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Martedì, 24 Maggio 2022
Economia

Aumenti choc e serre a rischio chiusura, ko il settore florovivaistico in Puglia: ne beneficiano i produttori stranieri

Per l’ennesima volta Coldiretti Puglia lancia l’allarme. Il settore è al tappetto, proprio nel periodo in cui si realizza il 75% della produzione e con l’avvento della primavera si riempiono di fiori case, balconi e giardini. E ci si appresta a rivivere la stagione dei matrimoni e delle comunioni, oltre che delle sedute di laurea ed eventi primaverili-estivi

I rincari di oltre il 50% dei costi energetici e del carburante sta mettendo a rischio il settore florovivaistico in Puglia. Gli aumenti si ripercuotono anche sulle attività commerciali e, inevitabilmente, sui consumatori. Ad esempio, per le orchidee phalaenopsis, che hanno bisogno di luce e temperature umide, occorrono 14 pre di energia per illuminarle. A Ruvo di Puglia se ne producono 500mila, che amano posizioni luminose, ma non con illuminazione non diretta e le temperature devono essere sempre costanti e umide.

Un primato del centro-sud che rischia di essere interrotto dai rincari. “A causa del caro bollette il rischio è di dover cambiare l’orientamento produttivo delle serre, favorendo le importazioni da paesi stranieri che nel 2021 hanno già fatto registrare un aumento del 20% in valore, secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat relativi ai primi dieci mesi dell’anno. Spesso si tratta di prodotti ottenuti dallo sfruttamento come nel caso delle rose dal Kenya per il lavoro sottopagato e senza diritti e i fiori dalla Colombia dove ad essere penalizzate sono le donne”.

Per l’ennesima volta Coldiretti Puglia lancia l’allarme. Il settore è al tappetto, proprio nel periodo in cui si realizza il 75% della produzione e con l’avvento della primavera si riempiono di fiori case, balconi e giardini. E ci si appresta a rivivere la stagione dei matrimoni e delle comunioni, oltre che delle sedute di laurea ed eventi primaverili-estivi.

Sottolinea la Coldiretti regionale: “L’emergenza energetica si riversa infatti non solo sui costi di riscaldamento delle serre, ma anche su carburanti per la movimentazione dei macchinari, sui costi delle materie prime, fertilizzanti, vasi e cartoni. Il rincaro dell’energia non risparmia fattori fondamentali di produzione come i fertilizzanti con aumenti che vanno dall’urea passata da 350 euro a 850 euro a tonnellata (+143%) alle torbe con un +20% mentre per gli imballaggi gli incrementi colpiscono dalla plastica per i vasetti (+72%) dei fiori al vetro (+40%) fino alla carta (+31%) per i quali peraltro si allungano anche i tempi di consegna, in qualche caso addirittura quintuplicati. E se in altri settori si cerca di concentrare le operazioni colturali nelle ore di minor costo dell’energia elettrica, le imprese florovivaistiche non possono interrompere le attività pena la morte delle piante o la mancata fioritura, soprattutto in quelle serre dove era già partito il riscaldamento. Le rose ad esempio hanno bisogno di una temperatura fissa di almeno 15 gradi per fiorire e lo stesso vale per le gerbere, mentre per le orchidee servono almeno 20-22 gradi per fiorire ed in assenza di riscaldamento muoiono. E chi non riesce e far fronte agli aumenti è così costretto a spegnere le serre e cercare di riconvertire la produzione”.

Già nel 2020 il settore florovivaistico in Puglia con il distretto in provincia di Lecce di Taviano e Leverano che si estende anche ai comuni limitrofi di Alliste, Maglie, Melissano, Nardò, Porto Cesareo, Racale e Ugento e quello della provincia di Bari con al centro della produzione e degli scambi Terlizzi, Canosa, Bisceglie, Molfetta, Ruvo di Puglia e Giovinazzo, e altre realtà aziendali sparse nel resto della regione, aveva vissuto un crack senza precedenti nel 2020 a causa dell’emergenza Covid con il crollo degli ordini e il blocco dei mercati esteri ed internazionali con milioni di fiori e piante rimasti invenduti.

In provincia di Lecce il settore florovivaistico rappresenta ben il 12,4% della produzione agricola, mentre in provincia di Bari l’agricoltura il settore florovivaistico costituisce il 5,8% del valore della produzione agricola. Seppur più piccole, vi sono alcune realtà anche nel Foggiano. “Il settore florovivaistico è stato già fra quelli più duramente colpiti dagli effetti economici generati dalla pandemia con un danno di oltre 200 milioni di euro – dice Savino Muraglia, presaidente di Coldiretti Puglia - ma dimostrando una grande capacità di resilienza è anche fra quelli che si stava riprendendo più rapidamente che impone la tutela di un comparto e chiave del Made in Italy agroalimentare con un valore della produzione di fiori e piante che arriva a 300 milioni di euro in Puglia”. Da qui l’importanza di preferire in un momento difficile per l’economia nazionale le produzioni Made in Italy – conclude la Coldiretti Puglia – scegliendo l’acquisto di fiori tricolori, direttamente dai produttori o da punti vendita che ne garantiscano l’origine, per sostenere le imprese, l’occupazione e il territorio.

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