milioni di euro e debiti fuori bilancio per altri 5milioni; mentre l’inasprimento fiscale IMU, anche sulla prima casa, è ormai inevitabile: dal 4 al 5,5. La giunta si riunirà lunedì sera per deliberare.

 

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